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Qualche veloce e doverosa precisazione

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Quello costituzionale italiano è un regime democratico, che ha come atto di fondazione formale l'approvazione della Costituzione del 1948, ma come inizio sostanziale la fine della vittoriosa guerra di liberazione dal nazi-fascismo. E' un dato, oltre che giudico, anche storico e politico e non è prescindibile sul piano sostanziale. Non perché lo dica io, ma perché le cose sono andate e stanno così.  Chi la pensa diversamente può ovviamente farlo. Questa è la più profonda antinomia che un regime democratico reca con sé: accettare che sia possibile metterlo in discussione, quantomeno sul piano della libertà di pensiero e di espressione, ovviamente dentro precisi limiti, che comunque non compromettano del tutto tale diritto.  E' ovvio che chi lo fa, oltre ad assumersene le responsabilità sul piano giuridico, deve considerare anche quelle di tipo politico. E' un caso estremo, ma è proprio questo ciò che fece Mussolini dopo l'omicidio Matteotti, con il celebre discorso in...

Il prezzo della tessera del club

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Nella giornata di ieri è stato definito il costo del rinnovo della tessera per l'affiliazione al club Euro. Il "patto di stabilità", l'incubo che negli ultimi decenni ha infestato le notti dei nostri governi, è stato riformato dall'Econif, ratificando nella sostanza quanto i capi di stato e di governo dei paesi avevano concordato nei giorni precedenti. Per l'Italia si è trattato di un "prendere o prendere": le nuove regole di bilancio e di rientro del debito fissate dall'accordo franco-tedesco ci sono state, infatti, presentate in termini di uno pseudo "aut aut", non avendo il nostro paese alcun margine di scelta, né politico, né men che mai finanziario.  Sul fronte politico, infatti, c'è ben poco da spiegare: la logica dei pugni sul tavolo, la pacchia è finita, l'irrigidimento dei rapporti con la Francia, la mancata ratifica del MES da spendere come presunta moneta di scambio e in sintesi, l'illusione che l'Italia possa...

Il vero vincitore

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Sono ormai tre settimane che imperversa la guerra di Gaza - perché di guerra a tutti gli effetti si tratta - e ancora non se ne intravede la fine. Anzi, contrariamente a quanto accaduto nelle precedenti dispute arabo-israeliane - risolte nel volgere di poche settimane se non giorni - questa volta la battaglia si preannuncia lunga, sanguinosa e dall'esito assolutamente incerto.  Nonostante ciò, si può dire sin d'ora che un vincitore c'è comunque, a prescindere da quello che sarà l'esito effettivo dello scontro, e questo vincitore non è né israeliano né arabo-sunnita. E', infatti, persiano e sciita e non è un grande amico di nessuno dei due contendenti: l'Iran.  Per comprenderlo occorre riavvolgere il nastro a prima dell'inizio delle ostilità. Israele, infatti, che già vantava da anni buoni rapporti con alcuni dei suoi vicini arabi - Egitto e Giordania - stava riuscendo nell'intento di allacciare relazioni diplomatiche con il più importante degli stati del...

Consigli per la serata

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Era una sera di febbraio del 2000.  Complice la mitezza degli inverni romani e del calore dei funghi riscaldanti, stavo bevendo una birra seduto ai tavolini all'aperto di un pub a Campo de' Fiori che non so se c'è ancora, ma che al tempo occupava l'angolo adiacente a via dei Cappellari.  Ricordo che mi domandavo, tra lo stupito e l'interdetto, che diamine ci facessero due tizi in gonnellino e con in testa uno stranissimo baschetto adornato da pon-pon seduti poco lontano da me.  Non sapevo, ma l'avrei scoperto di lì a poco grazie al mio inglese reso magicamente fluido da un paio di pinte, che il giorno dopo ci sarebbe stato l'esordio dell'Italia contro la Scozia nel torneo di rugby più antico del mondo, che proprio quell'anno in virtù dell'ingresso della nostra nazionale aveva cambiato il suo nome da Cinque a Sei Nazioni. Da quella sera nacque dapprima la curiosità e poi col tempo la passione per uno sport tanto singolare quanto affascinante, anch...

Prepariamoci al peggio

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Per anni ho sostenuto con fede cieca la battaglia palestinese: troppo facile e troppo ovvio chi avesse ragione agli occhi di un ragazzo imbevuto di ideologia e purezza. Erano gli anni della prima e poi, soprattutto, della seconda Intifada, quando agli ardori adolescenziali avevo sostituito l'intellettualismo dello studente universitario.   Ma proprio alla fine di quel periodo iniziai a studiare con attenzione la genesi di Israele e le guerre che ne seguirono e a comprendere, non solo con riferimento a quella disputa ma anche in termini generali, che se c'è una guerra che dura decenni difficilmente c'è solo un colpevole.  Ad oggi oscillo tra opposte posizioni.  Da un lato non c'è dubbio che gli arabi abbiano da recriminare sulla loro situazione e ritengo le loro aspirazioni all'indipendenza e alla sovranità giuste e legittime. Anche se, al loro posto, farei qualche riflessione in più sulle leadership che hanno espresso nel corso degli anni e se queste abbiano davvero...

Migrazioni, una questione di priorità

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Fare un post sulla questione migranti, tornata prepotentemente alla ribalta nelle ultime settimane, è complicato, ma voglio comunque provarci impostandolo su una base quanto più raziocinante possibile.  Partiamo dal dato "umanitario". Credo che sul punto ci sia poco da dire: finché i barchini continueranno a partire, le persone andranno salvate secondo il diritto del mare e, una volta arrivate a terra, trattate secondo le convenzioni internazionali. Questo mi pare il minimo per sedermi a parlare con chiunque. Si può e si dovrebbe, invece, discutere se sia un bene il fatto che questo fenomeno continui. In questo post, tuttavia, non lo farò e darò invece per scontato che l'arrivo di migranti in Italia sia un male da evitare in tutti i modi, che pare essere la tesi prevalente un po' ovunque, quanto meno perché funziona molto bene a fini elettorali.  Fissato l'obiettivo, occorre quindi chiedersi cosa fare affinché venga raggiunto nel contesto dato e se quello che si s...

Ciao amico mio

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Caro amico ti scrivo, perché non sono riuscito a salutarti e invece avrei tanto voluto farlo. Perché te ne sei andato senza fare rumore, col tuo consueto garbo gentile e un po' schivo, lasciandomi così, senza parole e senza fiato. Anche se, in realtà, credo proprio che non sarei riuscito a dirti nient'altro che "ciao".  Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere queste righe. Volevo provare a trovare un filo a questo dolore e una qualche ragione per quell'ingiustizia profondissima che è stata la tua malattia, ma non ho trovato né l'uno né l'altra.   Gli ultimi mesi della tua vita sono stati difficilissimi e io - come chiunque non abbia vissuto quello che hai vissuto tu e non ti è stato accanto ogni giorno - posso solo intuirlo. Anche se dalle tue parole, dai tuoi gesti, ma soprattutto dai tuoi silenzi riuscivo a capire molto.  Perché tu, che eri uno abituato ad andare per mari e per monti, a correre, a nuotare, a pedalare, a sudare ti sei ritrovato da u...