Qualche veloce e doverosa precisazione


Quello costituzionale italiano è un regime democratico, che ha come atto di fondazione formale l'approvazione della Costituzione del 1948, ma come inizio sostanziale la fine della vittoriosa guerra di liberazione dal nazi-fascismo. E' un dato, oltre che giudico, anche storico e politico e non è prescindibile sul piano sostanziale. Non perché lo dica io, ma perché le cose sono andate e stanno così. 

Chi la pensa diversamente può ovviamente farlo. Questa è la più profonda antinomia che un regime democratico reca con sé: accettare che sia possibile metterlo in discussione, quantomeno sul piano della libertà di pensiero e di espressione, ovviamente dentro precisi limiti, che comunque non compromettano del tutto tale diritto. 

E' ovvio che chi lo fa, oltre ad assumersene le responsabilità sul piano giuridico, deve considerare anche quelle di tipo politico. E' un caso estremo, ma è proprio questo ciò che fece Mussolini dopo l'omicidio Matteotti, con il celebre discorso in cui si assumeva la responsabilità politica e le connesse ricadute sul piano istituzionale di un'azione chiaramente fuori dal perimetro dei principi costituzionali dell'allora vigente Statuto Albertino, ponendo in essere il primo, vero atto del processo di transizione da un regime liberale a uno dittatoriale. 

Su un piano diverso, oserei dire morale prima che giuridico, si pone la libertà di ognuno - inteso sia come singolo che come gruppo - di celebrare la memoria di ciò che ritiene appartenere alla propria identità. Su questo fronte, voler rendere omaggio a dei morti innocenti, che peraltro non hanno ricevuto giustizia, lo ritengo assolutamente comprensibile. 

Ed eccolo il gancio con l'attualità: è noto che ormai da molti anni un po' tutti gli affiliati o i simpatizzanti dei soggetti orbitanti intorno al vecchio MSI e quelli che da quest'ultimo discendono (oggi FDI) si riuniscono ad Acca Larentia per ricordare dei giovani morti in maniera tragica. Questo, tuttavia, non significa che si debbano accettare i modi con i quali alcuni di quei soggetti ritengono di dover celebrare la ricorrenza. 

Essere contro quel tipo di manifestazione di militanza, caratterizzata da metodi, ritualità e gesti di stampo fascista, significa essere dalla parte della nostra costituzione, del regime democratico in essere, nella forma e nella sostanza. Ma soprattutto prendere le distanze con forza dai fascisti di Acca Larentia - da quelli, da quei modi, da quei riti - non significa né essere antidemocratici, né comprimere il diritto a celebrare una memoria identitaria, né infine poter essere parte attiva di quella memoria.  

Perché non basta dire, con le parole di Rampelli, che FDI celebra la ricorrenza altrove, in altro orario e con altri modi e che quelli lì sono cani sciolti che non c'entrano nulla con FDI - e per fortuna aggiungo io - per lavarsi la coscienza. E' invece necessario condannare senza appello quelle manifestazioni di eversione del regime democratico, pur mantenendo intatta, con piena legittimità, l'appartenenza a quella linea di ascendenza, a quell'albero genealogico, a quelle radici, che senza questa condanna non rimarrebbero, e purtroppo non rimangono, l'unico punto di contatto con quell'ambiente mefitico.

Per questo il silenzio di Giorgia Meloni è colpevole. Non per l'accaduto, certo. Lì quei tizi non ce li ha mandati lei, è ovvio. E' gravemente colpevole, invece, per l'omessa condanna, che se nei tempi in cui non era a capo del governo poteva anche non essere atto dovuto, oggi lo è in tutto e per tutto, a meno di non voler promuovere un surrettizio cambio di regime, in cui l'antifascismo non è più un valore costituzionale e le leggi che ne discendono non si devono più considerare tali. 

Perché è questo ciò che sta avvenendo, nei fatti, in maniera più o meno strisciante e paludata: la riscrittura della storia dei valori dell'Italia democratica da parte dei nipoti di quelli che dalla sua fondazione vennero buttati fuori. 

E ogni tanto ce ne accorgiamo in maniera evidente, quando la seconda carica dello stato, il Presidente del Senato, si premura di precisare che le Sezioni Unite della Cassazione ancora non hanno deciso se il saluto romano sia o meno una violazione di legge, dimenticando che questa cosa dovrebbe essere chiara a tutti, per primo a lui, dal lontano 25 aprile 1945, a prescindere dalle conseguenze giuridiche e dunque penali che un regime democratico fa discendere da esso.  

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