Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)



Sento spesso dire che parlare oggi di fascismo e del pericolo di un suo ritorno sia anacronistico. 

Chi afferma ciò spesso aggiunge che ci sono ben altri problemi a cui pensare, che chi agita questo spauracchio lo fa perché non ha altri argomenti da opporre e, dulcis in fundo, "e allora il comunismo!?".

Sorvolo su benaltrismo e carenza di argomenti da opporre al magnifico governo Meloni, ma il gancio che mi offre il parallelo con il comunismo è invece utile per spiegare perché tenere alta la guardia sul ritorno del fascismo non sia un vezzo da intellettualoidi falliti.

Il comunismo - al pari dei totalitarismi di destra - è stata una delle più grandi tragedie dell'umanità, anche se nel conto considerassimo il grande contributo in vite umane pagato dall'Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale che assicurò a noi - e non a loro, è bene ricordarlo - pace, prosperità e libertà, almeno sino ad oggi.

Pur nelle tragiche similitudini, tra fascismo e comunismo c'è una profondissima differenza e sta nel brodo di coltura nel quale proliferano e l'organismo su cui attecchiscono. 

Diversamente dal comunismo, infatti, il fascismo è un virus che prospera nel corpo molle delle democrazie in crisi e ne rappresenta quasi una naturale degenerazione, in sostanza uno stadio del loro processo di decomposizione. 

Il comunismo è, invece, un'utopia/distopia  talmente lontana dalla natura profonda del genere umano che può essere solo imposta dall'alto e utilizzata come foglia di fico per giustificare l'instaurarsi e il permanere di un determinato gruppo di potere.

La differenza, profonda e decisiva, sta tutta qua: il fascismo ben rappresenta il lato oscuro dell'animo umano e ne proietta in termini politici insicurezze, egoismi e bestialità, mentre il comunismo è una favola - che può apparire tragica o auspicabile - ma che non ha alcun retroterra nel sistema degli istinti naturali.

Quanto sopra non è una mia teoria strampalata ma la semplice osservazione di quanto la storia del novecento ci racconta. Se la rivoluzione d'ottobre tutto è stata fuorché un sommovimento popolare - né lo sono stati la pressoché totalità dei cambi di regime da cui sono nate le dittature comuniste dopo la seconda guerra mondiale - la presa del potere da parte di Mussolini prima e di Hitler dopo è passata per le elezioni e il parlamento, le due massime espressioni della democrazia.

Non guardo le serie TV, ma quella tratta dal libro di Scurati a mio avviso un merito ce l'ha: veicolare tramite un mezzo ultra popolare - una serie televisiva, appunto - un messaggio politico molto forte: "vedete? Basta poco per mettere in discussione la democrazia. È successo una volta, può succedere ancora."

Del resto, ferma rimanendo la sua totale condanna, quanto è verosimile che oggi in Europa si instauri un regime di matrice comunista? 

E uno, o più, di tipo fascista invece?



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