La mala gioventù
Citare sé stessi è sempre poco elegante. A volte, però, è necessario. Tempo fa scrivevo della meglio gioventù di questi tempi folli: un'epoca in cui i giovani sono pochi e, spesso, non sembrano nemmeno tali. Piccoli adulti, silenziosamente in fila per prendere il posto di chi li precede, senza attraversare quella fase di contestazione del sistema che, per generazioni, è stata passaggio quasi obbligato. Continuo a pensare che una società possa dirsi davvero vitale solo se custodisce al proprio interno una componente giovanile che abbia l'ambizione di sovvertire la distribuzione del potere e delle risorse, contendendo il comando alle generazioni precedenti. È così ovunque, indipendentemente dal regime politico. È una regola quasi antropologica, prima ancora che storica: ogni comunità viva produce inevitabilmente una forza che mette in discussione ciò che esiste. E questa forza è tanto più intensa quanto più numerosa e consapevole è la sua componente giovanile. Quando i giovani f...