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Giorgia Meloni, il principio di non contraddizione e il gatto di Schrödinger

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“ Un’Europa inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante, improvvisamente, quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali. E le crisi ci hanno mostrato anche quanto fosse miope l’idea di un’Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale, in una posizione quasi passiva tra l’America e i grandi attori asiatici, lasciando ad altri il controllo sugli snodi fondamentali delle catene del valore. Quando gli shock sono arrivati, e quelle catene del valore, troppo lunghe e troppo fragili, si sono spezzate, noi abbiamo scoperto quanto fosse pericolosa l’esposizione verso dinamiche che non potevamo controllare. E abbiamo capito quanto fosse suicida accettare che su materie prime critiche, energia e settori strategici, il nostro destino dipendesse da scelte altrui. ” (Fonte: intervento di Giorgia Meloni all’assemblea di Confindustria 2026). Stamattina, andando al lavoro, asc...

Si accettano scommesse

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La dinamica della politica nazionale odierna, ovviamente in stretto collegamento con quanto avviene a livello globale, offre spunti sui quali vale la pena fare un giochino. Magari avventato, magari leggero, ma che possa restare agli atti come testimonianza di un vaticinio. Il governo in carica e la relativa maggioranza sono ormai da tempo in evidente affanno. Pesano, oltre all’instabilità del quadro internazionale, anche rilevantissimi fattori interni. Innanzitutto la nota eterogeneità dell’alleanza, tenuta insieme sostanzialmente dal pragmatico attaccamento alla sedia e poco altro. Se Salvini e Meloni si somigliavano parecchio prima delle elezioni, salvo poi riposizionarsi su segmenti diversi in ragione del diverso peso assunto nella maggioranza, Tajani e Forza Italia — per natura e opportunismo — hanno giocato sin dalla scomparsa di Berlusconi una partita del tutto diversa. L’altro elemento che ormai si impone con prepotenza è la pochezza di una classe dirigente composta in larga par...

Una domanda piccola ma fastidiosa

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A me di Ilaria Salis importa come del colore dei calzini che indossa Salvini (i.e. nulla).  Però una cosa non riesco proprio a spiegarmela.  Perché quelli che una dozzina di anni fa ci hanno scassato le palle a manetta sul fatto che i Marò – che ricordo, fatto accertato, hanno seccato due poveri cristi – li dovevamo processare in Italia e che erano italiani e che dunque li dovevamo difendere e ci dovevamo far rispettare e tutte ste roba qua, oggi cacano il cazzo, ma al contrario, perché un’italiana – però puzzona, de sinistra, centro sociale etc. – è riuscita, da sola, senza l’aiuto dello Stato italiano che anzi, tramite il suo governo pro-tempore l’ha apertamente osteggiata, a non farsi processare in un posto dove la portavano in udienza in ceppi e tante altre belle robine subite nella soggezione della prigionia, solo perché avrebbe – fatto in questo caso circondato da molte e controverse circostanze non accertate – rotto il culo a un paio de fasci de merda?  E poi: ma p...

Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, considerazioni a semifreddo

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Per chi avesse voglia, condivido qualche riflessione sull’esito del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia: 1) Concordo con Giorgia Meloni: è stata un’occasione sprecata. Credo – e spero, nell’interesse del Paese – che sia anche abbastanza lucida da riconoscere che l’occasione non l’abbiamo sprecata “noi”, ma in larga parte lei ed il suo governo. Gli effetti della mancata riforma li pagheremo tutti, ma le responsabilità non sono equamente distribuite, tutt’altro. 2) Da riformista (non solo a parole), continuo a ritenere che la giustizia italiana abbia un bisogno urgente di interventi strutturali. È lenta e costosa e rappresenta un freno per il sistema-Paese. Non è un problema astratto: si traduce in meno opportunità e maggiori costi per cittadini e imprese. Ma non è sicuramente autoreferenziale e composta di soggetti irresponsabili, come ci hanno artatamente provato a far credere. 3) C’è poi il tema del metodo. Riforme di questa portata o si costruiscono coinvolgendo a...

Il conformismo della trasgressione (produce mostri)

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Qualche giorno fa su la Repubblica è uscito un articolo di Luigi Manconi su La Zanzara e sul suo conduttore, Giuseppe Cruciani . La tesi è semplice: una trasmissione nata come irriverente e trasgressiva si è progressivamente trasformata in un prodotto conformista e prevedibile . Secondo l'autore, il programma continua a mettere in scena una galleria di personaggi estremi, grotteschi, provocatori. Un tempo erano il segno di un linguaggio “anti-sistema”. Oggi, secondo Manconi, non fanno più saltare gli schemi: li confermano . Quel caos apparente finisce per riflettere e rafforzare stereotipi diffusi, spesso di segno reazionario, in linea coi tempi e gli umori dominanti. Nei fatti, anche Cruciani, da provocatore, diventa prevedibile: sempre più allineato agli umori della maggioranza, incline a posizioni radicali e a una certa autocelebrazione. Il risultato non è più una critica del sistema, ma la sua caricatura: un prodotto che contribuisce a un clima culturale regressivo, dove agg...

Aquile e pettirossi

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Di recente, all’approssimarsi del trentesimo anniversario del primo giorno di servizio militare , sono stato aggiunto a un gruppo WhatsApp di ex compagni di leva . Sì, sono abbastanza “stagionato” da aver dovuto regalare un anno della mia vita alla patria e, nonostante ciò, devo ammettere che è stata un’esperienza molto positiva dalla quale sono uscito notevolmente migliorato. Alla partenza, decisa da me – rinunciando al rinvio ottenuto con il minimo sindacale – mi trascinavo da due anni senza concludere un granché ed ero fondamentalmente un bambinone finto-ribelle, con zero esperienze di vita reale alle spalle, peraltro ben coperte da una famiglia attenta, presente e paziente, nonostante il mio ostentato (e simulato) fastidio per il loro preziosissimo supporto. Un anno dopo, al momento del congedo, non dico che fossi un uomo fatto, ma di certo avevo imparato un sacco di cose. Non solo a smontare un fucile o a pulire una “turca”, ma anche a rapportarmi con persone lontane dal mondo p...

Questo mondo stupido

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Questa domenica di febbraio mi porterebbe, naturalmente, a scrivere delle innumerevoli schifezze che vedo tutto intorno a me. Da Trump che posta gli Obama ritratti su corpi di scimmie, ai tentativi goffi e servili dei suoi supporter nostrani di giustificarlo, mentre nello stesso gesto provano a rigirare l’affaire Epstein come una frittata di cipolle bruciata ai bordi. Ma oggi no. Oggi proprio non ne ho voglia. Non ho nessuna intenzione di avvelenarmi con questa robaccia. Perché ho ancora sul palato un sapore diverso. Forte, grasso, dolciastro. Il sapore di una vittoria. E mi sorprendo a rimestarlo piano con la lingua, senza fretta, senza esagerare, per non consumarlo. Per non assuefarmi a questa piccola, rarissima goduria che voglio continuare a sentire ancora per un po’. Sto parlando dell’esordio dell’ Italrugby nel Sei Nazioni 2026 . Il tabellone dice vittoria di misura, ma mente. Perché chi non ha visto la partita non può capire quanto sia stata larga, profondissima, quasi indecent...