Rotta verso l'ignoto
L'andamento delle trattative per la "pace" - volutamente tra virgolette - in Ucraina, rendono bene l'idea di quale sia la situazione attuale degli equilibri geopolitici mondiali e l'incertezza che regna sul loro sviluppo futuro.
Vediamo nel dettaglio la situazione dei protagonisti, in estrema sintesi.
Trump le sta provando tutte per chiudere un qualche tipo di accordo e tirarsi fuori da una situazione che sta davvero divenendo insostenibile, almeno dal punto di vista della sua base elettorale e della nuova, e probabilmente necessaria - postura degli USA nel mondo. Biden gli ha lasciato davvero una brutta gatta da pelare.
L' Europa - che conta poco e quel poco lo deve, nella contesa, esclusivamente alla sua posizione geografica - sta provando in tutti i modi a contenere l'allargamento del perimetro di pressione della Russia su di essa, cullandosi nell'illusione di un improbabile rovesciamento dei rapporti di forza grazie ai programmati, consistenti investimenti in sistemi d'arma di nuova generazione nella convinzione che possano supplire alle strutturali carenze della propria piramide demografica e del milieu delle sue genti. Scelta obbligata ma, appunto, illusoria, soprattutto perché c'è da capire come far digerire ai suoi cittadini-elettori lo spostamento di risorse a ciò necessario dal welfare alla difesa senza subire rovinosi ricambi di potere, di cui peraltro già si intravedono i sintomi nemmeno troppo nascosti (Le Pen in Francia, AFD in Germania, Farage in UK, oltre che le già conclamate situazioni ungherese, slovacca e ceca).
La Russia, nel frattempo, con una scarpa e una ciabatta - ma più di seimila testate nucleari, unico vero perno della per il resto velleitaria sognata auto-percezione di potenza globale - vende presunta disponibilità alle trattative per comprare tempo. Quello che le serve per logorare un avversario militare - l'Ucraina - divenuto ormai debole e remissivo e costringere gli avversari politici - Europa e Stati Uniti - a concederle quanto richiesto in termini territoriali e di prerogative di sicurezza ai - nuovi - confini. Putin sta giocando la a sua partita, che confina con la sua sopravvivenza non solo politica, con le armi che gli sono proprie: doppiezza, opacità, minacce di uso della forza e spregiudicatezza nell'uso della diplomazia, se così vogliamo chiamare la politica estera "formale" russa, ma nei fatti la Russia è un gigante con uno spropositato super-io ma i piedi di argilla.
Infine, il vero vincitore, almeno al momento: la Cina. Se è vero che sta attraversando un momento non facile sul piano economico-sociale, a causa della politica dei dazi e di un contesto globale non più fluido come quello ante-guerra, oltre che delle tensioni territoriali e politiche interne, è anche vero che sta acquistando le materie prime russe a prezzi da saldo, ha ridotto l'avversario regionale storico allo status di junior partner di un'alleanza che produce soprattutto benefici per sé, oltre a logorare la tenuta del contendente globale, intrappolato nell'aporia di una crisi che ha per sé stesso, almeno all'apparenza, solo soluzioni in perdita.
Non so ancora quale sarà il punto di caduta di questa ennesima tornata di presunte trattative, ma di certo, anche se si arriverà ad un accordo, questo non potrà che certificare, cristallizzandola in formule giuridiche, l'instabilità del quadro degli equilibri di potenza usciti dalla fine della guerra fredda e il loro ormai irreversibile superamento.
Verso cosa, purtroppo, in questa situazione, non è dato sapersi.

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