Alla prossima


       
     

Avevo iniziato a scrivere questo post "a caldo", per ingannare il tempo mentre attendevo l'aereo che dal Cairo mi avrebbe riportato in Italia. Ero, infatti, atterrato da un po' con il volo interno proveniente da Sharm e avevo ancora qualche ora di attesa da impiegare. Ma con mia figlia che mi dormiva in braccio, nonostante mi alternassi nel tenerla con mia moglie, era davvero difficile mettere in fila le parole, per di più sulla tastiera del telefonino. E così del post erano rimasti un incipit e qualche traccia di idea. 

Sono tornato in Italia da un paio di settimane e da qualche giorno ho ripreso a lavorare. Ho già riposto da un pezzo i sandali, gli shorts e le magliette e indosso di nuovo completo e cravatta. La pelle inizia a perdere il colore brunito, ho ripreso a tagliare la barba tutti i giorni e i capelli non sono più impastati di sole e sale. Anzi, appena rientrato gli ho fatto dare una bella sistematina dal barbiere. 

Ma anche adesso, apparentemente "a freddo", le sensazioni che mi avevano spinto ad iniziare questo post non si sono affievolite affatto. Al contrario, la nostalgia che dilagando silenziosamente si è fatta pian piano strada dentro di me non fa che amplificare il mio stato d'animo. Anche se, in fondo in fondo, lo sapevo già prima di partire quello che mi sarebbe accaduto al rientro a casa, perché questo bouquet di emozioni che solleticano la pancia e che spaziano con sbalzi improvvisi dalla gioia alla nostalgia, passando per rapide ed inaspettate vette di inquietudine, sino ad atterrare su altipiani di quieta speranza l'ho provato più volte in passato al ritorno da certi viaggi. 

Sull'Egitto ci sarebbero tante cose da dire. Ad esempio che negli ultimi anni il suo governo non ha dato grande prova di amicizia nei confronti dell'Italia, né dimostrazione del rispetto di alcuni principi che ritengo fondamentali. Tutto ciò è sufficiente per decidere di non recarvisi più? Non lo so, onestamente, non ho, né ho mai avuto questo tipo di certezze. Certo, se dovessi viaggiare solo nei paesi in cui vengono rispettati i diritti umani e che mantengono costanti ed amichevoli relazioni con l'Italia, credo che sarebbero pochi i posti in cui potrei andare al di fuori di quello che chiamiamo "occidente" e, anche qui, nemmeno dappertutto. Come detto, però, non avendo certezze il dubbio rimane. 

Si potrebbe aggiungere, però, che il popolo egiziano, seppur dalla distanza culturale che inevitabilmente ci separa, è fatto di persone ospitali, allegre e amichevoli, sempre pronte a darti una mano e a farti sentire a casa. E poco importa se spesso si attendono indietro una piccola mancia, la mano te la porgono comunque con sincerità, su questo non ho dubbi. Ho visto più di uno di loro regalare banconote di piccolo taglio a mia figlia di tre anni - che rimaneva a guardarli incredula quanto me - perché nei dintorni non c'erano negozi dove acquistare la caramella che avrebbero voluto regalarle con quei pochi soldi che per loro erano comunque cifre di rispetto, e di certo non per farsene dare indietro di altri.  

Ma poi, per un subacqueo, l'Egitto è speciale soprattutto per quella generosissima meraviglia che risponde al nome di Mar Rosso, vero e proprio paradiso blu incastonato ad una latitudine dove i mari di norma non sono così scandalosamente ricchi. E questo vale ancor di più se sopra il livello delle acque il contesto è declinato nelle forme uniche e strampalate, meravigliosamente contraddittorie, dolcemente confortevoli e squisitamente naif di Sharm El-Sheikh. 

Eh già, Sharm. Un nome che è tutto un programma, passato da luogo esotico e selvaggio nei primi anni '80 al regno della vacanza all-inclusive e a buon mercato nei mari caldi nei decenni successivi. Oggi, alla riapertura del turismo mondiale post-Covid, dopo il declino dovuto agli attentati del 2005 e alle incertezze del post-primavera araba, Sharm El-Sheikh rimane un posto unico al mondo, una sorta di bolla spazio-temporale dove tutto è possibile. 

Qui il paesaggio è invaso da strutture mastodontiche pensate per il turismo di massa occidentale del secolo scorso, costantemente bisognose di interventi di ristrutturazione e ripensamento, al fianco delle quali iniziano a sorgere i primi tentativi di edilizia turistica di charme. A causa della scarsa numerosità della popolazione locale, lavoratori provenienti da tutto l'Egitto - tassisti, facchini, fattorini, faccendieri, intermediari, factotum e commercianti pronti a venderti e servirti in ogni cosa salvo contrattare sino all'ultimo Pound ma sempre col sorriso sulle labbra - si mescolano ad una foltissima comunità di "expat" occidentali che qui hanno trovato il luogo ideale per le loro "second life", formando un mix antropologico davvero peculiare.  

E poi un aeroporto dove H24 atterrano e decollano aerei provenienti e destinati da e verso ogni parte del mondo, che sorge a poca distanza dagli insediamenti beduini e dai loro cammelli, affiancati da furgoncini, taxi, auto e mezzi di trasporto di ogni tipo che sfrecciano dall'alba sino a notte fonda su strade bordate da chilometri di piste ciclabili in un posto in cui, tuttavia, nessuno va in bici e dove a dormire c'è più di qualcuno che, invece, non ci va mai. E ancora, negozi, bazar, mercati, bar, discoteche, pub, disco-pub, ristoranti di ogni tipo, qualità e livello, spesso discutibili in verità. Infine, tanto per gradire, uno dei centri di medicina iperbarica migliori al mondo. 

Il tutto sullo sfondo di un meraviglioso e costante contrasto tra il turchese del mare e il giallo ocra del deserto che sfuma in arancio al tramonto e che, se per caso ti capita di avere il privilegio di osservarlo da una barca con il profilo brullo e frastagliato del Sinai che si staglia all'orizzonte, ti toglie il fiato per i primi cinque minuti e forse più.     

E' qui che puoi incontrare, anzi incontri di sicuro, il turista medio italiano, inglese, russo o tedesco. Ma oggi anche e soprattutto saudita, egiziano, arabo-israeliano, kuwaitiano, emiratino o qatariota. E in gran copia, con tutto quel che ne discende e consegue. Ma se sei un subacqueo riesci a passare sopra a tutto, anche alla confusione, ai piedi pestati nelle affollatissime aree pedonali commerciali, ai petulanti "butta dentro" dei locali che vi si affacciano, alla miriade di personaggi più o meno improbabili che tentano di venderti qualsiasi tipo di cosa/servizio/esperienza, al connazionale che immancabilmente ti fa vergognare di condividere con lui il dorso del passaporto, alla discoteca della via accanto alla tua stanza che spara "zum-zum-zum" all night long. 

Perché a Sharm il subacqueo perdona tutto. I suoi fondali hanno rappresentato il ventre della madre che l'ha protetto e messo al mondo, come fa ogni giorno con decine di nuovi sub. Fondali che sono poi diventati la prima giovane amante, che l'ha fatto godere di gioie e meraviglie sconosciute prima della rinascita a nuova vita, sino ad assurgere al giaciglio coniugale per quelli che "mi immergo solo qui perché è comodo, l'acqua e calda e trasparente, i fondali meravigliosi e il tutto è ancora a buon mercato" e non sono pochi. 

Sono stato ormai diverse volte a Sharm e, anche se faccio immersioni quasi tutto l'anno nel Mediterraneo e ho visto altri meravigliosissimi mari nel resto del mondo, sono assolutamente certo che prima o poi ci tornerò, come ci sono tornato quest'estate dopo oltre cinque anni di assenza. Perché anche se è un posto pieno di contraddizioni e frequentato per lo più da persone che ci vanno per ragioni molto diverse da quelli come me è anche il luogo dove queste contraddizioni rendono un mix ineguagliabile di divertimento, sicurezza, convenienza, allegria, singolarità e unicità in un contesto naturale, paesaggistico e marino di ineguagliabile bellezza.

E poi mia figlia, a fine vacanza, già mi ha detto: "Quando divento grande voglio tornare qui e imparare ad andare sott'acqua". 

Volete che non la accontenti? :-) 

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