Questo mondo stupido



Questa domenica di febbraio mi porterebbe, naturalmente, a scrivere delle innumerevoli schifezze che vedo tutto intorno a me.
Da Trump che posta gli Obama ritratti su corpi di scimmie, ai tentativi goffi e servili dei suoi supporter nostrani di giustificarlo, mentre nello stesso gesto provano a rigirare l’affaire Epstein come una frittata di cipolle bruciata ai bordi.

Ma oggi no. Oggi proprio non ne ho voglia. Non ho nessuna intenzione di avvelenarmi con questa robaccia. Perché ho ancora sul palato un sapore diverso. Forte, grasso, dolciastro.

Il sapore di una vittoria.

E mi sorprendo a rimestarlo piano con la lingua, senza fretta, senza esagerare, per non consumarlo. Per non assuefarmi a questa piccola, rarissima goduria che voglio continuare a sentire ancora per un po’.

Sto parlando dell’esordio dell’Italrugby nel Sei Nazioni 2026.

Il tabellone dice vittoria di misura, ma mente. Perché chi non ha visto la partita non può capire quanto sia stata larga, profondissima, quasi indecente la distanza vista sul campo.

Italia 18, Scozia 15 dopo 84 minuti di pura passione.

Si parte asciutti, pronti, via.
E l’Italia va in meta due volte con due capolavori di fondamentali: touche, gioco alla mano, calcetto filtrante per l’ala.
Solo che il passaggio di 25 metri lo fa una terza linea – per quanto dalle mani educate come capitan Lamaro – e il calcio filtrante lo mette un centro, per quanto immenso come Brex.
Questo vuol dire una cosa sola: sei una squadra vera, fortissima, perché tutti sanno fare tutto. Soprattutto se nella seconda meta l’ala è Menoncello.
Che poi ala non è.
È un altro centro.
E che centro.

Poi arriva quello che era scritto.
Il diluvio.
Il campo prima si appesantisce, poi diventa un acquitrino.
La palla una saponetta.
Del gioco alla mano non si parla più.
E allora salgono in cattedra gli avanti.
E il pacchetto italiano domina.
Letteralmente.
In mischia, nel breakdown, ovunque.
I piloni e le seconde linee mettono in scena prove tra il monumentale e il mostruoso, mentre la Scozia lentamente capisce che oggi non passerà.

Gli scozzesi finiscono sotto il break, con l’ultima palla da giocare.
Trenta fasi.
Trenta tentativi.
Zero crepe.
La difesa azzurra è disciplinata, feroce, impermeabile.
La partita si chiude con una chiamata a tempo abbondantemente rosso: mischia per l’Italia.
Non verrà giocata.
Non interessa più a nessuno.
Piove forte sull’Olimpico mentre la squadra fa il giro d’onore.
La Cuttitta Cup è tra le mani di capitan Lamaro.

L’acqua cade, lava via tutto il resto, almeno per un attimo.
Ci vediamo a Dublino, sabato prossimo.
Per continuare a sognare.
E per non pensare troppo a questo mondo stupido.

Commenti

Post popolari in questo blog

Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)

Alla prossima

La prospettiva della storia e quella della cronaca