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E io invece sto con Cappato

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C'era chi stava coi Marò.  Ve li ricordate? Due militari in missione di protezione su una petroliera italiana, accusati di aver ucciso altrettanti pescatori indiani. Al centro di una disputa internazionale tra Italia e India su quale fosse la giurisdizione competente a giudicarli, i Marò furono oggetto di una campagna di sostegno da parte di una fetta dell'opinione pubblica italiana che riteneva che dovessero essere sostenuti a prescindere da qualsiasi protocollo internazionale che l'Italia avesse sottoscritto in materia.  In effetti sembra che i Marò li avessero uccisi davvero quei due poveracci, solo che li avevano scambiati per dei pirati - non c'è da ridere, da quelle parti, nell'Oceano Indiano tra Corno d'Africa e India, la pirateria è un problema serio - e per questo sono stati di recente prosciolti dalla giustizia italiana, riconosciuta infine da un tribunale arbitrale internazionale - costituitosi alla luce delle norme convenzionali applicabili - come la...

Non moriremo liberali

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Una delle trovate giornalistiche più riuscite del '900 italiano è stata senz'altro il titolo con il quale "il Manifesto" aprì immediatamente dopo le elezioni politiche del 1983: "non moriremo democristiani". Al di là della pia illusione di Pintor e del suo gruppo - la storia immediatamente successiva, ma non solo, si incaricherà di contraddirlo - quella frase aveva in sé una forza evocativa talmente grande da essere usata, rieditata, distorta e riutilizzata negli anni successivi in contesti e da soggetti totalmente differenti.  La tentazione dunque è stata fortissima e infine non ho resistito: perché non riprenderla per commentare quello che, tra gli innumerevoli spunti che questa crisi di governo offre, è a mio avviso il più interessante, vale a dire la scelta fatta dal centrodestra di affossare definitivamente Draghi e con esso le aspettative di svolta liberale che la destra italiana aveva suscitato con la partecipazione all'esecutivo di unità nazional...

That's democracy, baby

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In questi giorni, in diversi paesi del campo democratico - che sempre sia benedetto! - si sono palesate alcune evidenze di quella che è la normale dialettica dei poteri statuali allorquando questi non siano concentrati in un unico soggetto, come accade invece nelle dittature o nelle loro dissimulazioni moderne, suscitando sconcerto, indignazione o riprovazione che, però, a mio modestissimo avviso, sono il sintomo di come certi privilegi - la democrazia in primis - non debbano mai essere considerati come definitivamente acquisiti.    Ma andiamo ai fatti. Negli Stati Uniti la Corte Suprema decide che quello all'interruzione della gravidanza non sia un diritto costituzionalmente garantito e rimette alle autorità dei singoli stati che compongono l'unione la facoltà di legiferare in materia. Da qui è partito il via alle polemiche sulle modalità con cui i supremi giudici sono stati nominati, per minarne la legittimità delle decisioni, e sui canoni interpretativi utilizzati per giung...

I cani di Pavlov a Francoforte e il coraggio delle eresie

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Su tutti i giornali di oggi (più o meno) l'apertura, o comunque il taglio alto, è dedicato alla conferenza stampa di ieri della presidentessa della BCE Christine Lagarde che ha annunciato quello che un po' tutti si aspettavano: fine del Quantitative Easing (QE), aumento dei tassi di riferimento e - forse più in là vedremo - non meglio precisati strumenti alternativi per impedire la frammentazione dei tassi dei singoli stati emittenti.  D'altronde l'inflazione batte forte e lo statuto della BCE prevede come unico obiettivo tenere il tasso di crescita dei prezzi di medio periodo al di sotto del 2%. E dunque che fa l'ente che fissa il costo del denaro quando il suo mandato è tenere basso il tasso di crescita dei prezzi e questi aumentano? Alza i tassi di interesse, ovviamente.  L'equazione è infatti nota e in maniera molto pragmatica la apprendiamo sin da piccoli - non tutti in verità, citofonare ai vari Borghi e Paragone, ma questa è un'altra storia - quando c...

Il fallimento di un politico e la grandezza di un uomo

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Qualche giorno fa, in occasione del centenario dalla nascita di Enrico Berlinguer, stavo scrivendo un post dedicato alla sua memoria che, però, non aveva l'ambizione di unirsi al profluvio celebrativo di panegirici a buon mercato che mi stava passando davanti ma che voleva, invece, essere provocatorio quel tanto da provare ad insaporire un poco quel brodo sciapo di luoghi comuni.  Mi sono fermato quasi subito. Dopo qualche riga mi ero reso conto che non avevo voglia di stare lì a prendere metaforicamente a sassate un mito della mia gioventù, nonché il politico a cui era stata dedicata una sezione di partito per la costituzione della quale mi ero battuto strenuamente insieme ad un gruppo di compagni ormai quasi vent'anni fa.  Del resto nella mia memoria ho dei riferimenti molto vividi delle vicende della sua morte, nonostante al tempo avessi solo dieci anni. Ricordo, infatti, mia madre che durante un tragitto in auto, la mattina dopo il ricovero in ospedale a Padova, mi spiegav...

La guerra dell'energia e i suoi potenziali approdi nucleari (non la bomba)

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Pur nella costanza degli elementi di tragicità propri di ogni guerra, quella in corso sta mostrando evidenti segni di peculiarità, soprattutto per quanto riguarda le relazioni economiche e finanziarie tra le parti in causa e gli esiti a cui può condurre nel lungo periodo nelle politiche energetiche - e non solo - dei paesi c.d. avanzati. E' ormai, infatti, chiaro a tutti che Putin la guerra l'abbia preparata e la stia conducendo fondamentalmente con i flussi finanziari che gli provengono da gas e petrolio. Il mercato dell'energia è però uno dei più delicati e complessi che esistano: si fonda su variabili geografiche, geopolitiche, diplomatiche e militari, oltre che ovviamente economiche, ed è influenzato da interessi che risalgono direttamente ai vertici politici delle potenze mondiali.  Per giocare un ruolo fondamentale in questo mercato è sì necessario avere i giacimenti e/o trovarsi in una posizione strategica per il flusso di rifornimento dei mercati di sbocco, ma non s...

Nessuno tocchi Orsini (e nemmeno Masha e Orso)

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  Qualche tempo fa, ormai circa un anno forse, mi occupai della contraddizione profonda che riscontravo tra quelli che sostenevano l'ormai affossato DDL Zan - pur facendolo, supponevo, muovendo dai principi ispiratori dell'idea di società aperta di popperiana memoria - e contemporaneamente pretendevano di azzerare qualsiasi tipo di confronto con le restanti, legittime ma contrastanti, voci di dissenso sul tema.  Oggi vedo ripetere questo schema contraddittorio nei confronti del prof. Orsini. Sul quale, è bene precisarlo, il mio giudizio è assolutamente negativo, per tante e varie ragioni sulle quali non mi dilungherò. Ma al quale, come è naturale che sia, occorre riconoscere il sacrosanto diritto a dire come la pensa.  E' notizia di oggi, infatti, che gli avrebbero negato degli spazi precedentemente assegnati in quanto "propagandista di Putin". Che forse è anche cosa vera - che lo faccia intenzionalmente o meno non mi interessa - ma non mi pare ancora, e sotto...