Nessuno tocchi Orsini (e nemmeno Masha e Orso)
Qualche tempo fa, ormai circa un anno forse, mi occupai
della contraddizione profonda che riscontravo tra quelli che sostenevano
l'ormai affossato DDL Zan - pur facendolo, supponevo, muovendo dai principi
ispiratori dell'idea di società aperta di popperiana memoria - e
contemporaneamente pretendevano di azzerare qualsiasi tipo di confronto con le
restanti, legittime ma contrastanti, voci di dissenso sul tema.
Oggi vedo ripetere questo schema contraddittorio nei
confronti del prof. Orsini. Sul quale, è bene precisarlo, il mio giudizio è
assolutamente negativo, per tante e varie ragioni sulle quali non mi
dilungherò. Ma al quale, come è naturale che sia, occorre riconoscere il
sacrosanto diritto a dire come la pensa.
E' notizia di oggi, infatti, che gli avrebbero negato degli
spazi precedentemente assegnati in quanto "propagandista di Putin".
Che forse è anche cosa vera - che lo faccia intenzionalmente o meno non mi
interessa - ma non mi pare ancora, e sottolineo ancora, un reato penale.
La situazione che ci troviamo di fronte pone con evidenza
una questione: le democrazie liberali e il sistema occidentale nel suo
complesso sono sotto attacco e la partita, che è dura e ha come posta in palio
la sopravvivenza di questo sistema e dei suoi valori, deve essere giocata con
la consapevolezza che si sta lottando per questo. Senza, però, dover per forza
arrivare a contraddire sé stessi. Perché sennò s'è perso in partenza.
Occorre, infatti, ricordare che i nemici sono soprattutto
esterni - il governo e l'esercito russo in maniera palese, altri come la Cina
in modo dissimulato e avvolto per ragioni di convenienza in un velo di
apparente esclusiva competizione economica - mentre ormai paiono saltati tutti
i sistemi di deterrenza e di contenimento anche solo formale, se ogni due per
tre si evoca l'utilizzo di "armi di fine di mondo" e se la visita a
Kiev del segretario generale dell'ONU - che poche ore prima era seduto di
fronte a Putin in quell'orrenda cornice di drappi e marmi degna dei peggio
cafoni arricchiti - viene condita di lanci di missili a poca distanza dal luogo
dell'incontro, a sottolineare quello che da tempo sospettavamo ma che ora ha
dello sfacciato e rozzo schernimento tipico del bullo di borgata, ovvero che "a
noi del diritto internazionale ce ne frega un cazzo, dotto', e se nun te ne vai
te pisto pure!".
Sono quindi convinto che Putin vada fermato, cercando di
limitare il più possibile l'espansione del conflitto senza però concedergli
niente di più di una pace onorevole. Ogni concessione, sia essa territoriale o
anche solo simbolica, significherebbe infatti fargli capire che sì, se vuole
può usare la forza ogni volta che crede. Lo schema da evitare, in sostanza, è
quello dell'appeasement "chamberlainiano". Ricordiamo
tutti - più o meno - come andò a finire ed è bene che ciò non si ripeta.
Detto questo, ad oggi fare propaganda per Putin non è ancora
apologia del nazi-fascismo. Forse lo diverrà un giorno, anche se non lo spero.
E questo per due ragioni. La prima, ovvia: vorrebbe dire che Vladimiro ha fatto
danni pari ad Adolfo e anche battezzare un bambino con quel nome sarà una
vergogna (non che già ora a chiamare Vladimiro un bambino gli si faccia un gran
piacere, eh...).
La seconda ragione è forse meno ovvia ma altrettanto
importante: se fare "propaganda a Putin" - o qualcosa che gli
somiglia molto - sarà vietato, vorrà dire che probabilmente non saremo stati in
grado di difendere davvero gli ideali di libertà dei quali andiamo fieri e che,
seppur tra miriadi di contraddizioni, fanno sì che da questa parte del mondo si
viva meglio, più a lungo e con più possibilità di esprimere il proprio talento,
le proprie inclinazioni, le proprie idee e il proprio pensiero.
Per questa ragione occorre assicurare questa libertà anche
ad Orsini e a chi la pensa più o meno come lui, facendo sì che possa dire ciò
che vuole e lasciare che chi ne ha voglia lo ascolti, continuando a
contrapporre a lui e a i suoi accoliti idee più valide e sensate, se
disponibili.
La sconfitta peggiore per una democrazia liberale, infatti,
è tradire sé stessa ed i propri ideali nel tentativo ipocrita e infine
controproducente della loro difesa. Perché se un giorno ci troveremo
davvero nella situazione in cui non sarà più possibile assicurare tali libertà,
allora vorrà dire che davvero che in qualche modo avrà vinto Putin e quelli
come lui.

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