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A proposito di code di auto e code di paglia

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Dopo quasi un paio di anni vengo meno al proposito di non occuparmi di politica locale, quella della mia Anagni, dove ormai da qualche anno sono tornato a vivere in pianta stabile. Anche se, a dire il vero, le circostanze da cui traggono spunto queste riflessioni sono solo la scusa per affrontare un tema a mio avviso delicatissimo e molto attuale.  Premettiamo: dal 2018 Anagni è amministrata da una giunta di centro-destra, con cospicui innesti civici, sostenuta da una solida maggioranza consiliare, vieppiù aumentata nel corso della tornata elettorale del 2023, che ha visto la netta riconferma del sindaco e della coalizione uscente e la successiva cooptazione in maggioranza della gran parte dei consiglieri eletti tra gli schieramenti avversari.  Dunque, almeno in apparenza, un quadro di largo consenso popolare, nonché di grande stabilità; il sindaco, che associa a buone doti amministrative eccellenti abilità politiche, ha ampi margini di manovra, non è ricattabile da consiglier...

L'importanza dei poteri irresponsabili

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Ho atteso qualche giorno prima di scrivere delle parole pronunciate da Mattarella in occasione della cerimonia del Ventaglio, il tradizionale incontro tra i vertici dello stato e la stampa parlamentare, dove ha ribadito la sua - e pertanto, in qualche modo, nostra, dell'Italia - posizione su questione israelo-palestinese e invasione russa dell'Ucraina. Ho atteso perché le riflessioni che ne sono scaturite sono andate oltre il dato dei contenuti contingenti delle sue parole. Parole pronunciate non in un'occasione qualunque, ma soprattutto, non in un momento qualunque. Il giorno prima, infatti, il ministero degli esteri russo aveva diramato una lista di c.d. "russofobi" tra i quali era annoverato proprio Sergio Mattarella. Quale che fosse l'intento di una così maldestra uscita - di fattura per niente estranea alla prassi della diplomazia, se così vogliamo chiamarla, russa - di sicuro non ha sortito l'effetto di intimidire il nostro Capo dello Stato.  La risp...

L'eterogenesi dei fini del pacifismo trumpiano

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E' oggettivamente difficile riannodare il filo dei ragionamenti, soprattutto dopo due mesi di sospensione dei miei post. Manca un ponte tra le riflessioni passate e queste che mi accingo a sintetizzare di seguito, essendo nei fatti accaduto moltissimo.  Un dato su tutti mi pare chiaro, però, e da questo vorrei partire: la narrazione tanto in voga presso i sostenitori di Trump, vale a dire che con lui alla presidenza degli USA le guerre sarebbero diminuite se non cessate, è con tutta evidenza sconfessata.  Non metto in dubbio il fatto che Trump creda sinceramente che il raggiungimento della pace sia un obiettivo; la realtà ci sta, però, dimostrando che la sua gestione del potere dalla poltrona più influente del mondo non stia conducendo a tale risultato.  Tutti gli scenari di guerra attivi al momento del suo insediamento sono ancora lì, con un livello dello scontro che è sicuramente peggiorato, tanto a Gaza quanto in Ucraina. A questo si aggiunga l'avvio delle ostilità ape...

Aux armes, citoyens! Jawohl!

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Se questi ultimi mesi sono stati davvero intensi sul piano politico, lo si deve ovviamente al dinamismo del neo presidente degli USA, Donald Trump, il quale aveva comunque preannunciato grandi capovolgimenti nell'approccio degli Stati Uniti con il resto del mondo. Rimanere sorpresi di fronte alla franca brutalità del tycoon è sicuramente umano; diabolico sarebbe, tuttavia, non cogliere quali siano le ragioni di tale cambio di postura e, soprattutto, le conseguenze connesse. Molto semplicemente, gli americani hanno cambiato prospettiva, non ritenendo più sostenibile difendere i propri interessi da una linea del fronte così lontana da casa loro. Prova ne è l'abbandono - sinora solo a parole, che però hanno già messo in atto evidenti conseguenze - del fronte ucraino e l'appalto ad Israele di agire come egemone in medio oriente. Seguiranno, a stretto giro, lo sganciamento dalla Nato e il progressivo disimpegno dall'Europa e, chissà, anche il sostegno a Taiwan.  Questo non v...

La prospettiva della storia e quella della cronaca

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Chi si trova a vivere gli snodi della storia molto difficilmente se ne accorge. Spesso, la percezione è deformata dalle aberrazioni che la vicinanza dovuta alla contemporaneità appone sulla prospettiva dei fatti attraverso le lenti della cronaca. Ma, anche se forse non ce ne accorgiamo del tutto, quelli che stiamo vivendo sono passaggi davvero cruciali nella traiettoria della nostra civiltà.  Dalla reviviscenza del consenso popolare per idee che sembravano relegate agli strapuntini degli emicicli parlamentari, alla rivalutazione della guerra come strumento concreto o, almeno, come opzione sul tavolo per regolare i conflitti tra gli uomini, sino allo stravolgimento delle alleanze su cui era imperniato il sistema di sicurezza mondiale fuoriuscito dalla conferenza di Yalta, è tutto un susseguirsi di scosse sempre più forti e via via più destabilizzanti, come uno sciame sismico che annuncia il grande terremoto che raderà al suolo il vecchio ordine mondiale unipolare.  Molti sosten...

La nuova Pax americana

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E' esagerato affermare che le trattative di "pace" che si vanno delineando in Ucraina grazie all'attivismo della nuova amministrazione Trump rappresentino la proiezione concreta del nuovo corso americano? All'apparenza, infatti, sembrerebbe non esserci alcunché di nuovo se non la certificazione - semmai ce ne fosse stato bisogno - che gli americani sono potenza egemone e l'Europa terra di vassallaggio.  A ben guardare però qualcosa di nuovo c'è. Un tempo, qualunque fosse il colore dell'amministrazione in carica, gli USA si preoccupavano almeno di salvare la forma e di coinvolgere gli alleati di turno, nella fattispecie gli europei, facendoli sentire dei pares e non solo dei clientes. Ne guadagnava anche la credibilità della narrazione "America salvatore del mondo", oltre che la faccia degli europei, ma pare che siano ormai questioni non più di interesse. E poi stavolta Trump non solo disintermedia completamente il rapporto con la Russia dal f...

Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)

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Sento spesso dire che parlare oggi di fascismo e del pericolo di un suo ritorno sia anacronistico.  Chi afferma ciò spesso aggiunge che ci sono ben altri problemi a cui pensare, che chi agita questo spauracchio lo fa perché non ha altri argomenti da opporre e, dulcis in fundo, "e allora il comunismo!?". Sorvolo su benaltrismo e carenza di argomenti da opporre al magnifico governo Meloni, ma il gancio che mi offre il parallelo con il comunismo è invece utile per spiegare perché tenere alta la guardia sul ritorno del fascismo non sia un vezzo da intellettualoidi falliti. Il comunismo - al pari dei totalitarismi di destra - è stata una delle più grandi tragedie dell'umanità, anche se nel conto considerassimo il grande contributo in vite umane pagato dall'Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale che assicurò a noi - e non a loro, è bene ricordarlo - pace, prosperità e libertà, almeno sino ad oggi. Pur nelle tragiche similitudini, tra fascismo e comunismo c'è una...