A proposito di code di auto e code di paglia


Dopo quasi un paio di anni vengo meno al proposito di non occuparmi di politica locale, quella della mia Anagni, dove ormai da qualche anno sono tornato a vivere in pianta stabile. Anche se, a dire il vero, le circostanze da cui traggono spunto queste riflessioni sono solo la scusa per affrontare un tema a mio avviso delicatissimo e molto attuale. 

Premettiamo: dal 2018 Anagni è amministrata da una giunta di centro-destra, con cospicui innesti civici, sostenuta da una solida maggioranza consiliare, vieppiù aumentata nel corso della tornata elettorale del 2023, che ha visto la netta riconferma del sindaco e della coalizione uscente e la successiva cooptazione in maggioranza della gran parte dei consiglieri eletti tra gli schieramenti avversari. 

Dunque, almeno in apparenza, un quadro di largo consenso popolare, nonché di grande stabilità; il sindaco, che associa a buone doti amministrative eccellenti abilità politiche, ha ampi margini di manovra, non è ricattabile da consiglieri "ago della bilancia" - che nei fatti non possono esistere - e, soprattutto, dà almeno un paio di giri di pista ai più svegli tra i suoi collaboratori in giunta e, manco a dirlo, ai consiglieri della sua maggioranza.

Ebbene, questa gioiosa macchina da guerra - mi scuseranno gli amici dell'amministrazione Natalia se evoco una definizione nata in uno schieramento politico non proprio loro affine, ma che rende bene lo stato delle cose - ha, tra le tante, una caratteristica davvero inaspettata vista cotanta forza nei numeri e nelle capacità: la coda di paglia o, fuor di espressione idiomatica, un'eccessiva permalosità dovuta all'iper-sensibilità alle critiche portate dall'unico consigliere di opposizione rimasto in consiglio comunale e dalla sparuta pattuglia di cittadini che - per strutturali ragioni politiche o contingenti divergenze su aspetti specifici - a mio avviso legittimamente rappresentano in vario modo quello che a loro pare non va nell'azione amministrativa.

Il caso più attuale, ma è solo l'ultimo e nemmeno il più clamoroso, è l'attenzione portata dai suddetti oppositori, ma anche da semplici cittadini, preoccupati dal perdurare del cantiere che da alcuni giorni influenzava pesantemente il traffico della principale via cittadina in concomitanza con la riapertura delle scuole, la cui più grande affaccia proprio sul suddetto viale.    

Ieri sera, il semaforo che gestiva la viabilità alternata era ancora funzionante e il cantiere ancora tecnicamente aperto e più di qualcuno si domandava cosa sarebbe accaduto il giorno dopo, facendolo notare sui social. Questa mattina, a quanto pare, tutto è filato liscio, anche perché nottetempo (o al mattino presto), il cantiere è stato velocemente smantellato e una non comune, importante presentza di polizia urbana ha assicurato che il traffico - fenomeno normale nei periodi scolastici - non assumesse proporzioni ingestibili. 

Tutto bene quel che finisce bene? Niente affatto. Più di un esponente della maggioranza ha iniziato a sbeffeggiare sui social quelli che si erano permessi di segnalare il rischio, giungendo in più casi ad apostrofare chi aveva osato tanto di gufaggio e/o di sciacallaggio. 

Al di là delle scontate metafore animali - mancava solo, anche se non ne sono certo, l'originale invito all'utilizzo del noto rimedio farmacologico contro il bruciore di stomaco - quello che lascia perplessi, qui ad Anagni come ormai ovunque nel mondo democratico, è il costante crescendo da parte di chi governa dell'aperta disaffezione per la critica, sia essa in buona o anche cattiva fede - che, tuttavia, rimane pur sempre legittima.

E invece è ormai tutto un rinfacciare, giocare di battutine e di riferimenti al rosicamento, vero o presunto che sia, che assume un tono tanto più misero quanto più è appannaggio di chi detiene il potere che, in assenza di un bilanciato e rispettato contropotere di opposizione - per sua natura strutturalmente più debole e dunque degno di essere trattato con riguardo, financo quando per ragioni di educazione e rispetto non lo meriterebbe - sfocia inevitabilmente in abuso, quantomeno verbale, dovuto all'evidente sproporzione di mezzi a disposizione, soprattutto quanto più si sale nella gerarchia dei "poteri". 

La politica, che è l'arte di amministrarlo questo benedetto potere, necessita in primo luogo del riconoscimento e del rispetto della controparte, tanto più da parte di chi lo amministra, perché delegato a tanto dal corpo elettorale e non da Dio, come si usava sostenere un tempo. E però oggigiorno la critica non è più un'opzione accettabile, né tantomeno il contraddittorio, il confronto aperto coi contropoteri, che per loro natura debbono essere fastidiosi, urticanti e al limite del sopportabile.

E' una caratteristica di questi tempi, che purtroppo tanto buoni non sono e che ovunque sembrano volgere al ritorno, aperto o larvato, per via endogena o tramite prevaricazione esterna, al fascino per il potere forte e arbitrario, da qualunque matrice esso provenga e di qualsiasi velo esso si ammanti.  

Tanto più che, e qui torno alla mia piccola dimensione paesana, molti di quelli che si lamentano dell'opposizione con cui oggi debbono confrontarsi, nemmeno troppi anni fa si scandalizzavano se il precedente sindaco li apostrofava con espressioni quali "opposizione criminale". 

Per chiudere, voglio citare l'amico Paolo Carnevale, molto più bravo di me con le parole, non fosse altro che per ragioni di sintesi: "Chi ha sollevato la questione lo ha fatto per senso civico, non per gufare. Proprio per questo, trovo sinceramente infantile e fuori luogo l'atteggiamento di alcuni elementi della maggioranza che, sui social e non solo, hanno cavalcato la buona riuscita della mattinata per lanciare accuse di "gufismo" e parlare di una presunta "sconfitta" di chi aveva osato sollevare dei dubbi. Si tratta di un tono di rivalsa che non rende onore a nessuno. La politica dovrebbe essere servizio, confronto e ricerca della soluzione migliore per la comunità, non una partita di calcio da vincere a tutti i costi contro un "nemico" immaginario.

 

   

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