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La prospettiva della storia e quella della cronaca

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Chi si trova a vivere gli snodi della storia molto difficilmente se ne accorge. Spesso, la percezione è deformata dalle aberrazioni che la vicinanza dovuta alla contemporaneità appone sulla prospettiva dei fatti attraverso le lenti della cronaca. Ma, anche se forse non ce ne accorgiamo del tutto, quelli che stiamo vivendo sono passaggi davvero cruciali nella traiettoria della nostra civiltà.  Dalla reviviscenza del consenso popolare per idee che sembravano relegate agli strapuntini degli emicicli parlamentari, alla rivalutazione della guerra come strumento concreto o, almeno, come opzione sul tavolo per regolare i conflitti tra gli uomini, sino allo stravolgimento delle alleanze su cui era imperniato il sistema di sicurezza mondiale fuoriuscito dalla conferenza di Yalta, è tutto un susseguirsi di scosse sempre più forti e via via più destabilizzanti, come uno sciame sismico che annuncia il grande terremoto che raderà al suolo il vecchio ordine mondiale unipolare.  Molti sosten...

La nuova Pax americana

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E' esagerato affermare che le trattative di "pace" che si vanno delineando in Ucraina grazie all'attivismo della nuova amministrazione Trump rappresentino la proiezione concreta del nuovo corso americano? All'apparenza, infatti, sembrerebbe non esserci alcunché di nuovo se non la certificazione - semmai ce ne fosse stato bisogno - che gli americani sono potenza egemone e l'Europa terra di vassallaggio.  A ben guardare però qualcosa di nuovo c'è. Un tempo, qualunque fosse il colore dell'amministrazione in carica, gli USA si preoccupavano almeno di salvare la forma e di coinvolgere gli alleati di turno, nella fattispecie gli europei, facendoli sentire dei pares e non solo dei clientes. Ne guadagnava anche la credibilità della narrazione "America salvatore del mondo", oltre che la faccia degli europei, ma pare che siano ormai questioni non più di interesse. E poi stavolta Trump non solo disintermedia completamente il rapporto con la Russia dal f...

Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)

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Sento spesso dire che parlare oggi di fascismo e del pericolo di un suo ritorno sia anacronistico.  Chi afferma ciò spesso aggiunge che ci sono ben altri problemi a cui pensare, che chi agita questo spauracchio lo fa perché non ha altri argomenti da opporre e, dulcis in fundo, "e allora il comunismo!?". Sorvolo su benaltrismo e carenza di argomenti da opporre al magnifico governo Meloni, ma il gancio che mi offre il parallelo con il comunismo è invece utile per spiegare perché tenere alta la guardia sul ritorno del fascismo non sia un vezzo da intellettualoidi falliti. Il comunismo - al pari dei totalitarismi di destra - è stata una delle più grandi tragedie dell'umanità, anche se nel conto considerassimo il grande contributo in vite umane pagato dall'Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale che assicurò a noi - e non a loro, è bene ricordarlo - pace, prosperità e libertà, almeno sino ad oggi. Pur nelle tragiche similitudini, tra fascismo e comunismo c'è una...

A proposito di farisei

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La morte è un avvenimento che richiederebbe sempre - in ogni circostanza - rispettoso silenzio. L'ho sentito invocare per gli impresentabili Riina e Provenzano, i quali credo e spero, nel caso esista, staranno bruciando all'inferno, e da moltitudini di sepolcri imbiancati (sì, proprio quelli) alla scomparsa di Silvio Berlusconi.  Non farò il panegirico di Oliviero Toscani. Antipatico da morire, ai miei occhi ha sempre rappresentato umanamente la figura dello snobismo elitario, nonostante gli sconfinati meriti artistici. Che il mondo, poi, si divida tra quanti amano la rassicurante stabilità del focolare e dell'immutabilità eterna e quelli che guardano oltre e rompono muri (e non solo quelli) per portare l'esperienza umana ad un livello nuovo e mai esplorato, è arcinoto.  E dunque non mi sorprende che da taluni ambienti - i soliti, gretti, bigotti e rancorosi - si levino oggi affermazioni di malcelato compiacimento per la scomparsa di un grande innovatore, che proprio pe...

I tempi che corrono e altre considerazioni a caso

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Ogni generazione deve attrezzarsi per affrontare al meglio i tempi che le tocca vivere. La sorte ha scelto per noi tempi complessi, ma di transizione. Credo che molto più duri saranno quelli che aspettano mia figlia e i suoi coetanei.  Abbiamo assistito finalmente ad una conferenza stampa come si deve della nostra Presidente del Consiglio. Che ovviamente si concede solo col vento in poppa - che le consente di rispondere anche alle domande scomode con la disinvoltura del vincitore - ma che almeno si conservi un simulacro della sostanza democratica ci rasserena, anche solo per un po'.  Si dice che abbia fatto un capolavoro con la vicenda Sala ed in parte è vero. Oltre a riconoscerle gli indubbi meriti, occorre vedere quale sarà il prezzo da pagare: prima o poi il conto lo presenteranno tanto agli ayatollah quanto agli yankee. Ma intanto la giornalista italiana è a casa e di questo non possiamo che essere tutti felici.  Anche perché una quota di successo la dobbiamo indubbia...

Come valutare il G7 ad Anagni

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Chi mi conosce lo sa (ma anche chi non mi conosce se ha letto qualche vecchio post): non ho votato per Daniele Natalia alle ultime elezioni comunali - e neanche alle penultime e più in generale mai in passato - né nutro una particolare "passione" per la sua giunta.  E però devo riconoscergli, al di là dell'astuzia politica e della malizia amministrativa, che l'opportunità fornita dalla riunione dei ministri degli esteri del G7 ad Anagni l'ha gestita bene, almeno sinora.   Oltre alla ribalta internazionale, la nostra città ha guadagnato una lenzuolata di opere di manutenzione e ammodernamento davvero significative e, in qualche caso, forse eccessive. E' vero, però, che l'occasione è importante e dunque anche qualche intervento sopra le righe, ma necessario a far fare bella figura ad Anagni, è il benvenuto.  Non so con quali fondi siano stati finanziate queste attività, ma non credo che si tratti di risorse attinte a fonti straordinarie, visto il ridotto las...

Senti chi parla

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Nei primi anni della globalizzazione odierna - parliamo della fine dei '90, inizi 2000 - era molto in voga una corrente di pensiero che si preoccupava della crescente influenza "politica" delle multinazionali, soprattutto in combinato con l'allora esponenziale crescita di interesse per la c.d. economia digitale, che proprio a quei tempi fu protagonista di un'enorme bolla speculativa (qualcuno si ricorda dei valori dei titoli Tiscali? ma questa è un'altra storia...).  Al tempo politologi, sociologi, economisti, filosofi e chi più ne ha più ne metta erano a metà divisi tra quelli che sostenevano che i benefici della nuova era globalizzata fossero tali da potersi permettere anche un travasamento di poteri verso chi questa globalizzazione la rendeva disponibile e viva - nei fatti le corporations - e quelli che evidenziavano i pericoli del citato slittamento.  La realtà è che nessuna multinazionale, per quanto potente, ramificata, capitalizzata ed influente fosse, ...