A proposito di farisei
La morte è un avvenimento che richiederebbe sempre - in ogni circostanza - rispettoso silenzio. L'ho sentito invocare per gli impresentabili Riina e Provenzano, i quali credo e spero, nel caso esista, staranno bruciando all'inferno, e da moltitudini di sepolcri imbiancati (sì, proprio quelli) alla scomparsa di Silvio Berlusconi.
Non farò il panegirico di Oliviero Toscani. Antipatico da morire, ai miei occhi ha sempre rappresentato umanamente la figura dello snobismo elitario, nonostante gli sconfinati meriti artistici. Che il mondo, poi, si divida tra quanti amano la rassicurante stabilità del focolare e dell'immutabilità eterna e quelli che guardano oltre e rompono muri (e non solo quelli) per portare l'esperienza umana ad un livello nuovo e mai esplorato, è arcinoto.
E dunque non mi sorprende che da taluni ambienti - i soliti, gretti, bigotti e rancorosi - si levino oggi affermazioni di malcelato compiacimento per la scomparsa di un grande innovatore, che proprio perché tale ha dovuto infrangere i tabù degli immutabili paradigmi della morale di "quelli per bene" che della potenza liberatoria del suo messaggio avevano paura.
Non ho i titoli, né la sensibilità e nemmeno la pratica dilettantistica del campo della comunicazione visiva per dare un giudizio artisticamente fondato sulla grandezza di Oliviero Toscani, ma non credo di sbagliare qualcosa nel dire che si sia trattato di un innovatore, di uno che ha riscritto le regole e un intero modo di fare nell'ambito in cui si è mosso.
E questo fatto - ritengo incontestabile - reca con sé necessariamente l'essersi guadagnato tanto numerosi estimatori quanto copiosi denigratori. Ma ballare sul suo cadavere, come si sta facendo in alcuni ambienti, è lo stesso abietto vestito mentale di chi era "Charlie" dopo la strage nella redazione del giornale satirico e poco dopo insultava lo stesso per le vignette che dissacravano non più l'Islam ma argomenti ritenuti troppo delicati per ragioni di sensibilità morale o nazionale.
Del resto, per me, riconoscere il peso del ruolo di Silvio Berlusconi nella storia d'Itala - nonostante non lo abbia mai considerato un personaggio lontanamente degno della mia stima - non ha comportato nessuna fatica, anche prima della sua scomparsa.
Ma mi rendo conto che per alcuni - più o meno sempre gli stessi - la morale ha sempre due o più facce da giocare opportunamente ed iprocritamente, proprio come quei farisei di cui tanto spesso si riempiono la bocca per giudicare l'asserita incoerenza altrui.

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