I tempi che corrono e altre considerazioni a caso



Ogni generazione deve attrezzarsi per affrontare al meglio i tempi che le tocca vivere. La sorte ha scelto per noi tempi complessi, ma di transizione. Credo che molto più duri saranno quelli che aspettano mia figlia e i suoi coetanei. 

Abbiamo assistito finalmente ad una conferenza stampa come si deve della nostra Presidente del Consiglio. Che ovviamente si concede solo col vento in poppa - che le consente di rispondere anche alle domande scomode con la disinvoltura del vincitore - ma che almeno si conservi un simulacro della sostanza democratica ci rasserena, anche solo per un po'. 

Si dice che abbia fatto un capolavoro con la vicenda Sala ed in parte è vero. Oltre a riconoscerle gli indubbi meriti, occorre vedere quale sarà il prezzo da pagare: prima o poi il conto lo presenteranno tanto agli ayatollah quanto agli yankee. Ma intanto la giornalista italiana è a casa e di questo non possiamo che essere tutti felici. 

Anche perché una quota di successo la dobbiamo indubbiamente al fattore a cui tutti imputano l'evidente precipitare dell'equilibrio mondiale, vale a dire l'indebolimento americano. Come la guerra in Ucraina, la crisi mediorientale o le tensioni indopacifiche, anche il via libera a stelle e strisce al trattamento di favore che certamente riserveremo all'ingegnere iraniano è figlio di una perdita di sicurezza da parte degli USA rispetto al loro ruolo. 

Per il resto, il presunto recupero del peso internazionale dell'Italia di cui tanto si bea la premier si basa sostanzialmente sull'attuale debolezza dei nostri concorrenti: la Francia in crisi d'identità, la Germania che con l'economia in recessione conta poco, il Regno Unito alle prese coi disastri della Brexit, sono tutti paesi che di norma ci danno dai due ai tre giri di pista e non ci vorrà molto perché ciò torni ad accadere. E attenzione alla Polonia, che nelle valutazioni degli USA è già interlocutore privilegiato e nel giro di meno di un decennio potrebbe diventare davvero il nuovo protagonista di questa porzione di occidente. 

Ma intanto. 

Intanto ci confrontiamo con un fenomeno che a me personalmente piace poco ma col quale occorre fare i conti. Ovunque in Europa - negli USA manco a dirlo - sono gli estremismi di destra a farla da protagonisti. Non faccio l'elenco, perché non c'è un paese occidentale nel quale questo tema non sia d'attualità. E da qui a qualche anno non è difficile prevedere l'ascesa al potere di questi movimenti nei principali paesi dell'Unione e non. 

In Germania AFD è in grande crescita, ma i tedeschi hanno ancora un fortissimo complesso legato al passato nazista che funge da potente anticorpo. E poi sono dotati di un sistema di sorveglianza democratica che forse è un po' anti-democratico - le contraddizioni non mancano mai - ma funziona bene. 

Ma se nel paese di Carlo Magno - che per primo spostò l'asse del mondo allora conosciuto verso le latitudini su cui ancora oggi fa perno quella che noi chiamiamo Europa, entità che in questo contesto rischia seriamente di lasciarci le penne - l'appuntamento è forse rinviato, Francia e Spagna si preparano all'ascesa di nazionalismi non meno preoccupanti. A tacere dei paesi c.d. minori (vedere Olanda, Austria, Slovacchia solo per citarne tre in cui la questione è conclamata) e del contorno appena fuori dall'Unione, con i Balcani pronti a esplodere nuovamente per le frizioni in Bosnia e Kosovo e le manie di grandezza della Turchia, non c'è angolo di mondo a noi vicino dove questo fenomeno non sia in trend. 

Il pericolo che percepisco non è solo politico. Ovvio che certe idee non sono la mia tazza di thè, ma la preoccupazione maggiore è legata al rischio concreto di competizione che si innescherebbe nel contesto di recrudescenza dei nazionalismi europei. Se si può anche mettere in conto che l'Europa come soggetto politico possa scomparire, la mia paura maggiore è il riproporsi di situazioni di equilibrio instabile di potenza come quelle che si sono avvicendate nei due secoli che hanno preceduto la fine della seconda guerra mondiale. 

Ed è chiaro che in questo contesto il declino degli USA e della loro funzione stabilizzatrice, il probabile e conseguente indebolimento della NATO e la crescita delle spese militari in percentuale sul PIL sono tutti fattori che agiscono e agiranno come benzina sul fuoco. 

Credo che per ora basti, anche perché sto sconfinando nel ridicolo dell'antiveggenza profetica. Tuttavia, ritengo altresì che se a noi toccherà probabilmente chiudere gli occhi alla salma di un'era di pace e prosperità - ed a questo occorre acconciarsi - alle generazioni successive alla nostra toccheranno altri e ben più gravosi compiti.  


 

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