Dalla democrazia a rischio alla macchina di Majorana
Secondo Elly Schlein, "la democrazia è a rischio, la libertà di parola è a rischio quando l’estrema destra è al governo". A me Schlein non è mai piaciuta - politicamente, si intende - e non è l'affermazione sopra riportata a farmela piacere meno. Il suo problema, come quello di molti altri, è invece l'essere figlia del suo tempo, vale a dire questo che ci troviamo a vivere oggi, e quell'uscita - a mio avviso davvero infelice - è a sua volta nipote dei suddetti tempora.
Vale lo stesso, e ci mancherebbe altro, per Giorgia Meloni, che di recente, senza farsi troppi scrupoli ha riservato ad alcuni suoi connazionali - i componenti della Global Flotilla e Ilaria Salis - affermazioni non proprio in linea con la tradizione nazionalistica della sua area politica - quando in passato la tutela degli italiani coinvolti in controversie con stati esteri (chi se li ricorda i fantastici Marò?) sembrava essere al contrario una priorità quasi esistenziale.
Quello che fanno entrambe è parlare al proprio elettorato e soprattutto alla sua pancia. E se il peccato più grosso lo fa Meloni, che non è solo capo di un partito ma pure del governo e dovrebbe parlare e agire per tutti, l'errore più grande lo fa Schlein perché il suo "sentiment" di riferimento è attualmente minoritario.
Siamo nel pieno dell'era della polarizzazione, dove le opinioni che vanno per la maggiore sono quelle "estreme", in tutti i sensi. Dalla politica urlata a favore del proprio elettorato passando per la scienza, messa in discussione sempre più apertamente e pervicacemente e vista come una sorta di religione laica che opprime il libero pensiero, sino ad arrivare all'aperta legittimazione di sentimenti di cui un tempo quantomeno ci si vergognava, ma tenuti a bada dal controllo sociale, e che oggi invece, anche grazie alla benedizione di certe idee da parte degli opinion leader divengono tratti distintivi di modernità, come il razzismo e il rifiuto della diversità.
Si tratta di un mix strano e pericoloso di insubordinazione dei principi che hanno retto il mondo civile nell'ultimo tratto ascendente della sua traiettoria, dall'età della pietra ai nostri giorni, che ha però cause abbastanza chiare e sulle quali occorrerebbe riflettere.
C'è chi dice che tutto nasca dall'avvento dei social network, ma io sono convinto che questi, pur incubando e moltiplicando, siano "solo" degli acceleratori di una tendenza che già covava sotto la cenere e che è deflagrata pesantemente anche grazie alla suddetta amplificazione.
Questo fenomeno di polarizzazione è, invece, a mio modestissimo avviso, un effetto collaterale della crisi della classe media, spina dorsale delle moderne democrazie che dal consenso della maggioranza silenziosa - guadagnato non tanto col suffragio universale ma soprattutto col benessere diffuso, vero abbattitore di classi sociali e fattore unificante di tutta la comunità nella categoria del "consumatore" - traevano stabilità e legittimazione.
Il venir meno delle certezze che la democrazia pareva aver assicurato - casa, lavoro, istruzione, assistenza sanitaria e sociale - erose dal progressivo arretramento dell'intervento statale nell'economia e nella società, ha scatenato il processo del popolo alle élite, sfociando nella polarizzazione delle idee e nel rigetto di tutto quello che sino ad allora era accettato senza discutere.
In questo contesto, visti gli attuali rapporti di forza, vincere partendo da sinistra è non solo complicato, ma quasi impossibile. Leggevo poco tempo fa un noto esponente di vaglia del PD affermare che oggi inseguire l'elettore "mediano", che un tempo faceva vincere le elezioni, non è più una strategia vincente, perché a votare va meno gente e soprattutto ci va chi è incazzato. Dunque, conviene spingere sulle campagne di opinione identitarie e mobilitare il proprio zoccolo duro, perché è lì che si vince.
Potrebbe anche essere vero, se non fosse che in questo schema il PD continuerà a perdere almeno per i prossimi dieci anni. Una speranza potrebbe averla prima, solo nel caso in cui riuscisse a sovvertire lo schema secondo il quale non è un problema se due senatori della Repubblica promuovono a palazzo Madama un convegno sulla presunta macchia di Majorana, mai descritta dal fisico italiano scomparso nel 1938 ma capace di annichilire la materia, produrre energia infinita, trasmutare la gommapiuma in oro e ringiovanire le persone, tra le quali lo stesso fisico che sarebbe ancora vivo perché si è ringiovanito con la sua stessa macchina e si troverebbe però negli USA trattenuto dai servizi segreti.
Come si fa a pensare di giocare lo stesso campionato di questi qua?

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