L'alleanza dei figli di Abramo
La morte di Nasrallah per mano di Israele segna una svolta in medio oriente, che ben sintetizza il risultato dell'ultimo anno di guerra sullo stato dei rapporti di forza nell'area, rapporti che dopo il 7 ottobre sembravano aver accerchiato Israele, con nemici dentro i suoi confini - incerti e divenuti inaspettatamente porosi - e tutto intorno.
E, invece, oggi, dopo un anno di guerra sanguinosa, si conferma ancora una volta la sua indiscussa supremazia regionale, nonostante internamente se la passi tutto fuorché bene, per la precarietà di un sistema politico spaccato e polarizzato che riflette le profonde linee di faglia che attraversano il suo popolo.
Ma nel momento in cui è necessario combattere per la propria esistenza Israele riesce sempre ad affrontare la sfida sfoggiando una superiorità imbarazzante rispetto ai propri nemici. Nemici che, però, occorre chiarire chi siano davvero oggi. Nei fatti, uno solo, l' Iran, che agisce soprattutto tramite i suoi mandatari - Hamas, Hezbollah e Houthi - che Israele sta decapitando uno a uno.
Il mondo arabo tradizionale di matrice sunnita, infatti, da anni non è più schierato contro, anzi, cerca da tempo protezione sotto l'ombrello nucleare di Telaviv per proteggersi dall' aggressività iraniana.
Per rendersene conto - e per capire come non sia più solo un sentimento delle élite egiziane, saudite e giordane - sono significativi i festeggiamenti in alcune zone di Siria e Libano, dove le minoranze sunnite e cristiane festeggiano apertamente la morte di Nasrallah.
Nei fatti, del fronte anti Israele a dover pagare un prezzo mancano solo i ribelli yemeniti - che è facile prevedere saranno presto oggetto di attenzioni - e poi si tratterà di capire se il confronto tra le due superpotenze regionali diverrà diretto.
Sino a poco tempo fa sarei stato propenso a ritenere che lo scontro sarebbe dipeso dalla decisione dell'Iran di agire o meno. Oggi, alla luce della spregiudicatezza operativa di Israele, mi viene da credere che se nella testa di Netanyahu c'è l'idea di chiudere definitivamente la partita, non è improbabile un ingaggio diretto e preventivo - l'ennesimo - da parte israeliana.
Con quale modalità è difficile a dirsi, ma ormai siamo stati abituati a colpi di scena talmente inaspettati - vedi l'esplosione dei cercapersone prima e dei walkie-talkie immediatamente dopo - che non mi sorprenderebbe un qualche colpo ad effetto anche a Teheran, dopo l'uccisione del capo di Hamas proprio in territorio iraniano solo qualche mese fa - che ora è sostanzialmente sola e isolata.
Ma quello che emerge con chiarezza è che l' intricata matassa mediorientale, lungi dall'avere come bandolo la soluzione della sacrosanta questione palestinese - che è invece propagandistico specchietto per le allodole - altro non è che un grande gioco di potere, dove la supremazia iraniana nel campo islamico coagula in maniera sempre più omogenea uno schieramento semita che proprio dal comune padre Adamo ha preso il nome del patto sotto il quale suggellare l'alleanza contro il nemico.

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