Questioni che sembrano facili e invece
Scrivo a caldo, dopo il ritiro della pugile italiana nel corso dell'incontro con l'algerina - mi riferirò a lei declinando aggettivi e pronomi al femminile perché così recitano i suoi documenti ufficiali - e se scriverò qualche inesattezza spero di essere perdonato.
Partiamo dalla fine: Angela Carini merita tutta la comprensione del mondo. Anni di allenamenti, sacrifici e privazioni per arrivare all'appuntamento più importante della carriera e trovarsi di fronte a qualcosa che definire controverso è fors'anche riduttivo.
E, infatti, in cuor mio avevo sperato che in qualche modo riuscisse a sconfiggere l'avversaria, dimostrando che la questione era puramente ideologica e non sostanziale. Purtroppo, però, le cose non stanno così e allora bisogna andare un po' più a fondo di una superficiale analisi fondata sugli impulsi.
Sì, appunto, gli impulsi. Da un paio di giorni, infatti, tutta la galassia sessuofobica del panorama politico e culturale italiano ha iniziato un battage a mezzo stampa e social network nel quale si attaccava la decisione del CIO di far gareggiare una persona trans (prima inesattezza) in ossequio alla presunta e ricorrente, negli incubi dei succitati, ideologia fluid gender che vorrebbe far gareggiare gli uomini biologici trans con le donne (seconda, pesante inesattezza).
Non discuto qui che il tema sia spinoso ma, per parte mia, sebbene non senza qualche ombra di dubbio, affermo senz'altro che chi nasce uomo e si sottopone a processi di transizione non possa gareggiare con donne nate biologicamente tali. Rimane il tema di quale sia il contesto in cui questi individui, nel loro pieno diritto di praticare sport agonistico, debbano competere. Ma non è questo il tema di oggi.
Il problema vero è che qui siamo di fronte non ad un soggetto che si è sottoposto ad un processo di transizione, ma a un c.d. intersessuale, vale a dire una persona che - sin dalla nascita, è bene sottolinearlo - ha caratteristiche sessuali tali da non consentire di inquadrarlo univocamente nella divisione binaria dei generi.
Di questa gente, di queste persone perché di questo si tratta, cosa dobbiamo fare? E' chiaro che, in un mondo in cui la logica sessuale binaria risolve naturalmente, in tutti i sensi, una serie infinita di questioni, le rilevanti eccezioni alla norma standard pongono tematiche di difficile risoluzione.
Occorre, dunque, tirare una linea. Il Cio ha deciso che questa sia rappresentata dai livelli di testosterone. E' una scelta, giusta o sbagliata, che può anche essere riformata. Ma è necessario che un criterio accettabile e accettato da tutti sia fissato, per poi smettere di parlarne.
E' la natura, la sua bellezza selvaggia e incontrollabile, che di suo produce delle deviazioni dalle regole base e come tale va gestita, se proprio non si riesce ad accettarne le conseguenze. E sorprende, invero non molto, che proprio quelli per i quali è la natura a fissare immutabilmente le stimmate dell'identità sessuale siano gli stessi che non vogliono accettare gli inevitabili imprevisti che questa regola gli pone sul percorso.
Non so dire se sia giusto o meno quanto è accaduto, perché - se è vero quello che ho appreso - non c'è malafede nell'identità dell'algerina: lei è quello che è, così è nata e se le attuali regole olimpiche la ammettono a gareggiare l'unico modo per far sì che ciò non avvenga - se questa cosa è ritenuta ingiusta - è modificare le regole.
Quello che non ammetto, che non riesco proprio a digerire, oltre al solito, prevedibile, nauseante e ridicolo starnazzare in cattiva fede di alcuni (basta poco per vedere che fino a ieri l'algerina era una "trans"), è voler ricondurre questo spiacevolissimo incidente - tanto per la nostra pugile quanto per l'algerina - alla consueta postura ideologica sull'identità sessuale secondo la quale ciò sarebbe avvenuto nel contesto di un presunto sdoganamento della teoria del gender.
Queste conclusioni, oltre ad avvalorare la tesi secondo cui chi le sostiene è affetto da pesanti problemi di paranoia, suggeriscono che il mondo dove vogliono vivere i suoi sostenitori non consente alcuna considerazione per chi è nato fuori dai comodi schemi che le loro menti si sono date per sentirsi al sicuro.

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