Diritto di cittadinanza: una questione urgente e non per ragioni di equità
La questione della riforma delle regole sulla cittadinanza crea da sempre sconcerto in certe fasce dell'elettorato italiano. Ma se se ne parla con una certa insistenza, anche a dispetto della quantomeno apparente impopolarità, un motivo ci sarà.
Seppure dettata soprattutto da valutazioni di natura contingente, è dalla posizione di Tajani e del suo partito che vorrei partire per provare a vederci un po' più chiaro. Perché un partito del centro destra italiano, di sicuro una delle coalizioni meno liberali del panorama europeo, si preoccupa di una questione normalmente appannaggio della sinistra?
La prima risposta è di tipo tattico-politico e ha a che fare con i vantaggi di posizionamento che discendono dagli equilibri della coalizione cui partecipa. Evidenziare la propria specificità all'interno di un'alleanza fortemente sbilanciata a destra, dove i due restanti soci fanno a gara a chi è più reazionario, ha una logica ben chiara.
Se poi le indicazioni arrivano dall'alto - leggasi le interviste rilasciate nelle scorse settimane dagli azionisti di riferimento - e a valle di un'olimpiade in cui il medagliere lo hanno fatto per metà le seconde e terze generazioni dei primi immigrati, l'uscita agostana di Tajani è tutto fuorché inspiegabile.
C'è poi un secondo livello di lettura, che è un po' l'altra faccia della medaglia dei suggerimenti dei Berlusconi junior, e risponde alle esigenze del ceto produttivo, che si trova sempre più in difficoltà nel reperire forza lavoro per le proprie fabbriche. Siamo o non siamo la seconda manifattura europea? E allora c'è bisogno di operai, soprattutto al nord, dove ormai il tasso di disoccupazione è a livelli fisiologici.
Allargando ancora un po' la prospettiva, ma muovendo comunque dall'ultimo gradino pestato, c'è un discorso di competitività paese che passa inesorabilmente per la sostenibilità del sistema di sicurezza sociale che a sua volta si basa su crescita demografica e dinamica salariale.
Anche qui i suggeritori sono sempre gli stessi - perché popolazione e salari in crescita fanno sì che il costo medio delle prestazioni sociali sia progressivamente più basso - ma gli interessi iniziano a diventare da collettivi a generali, perché pensioni sostenibili, sanità funzionante e aspettativa di vita in crescita sono variabili in funzione diretta e incidono molto chiaramente sul benessere di tutti.
Gli argomenti elencati sarebbero sufficienti a giustificare l'allentamento delle maglie della nostra legislazione in tema di cittadinanza - e ad avviso di chi scrive soprattutto gli ultimi elencati sono chiari e condivisibili da anni - ma all'allineamento di questioni elettorali contingenti, di logiche politiche di medio periodo ed di elementi economico-sociali di natura strutturale che paiono finalmente spingere nella giusta direzione, va aggiunto un ultimo, attualissimo e decisivo elemento.
L'età mediana italiana è ormai di circa 46 anni. Questo vuol dire che la popolazione si bipartisce esattamente attorno a quell' età. È uno dei dati più alti al mondo, probabilmente secondo solo al Giappone. È un dato "normale" per un paese che non deve occuparsi della sua sicurezza, quando questa non è in discussione e/o è compito delegato ad altri.
Ma questo contesto aureo, nel quale i paesi della sfera di influenza americana possono occuparsi solo di economia e benessere perché "la storia è finita" e comunque c'è lo zio Sam che manda i marines a farsi ammazzare per conto nostro, sta pian piano venendo meno. La storia sta tornando a bussare con forza alle nostre porte e gli americani sono meno forti e hanno meno voglia di un tempo di occuparsi di noi.
Quindi, molto brutalmente, c'è bisogno di abbassare l'età mediana a livelli tali da poter armare un esercito sufficiente quantomeno a difenderci.
Ma soprattutto occorre raggiungere tale obiettivo con politiche non di integrazione, come fatto sino ad oggi, ma di assimilazione - scuola, cultura, cuore e soprattutto cittadinanza italiana e taglio netto con i paesi di provenienza - per fare sì che i giovani che dovranno pagare le nostre pensioni ma anche rischiare di farsi ammazzare per l'Italia siano davvero disposti a farlo.
Tutto chiaro ora?

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