La meglio gioventù
Ci sono solo due questioni su cui mi trovo completamente d'accordo con il governo Meloni: la posizione sul conflitto russo-ucraino e quella sulla guerra tra Israele e Hamas.
Che poi nella sostanza sono due facce della stessa medaglia: ancoraggio senza esitazioni all'alleato-padrone americano. E poco importa se sono anche conseguenza di un sostanziale isolamento in Europa e necessità di marcare differenza con lo scomodo Salvini in Italia; a me va bene anche così.
Ma quando vedo i giovani in piazza che manifestano per la causa palestinese o che invocano pace in Ucraina - due posizioni che non sono le mie come poc'anzi detto - provo una sensazione piacevole, quasi rassicurante, come il tepore che mi provoca un sorso di buon rosso.
Questo perché avere dei giovani-contro, sapere che c'è una generazione che non si adegua alla mia visione razionale e riflessiva di uomo maturo, mi conforta e mi dà speranza per il futuro. Il mio - fino a un certo punto perché il mio orizzonte è ovviamente limitato - ma soprattutto quello di mia figlia che, invece, ha una prospettiva ben diversa anche se ancora non lo sa.
Perché la verità è che, in questa porzione di mondo, i giovani sono pochi e la sensazione è che, generalmente allineati alla "visione" dei propri genitori, non aspettino altro che essere cooptati nel sistema dei grandi. Rappresentano così una minoranza di un mondo che proprio per questo va ripiegandosi sempre più su sé stesso, impaurito da ogni cambiamento, ingabbiato nelle sicurezze delle rendite di posizione riservate alle generazioni più vecchie, saldamente sedute ai posti di comando, che a quelle più giovani non toccheranno mai.
In questo contesto, sapere che ci sono frange disobbedienti, che non vogliono stare al loro posto, che fanno sentire la propria voce, che in definitiva fanno il mestiere dei giovani in una società di massa, mi rifornisce di vera speranza.
Per questo sono accanto idealmente a quelli di Ultima Generazione, anche se non ne condivido i modi né la gran parte delle idee, e per la stessa ragione sono con quelli che hanno preso legnate da quei celerini che non sono più da tempo quelli di pasoliniana memoria, ma il ruvido terminale della società incattivita e impaurita di cui anche io, ahimè, sono dolente spina dorsale.

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