Perché c'è bisogno, nonostante tutto
Non l'ho mai avuta in grande simpatia Michela Murgia. Non per le sue idee e le sue battaglie, ma per il modo sfacciato e polemico con cui le conduceva.
Eppure ero pienamente consapevole che fosse l'unico modo di combatterle e, soprattutto, che fosse un personaggio "necessario". Perché in sua assenza quei messaggi, quei "colpi" sparati ad alzo zero, quelle idee per molti sconsiderate ed inaccettabili, sarebbero arrivati meno lontano e meno forte.
Ogni volta che si vuole scardinare un retaggio culturale è necessario che qualcuno si faccia carico della battaglia affermativa. Che vada contro ciò che appare immutabile, giusto, inevitabile e naturale e, invece, è la semplice proiezione nel tempo di strategie adattative di sopravvivenza che avevano senso per gli uomini delle caverne ma che oggi appaiono non più sostenibili né giuste.
Questo ha rappresentato per me, nel bene e nel male, Michela Murgia.
Ed è significativo che la sua scomparsa coincida con una piccolissima nota di mal costume estivo - la plateale cafonata del manager torinese che scarica in pubblico e al pubblico ludibrio offre la presunta fidanzata fedifraga, "concedendole" la libertà - che ha raggiunto gli onori della cronaca per la stagionale stanca estiva di notizie di un certo rilievo, anche se in verità ce ne sarebbero a iosa (tipo la strage di migranti che ormai non arriva più in tivù, chissà poi perché).
Ma anche nella pena per la vicenda - che oscilla tra il ridicolo e il vergognoso - si arriva a cogliere perché ci sia bisogno di portare avanti certe battaglie contro il patriarcato, le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale e perché ci sia bisogno di chi le sbandieri con sfacciata, fastidiosa e tignosa cocciutaggine.
Perché, come fa giustamente notare la protagonista femminile della vicenda, a parti invertite le cose sarebbero andate in maniera molto diversa e poco conta, stavolta a parere di chi scrive, che la malcapitata sia di estrazione alto borghese e in effetti si sia "data da fare". Affari suoi, in entrambi i casi, e non nostri come ha invece evidentemente voluto il suo ex fidanzato.
Nella sua piccolezza - in tutti i sensi - questo è evidentemente solo un esempio di come sia malamente organizzata la nostra società, imperniata ancora sui retaggi del patriarcato che vuole famiglie felici racchiuse in schemi fissati dall'evoluzione della specie che possono funzionare ancora, ovviamente, ma che altrettanto ovviamente non esauriscono il campo delle possibilità della convenienza umana legalmente riconosciute.
Ecco perché di Michela Murgia ci sarebbe ancora un grande bisogno, nonostante la sua per me urticante antipatia. E, però, se n'è andata, senza peraltro smentirsi, con altrettanta fastidiosa unicità, quella con la quale ha guardato in faccia alla propria fine senza nessuna intenzione di contraddirsi.
Buon viaggio.

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