In fondo, perché no?
Sono venti anni che ho una partita IVA. Sono dunque un (quasi) "lordista"; vale a dire incasso tutto il mio reddito e a consuntivo calcolo quanto dovuto allo stato per poi versarlo in autonomia. In verità, in quanto produttore di reddito da lavoro autonomo subisco comunque una ritenuta sui miei compensi, ma è in acconto e comunque è minore rispetto a quella subita da un lavoratore dipendente.
Ciò ovviamente non significa che io non debba pagare le tasse, tutt'altro; la differenza è che, come già detto, le autoliquido e le verso in via definitiva per conto mio, senza l'intervento di un sostituto di imposta.
Ebbene, in questi quasi venti anni ho sempre versato il dovuto e, nei casi eccezionali in cui ho commesso un qualche errore nel calcolo o nel versamento, ho versato immediatamente quanto avevo omesso, maggiorato di sanzioni e interessi. Potrei aver commesso qualche errore di cui non mi sono avveduto, ma ad oggi credo di poter dire in buona fede di aver versato tutto quello che dovevo.
E oltre alle imposte sui redditi, ho versato anche anche tutta l'IVA addebitata ai miei clienti - pari al 22% di quanto mi spetti in senso stretto - che nella sostanza incasso per conto dello stato e a questi la debbo riversare con periodicità trimestrale.
Ho infine versato fino all'ultimo centesimo dei contributi previdenziali dovuti alla mia cassa professionale. Anzi, consapevole che questi versamenti rappresentino la base della mia futura pensione e del fatto che la pensione che mi verrà pagata in futuro sarà più bassa - e non di poco - del mio reddito attuale, non senza sacrifici ho fatto dei versamenti aggiuntivi oltre i minimi dovuti per legge, per cercare di avere qualche soldo in più quando non sarò più in grado di lavorare.
Anche questi versamenti, come gli altri, sono stati ovviamente finanziati dai miei compensi. Ora voi mi direte: e allora? Vuoi una medaglia?
No di certo. Ritengo di aver fatto il mio dovere e in una situazione normale neanche scriverei di una cosa del genere. Il problema è che c'è qualcuno che va dicendo in giro che - oltre alle varie rottamazioni, chiusure delle liti pendenti, super-ravvedimenti, adesioni agevolate con sanzioni super-ridotte e altre agevolazioni varie per chi ha conti aperti con il fisco introdotti dall'ultima finanziaria - sia necessario prevedere un ulteriore condono fiscale per debiti sino a 30.000 euro.
Perché? Perché secondo costui l'Agenzia delle Entrate avrebbe un atteggiamento persecutorio e dunque è necessario fare tabula rasa dei precedenti rapporti e ricominciare da capo con spirito nuovo, ovviamente facendo un regalo fino alla suddetta cifra per quelli che non avessero versato tali importi.
Stavolta non mi metterò a fare prediconi. Niente morale e niente supercazzole alla Visco (ve lo ricordate? "Le tasse sono una cosa bellissima" diceva il tapino). Perché non sarò particolarmente furbo, ma nemmeno "piscio dalle recchie" come si dice dalle mie parti.
Pertanto mettiamola così e tagliamo la testa al toro. Sono d'accordo, sì, sono del tutto d'accordo con Salvini: l'Agenzia delle Entrate ha un atteggiamento persecutorio e io mi sento profondamente perseguitato. Pertanto facciamo sto condono tombale e non ne parliamo più.
Ma a una condizione: anche io voglio il mio bonus. Dunque, datemi i miei 30.000 euro, perché io a suo tempo li ho versati. E a questo punto, se ad altri si abbuonano, io li rivoglio indietro. Tutti, nella stessa misura massima del condono concesso. E non un centesimo di meno.
Giusto no?

Commenti
Posta un commento