Forza Silvio
Premesso che a Berlusconi vanno gli auguri di pronta e completa guarigione, qualche considerazione sul "dopo" di un uomo di 86 anni, per quanto eccezionale nella sua traiettoria di vita terrena caratterizzata da inusuali caparbietà, vitalità e combattività, va comunque fatta.
Una delle tematiche che spesso si affrontano nel mondo degli affari è il c.d. "passaggio generazionale", questione che attanaglia una quota elevatissima delle imprese italiane che, per dimensione e causa genetica, hanno come normale orizzonte esistenziale quello della vita del loro padrone-fondatore.
E', infatti, difficilissimo per un'impresa di medio-piccole dimensioni sopravvivere al proprio patron; ciò per diverse ragioni, tutte o quasi sintetizzabili nella diffusa refrattarietà all'innovazione e alla "managerializzazione". Quello che manca, in sostanza, è il passaggio del potere dal padre-padrone ai professionisti della gestione aziendale, che rendono la figura del "capo" quasi fungibile divenendo così più probabile la sopravvivenza dell'azienda.
Chiaro che il problema non si pone per le aziende di Berlusconi, in primo luogo perché condotte dai due figli che, sebbene non abbiano lo smalto del padre, si sono dimostrati in grado di portare avanti gli affari lasciati loro in dote, ma anche perché si tratta di due colossi che in assenza dei due fattori sopra richiamati - management professionale e innovazione - sarebbero stati cancellati da tempo o assorbiti da altri, soprattutto con l'avvento della globalizzazione, contro la quale poco avrebbe potuto persino l'innegabile vantaggio di avere avuto un padre a lungo capo del governo e indirettamente di uno dei principali competitors.
Il discorso cambia - ed è qui che voglio arrivare - se quanto sopra viene trasposto in ambito politico. Perché se al venir meno del fondatore in azienda possono sopperire i professionisti, in politica servono le idee per sostituire il carisma e la visione del leader. E allora tocca dare un'occhiata all'interno di Forza Italia e domandarsi quale possa essere il suo futuro e soprattutto quello di quell'area politica.
Occorre iniziare però dicendoci una scomoda, ma banale verità: Forza Italia non è solo "roba" di Silvio Berlusconi ma è Silvio Berlusconi stesso. E questo non tanto, o non solo, per il livello delle seconde linee - tema che coinvolge un po' tutti gli attuali gruppi dirigenti dei maggiori partiti politici - ma anche e soprattutto perché dietro Forza Italia sostanzialmente non c'è nulla se non gli interessi personali di Silvio Berlusconi.
Vero che questi, almeno apparentemente, per un lungo tratto di tempo, sono stati coincidenti con quelli di milioni di italiani - o almeno questo è quello che i suoi numerosi elettori hanno creduto - ma la realtà è che alle loro spalle non c'è nient'altro. Anche per questo parlare di post-Berlusconi è, come sto facendo io ora, oltre che inelegante sostanzialmente inutile.
L'iniziativa politica berlusconiana, infatti, al di là dei tentativi di ammantarla di alti ideali di liberalismo, altro non è stata se non la proiezione della sua iniziativa imprenditoriale. Anzi, a voler estremizzare, entrambe le dimensioni, affiancate dalla altrettanto notevole esperienza sportiva, altro non sono state che la fenomenologia della personalità di un uomo oggettivamente eccezionale, nel senso vero del termine, vale a dire un'eccezione alla normalità, a prescindere da ogni considerazione etica.
Dopo di lui, dunque, il nulla, ovviamente con riferimento a Forza Italia e al suo gruppo dirigente. Diversamente da altri partiti politici, infatti, sostenuti da basi ideali che hanno fatto sì che ci fosse un futuro al di là di qualche tragico passaggio politico - si pensi alla Lega di Bossi o al PD di Renzi prima e di Letta poi - nel caso di Berlusconi "il partito c'est moi".
E allora fanno sorridere i tentativi di contesa nella successione politica, non solo perché il livello dei personaggi non è neanche lontanamente comparabile con quello del succeduto, ma anche perché mancanti sia della base ideale di cui farsi portatori - vedere gli esiti elettorali di Carfagna, Gelmini e Moratti che credevano di intercettare una certa area elettorale - sia soprattutto perché nessuno di loro garantisce la copertura degli storici interessi che Forza Italia ha invece garantito.
In una sorta di rovesciamento dei piani - politico e imprenditoriale, che nel berlusconismo sono stati sempre avviluppati l'un l'altro - il tema del passaggio generazionale si potrebbe porre con urgenza proprio nel partito più che in azienda.
Perché gli unici che potrebbero ambire alla successione politica sono proprio i suoi figli i quali, recalcitranti, probabilmente saranno costretti a tanto nel momento in cui avranno constatato che nessun altra soluzione politica garantirà gli interessi economici del gruppo industriale come ha fatto sinora Forza Silvio, pardon, Forza Italia.

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