Anagni: elezioni comunali 2023
Non mi sono mai occupato di politica locale in questi due anni di blog, anche se a volte la tentazione è stata forte. Ora le incombenti elezioni comunali mi stuzzicano, ma ci sono fondate ragioni che mi consiglierebbero di non fare un post politico in senso stretto.
La prima, scontata, è che non ho le idee molto chiare su quanto stia accadendo ad Anagni. Ovvero, un'idea me la sono fatta, ma non è supportata dalla conoscenza dei dettagli e dei retroscena. La causa risiede nella lontananza da un ambiente - quello della politica locale - che ho frequentato per un periodo di tempo, invero breve, ormai molti anni fa, e poi abbandonato quasi del tutto.
La seconda, è che in tutti gli schieramenti ci sono persone che conosco bene, in alcuni casi benissimo, e nonostante le mie convinzioni politiche siano più o meno note, tenuto conto anche dell'elevato tasso di accaloramento che contraddistingue i periodi elettorali, mi vorrei tenere lontano da potenziali discussioni.
Per quanto possibile, ovviamente, perché poi, in un modo o nell'altro, nei confronti mi ci tirano dentro comunque. E allora provo a fare qualche riflessione di massima, cercando per una volta di dare conto dei fatti senza emettere giudizi.
Il primo dato che salta agli occhi è che tre dei quattro candidati vengono dalla medesima covata: Natalia, Cardinali e Tuffi sono, infatti, tutti figli politici di Franco Fiorito. E' vero, nel corso della loro carriera hanno poi avuto modo di affrancarsi dall'ingombrante ascendenza - chi intraprendendo percorsi autonomi, chi contrapponendosi apertamente al putativo padre politico - ma nessuno dei tre può dire che oggi si troverebbe sicuramente lì se non ci fosse stato Franco. Perché, è bene ricordarlo, quando nel 2001 Fiorito vinse le comunali e letteralmente sfondò un argine che fino a quel momento pareva invalicabile, diede la stura ad un flusso di nuove leve di amministratori pubblici che senza la sua affermazione è difficile che avrebbe visto la luce.
Il secondo dato è che anche il quarto candidato, Santovincenzo, sebbene non sia facilmente inquadrabile secondo le categorie politiche classiche, tutto può dirsi fuorché di sinistra in senso stretto. Anzi. Luca proviene da ambiti molto lontani dalla sinistra, non solo in termini politici ma anche e soprattutto "ambientali". Si sa, infatti, che non è del "giro" della sinistra anagnina - e questo non è detto che sia un male, sia chiaro - mentre le sue frequentazioni sono sempre state più prossime agli ambienti di matrice cattolica.
Il terzo dato che emerge con chiarezza è la perdita di centralità dei partiti politici. Sì, è vero, Natalia è il candidato di FDI, FI e Lega, ma la sua coalizione è composta comunque da un numero importante di liste civiche, mentre le coalizioni a sostegno di Tuffi e Cardinali non contano nemmeno un partito nazionale. Un discorso a parte merita, invece, la coalizione che sostiene Santovincenzo, perché LiberAnagni nasce da una forte componente civica, soprattutto di natura "movimentista" - vista anche la presenza del M5S - a cui in seguito si è aggiunto un recalcitrante PD.
Eh già, il PD. Perché, checché se ne voglia dire, è pur sempre il secondo partito italiano, oltre ad aver svolto negli ultimi venti anni un ruolo centrale nell'amministrazione pubblica locale, anche se più a livello regionale e provinciale - oltre che nei comuni limitrofi - che a livello anagnino. La realtà, però, è che una parte - quanto consistente lo si vedrà - si è trasferita nelle civiche a sostegno di Cardinali, lasciando nel partito quello che rimane di ciò che a un tempo erano i democratici di sinistra. Partito che ad Anagni contava moltissimo, ma i cui leader dei tempi di gloria sono tutti - o quasi - passati a miglior vita o in pensione da un bel po'.
Ma la circostanza che conferma la perdita di peso dei partiti è che proprio il PD, unanimemente considerato il partito più abile nel guidare e gestire le fasi pre-elettorali e accusato, spesso a ragione, di governismo a tutti i costi, questa volta si è dovuto accodare a giochi fatti senza poter svolgere quel ruolo guida che da sempre lo ha contraddistinto nella formazione delle coalizioni e nell'indicazione del candidato a sindaco.
In fondo in fondo, però, a guardarci bene dentro, queste circostanze sono le proiezioni nel medio periodo di tendenze già chiaramente manifestatesi nella scorsa tornata elettorale, dove al ballottaggio andarono due coalizioni di destra - in una delle quali c'era addirittura Casa Pound che elesse anche un consigliere comunale - e nella quale il PD si presentò con qualche pezzo mancante e in coalizione con due liste civiche. A tacere del fatto che l'ultimo sindaco di centrosinistra - Fausto Bassetta, oggi spin doctor di LiberAnagni - veniva più o meno dagli stessi ambienti di Santovincenzo.
Chi vincerà? Difficilissimo dirlo, visto il rimescolamento interno alle coalizioni - si fa davvero fatica a dire chi sta con chi senza incertezza - e l'apparente equilibrio tra i contendenti. I favori del pronostico, in ogni caso, dovrebbero essere per il sindaco uscente, tenuto conto del numero di liste e della presenza del centro destra politico a suo sostegno, che dovrebbe fare da calamita almeno per una quota di voti d'opinione.
A mio avviso, però, se Natalia è l'unico che può ambire a vincere al primo turno, nel caso in cui non vi riuscisse potrebbe essere quello con meno probabilità di spuntarla al ballottaggio. Questo perché, almeno all'apparenza, il suo tasso di "alleabilità" è più basso di quello degli altri contendenti di matrice "fioritiana" i quali, non è un segreto, puntano al ballottaggio per vedere poi se è possibile fare un accordo per batterlo. Santovincenzo in questo schema può rappresentare la variabile destabilizzante, vista la sua estraneità a tali logiche, quantomeno stando ai claim della sua campagna elettorale.
Ovvio, sono previsioni banali che probabilmente verranno travolte da una realtà molto diversa. L'augurio che faccio, però, al di là dei miei convincimenti personali e delle mie speranze, è che chiunque vinca sappia governare - cosa non scontata - e che lo faccia con una visione chiara del bene della comunità.
Perché se c'è una cosa che mi ha convinto a non proseguire, ormai tanti anni fa, nell'attività politica è l'aver maturato la consapevolezza che amministrare la cosa pubblica è una cosa difficilissima e per la quale occorre avere delle qualità ben specifiche, in assenza delle quali il tutto si traduce in esercizio del potere fine a sé stesso, vanità, vuota ricerca di gloria personale, quando non addirittura di guadagni o posizioni che in altri campi non si sarebbero mai ottenuti, a tutto discapito del contenuto della delega ottenuta col voto e della connessa fiducia nel sistema democratico da parte dei cittadini-elettori.

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