Considerazioni varie su Cospito, 41 bis, governo e opposizione
Si fa un gran parlare dell'anarchico al 41-bis e di come si debba comportare il governo o lo stato, che sono due cose completamente diverse, rispetto al tema e al personaggio. Di seguito alcune riflessioni spicciole sulla questione:
1) Se Cospito meriti o meno il 41-bis su un piano squisitamente giuridico - che poi è quel che conta - non spetta a me né a nessun altro uomo della strada stabilirlo. Ci sono gli organi preposti, ministero e magistratura, che debbono applicare e far rispettare la norma e sono gli unici a poter decidere se questa trovi applicazione al caso di specie. Tutto il resto è noia.
2) La domanda, sempre sul piano giuridico, che ci si può porre da semplici cittadini è, invece, se il 41-bis, più che una norma legittima alla luce dei principi costituzionali - lavoro anche questo da giudici - è se sia o meno in linea coi tempi che corrono, vale a dire "opportuna". Personalmente, la ritengo una norma eccezionalissima, vale a dire da avere nel set dell'ordinamento giuridico in tempi eccezionali e a presidio di casi altrettanto eccezionali. Per sapere quali e quando tornare al punto 1).
3) Sul piano politico ci si può poi domandare se le considerazioni fatte dalla presidente Meloni siano corrette o meno. Sul punto sono pienamente d'accordo con lei, infatti, che Cospito stia facendo una battaglia contro lo Stato e il suo ordinamento giuridico e non contro il governo, che è l'entità chiamata a gestirne gli aspetti esecutivi in un determinato frangente storico. E sono ancora con lei quando afferma che con i terroristi non si tratta e che è necessario mostrare fermezza nei confronti di chi sta alzando il livello dello scontro.
4) Su quanto precede però mi permetto una riflessione aggiuntiva. Perché se è vero che Cospito sta combattendo contro lo Stato ed è necessario che questa battaglia la perda, è altrettanto vero che questo governo non sta gestendo la questione proprio al meglio. Il perché è presto detto: lo sciopero della fame è uno strumento di lotta non violento che mette su un piano di superiorità "etica" colui che lo brandisce in una contesa politica. Perché quella di Cospito è una battaglia politica - sbagliata - e lui si considera prigioniero politico.
5) Ad alzare il livello dello scontro - quello che secondo Meloni non sarebbe accettabile - è invece proprio il governo e la maggioranza che lo sostiene nelle aule parlamentari, utilizzando in maniera non ortodossa le informazioni che un esecutivo in carica può avere, cosa che non è sicuramente segno di oculatezza nella gestione di una vicenda invece delicatissima.
5) Perché il punto sta tutto qui: occorre conciliare l'esigenza di intangibilità dello Stato e del suo ordinamento da parte di chi apertamente ne vuole la caduta, evitando al contempo che chi conduce con ogni mezzo questa battaglia si trasformi in un martire. E l'unica via praticabile è quella che smorza le polemiche, abbassa il livello di esposizione mediatica della questione e cerca di riportare allo stato di semi oscurità un personaggio di cui sino a pochi mesi fa non si conosceva neanche il nome.
6) Si possono infine aggiungere brevi considerazioni su chi ha fornito le presunte sponde ai mafiosi per la fine del regime carcerario duro. La storia di quell'area politica, da sempre in lotta aperta con la criminalità organizzata e che per questo ha pagato anche importanti contributi di sangue, non consentirebbe nemmeno al peggior avversario in malafede di insinuare quanto qualcuno sta invece affermando dagli scranni del governo. C'è però come di consueto una evidente inadeguatezza nei tempi, nei modi e financo nella classe dirigente di un'area politica che in passato si trovò invece a gestire senza tentennamenti attacchi al cuore dello stato molto più pericolosi di questo.

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