Un'occhiata sul conflitto russo-ucraino: aggiornamenti sul punto di vista
Premettiamo, onde evitare fraintendimenti: l'Ucraina deve essere liberata e i suoi confini debbono tornare quantomeno a quelli dello scorso febbraio.
Dopo la premessa, forse è doveroso qualche aggiornamento sul punto di vista di chi scrive, perché nove mesi di guerra, morti, devastazioni, profughi e sofferenze di ogni tipo impongono di dare una prospettiva di risoluzione alla questione.
Ai più l'invasione russa dell'Ucraina è parsa quasi un fulmine a ciel sereno, ma le sue ragioni sono facilmente spiegabili in un'ottica di "potenza". La Russia è un'entità statuale espressa da una comunità con un forte spirito imperialista - non è infatti spiegabile la reazione quasi inesistente dell'opinione pubblica alla carneficina dei suoi figli, né a tanto basta tirare in ballo il sistema repressivo del regime - e sebbene la sua attuale proiezione, la Russia moderna, non sia neanche lontanamente paragonabile all'impero zarista o all'URSS, il tratto saliente del cittadino medio russo è sempre stato tale e questo rimane a tutt'oggi.
D'altro canto, i competitors mondiali dell'imperialismo russo sono fondamentalmente due: gli USA e il suo apparato di alleanze militari, politiche e commerciali, e la Cina, se escludiamo altri attori con il medesimo spirito - Iran, Turchia, Israele e Corea del Nord - ma con connotazioni più regionali e in alcuni casi ispirate soprattutto da questioni di mera sopravvivenza.
In uno scenario globale fondamentalmente tripartito, e tenendo conto che la Cina tutto è fuorché una potenza militare, è chiaro che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia va letta nell'ottica del confronto con gli USA e il suo sistema di vassalli, tra i quali ci siamo anche noi, ovviamente intesi come Europa, perché come Italia a sé stante contiamo davvero poco.
In questa prospettiva - USA contro Russia per il predominio del mondo - è abbastanza semplice decidere da che parte stare, basta esserne consapevoli. Non dico che non si possano criticare gli americani o il loro approccio o le loro maniere da cowboy. E' necessario però conoscere quale sia lo stato alternativo delle cose rispetto a quello basato sull'egemonia americana, vale a dire essere vassalli dei russi sul piano militare e schiavi dei cinesi su quello economico, invece che essere entrambe le cose degli yankee.
L'Europa ha infatti abdicato al ruolo, non dico di guida del mondo occidentale ma quanto meno di padrona del suo destino, avendo deciso da tempo che sarebbero stati altri a risolvere in primis le sue beghe interne - seconda guerra mondiale - e poi quelle con il resto del mondo, in quanto i popoli che la abitano sono incapaci di produrre una strategia unitaria sovrannazionale - nonostante il tentativo fatto con l'Unione Europea, che tuttavia rimane sostanzialmente un grosso accordo commerciale e poco più - ma soprattutto non sono più disposti a far morire i loro ormai pochi figli sui fronti di guerra.
Zelensky e l'Ucraina hanno scelto da tempo da che parte stare. Ambiscono anche loro ad una protezione militare eteronoma (NATO) e ad una visione mercantile dello sviluppo della loro comunità (UE), ma hanno un problema grosso: sono la terra di confine con il nemico e rappresentano insieme alla Bielorussia lo spazio attraverso il quale quest'ultimo vuole allontanare la prima linea dai suoi centri vitali.
In questo scenario, se davvero si vuole dare un senso al principio di autodeterminazione dei popoli è necessario declinarlo in un contesto di realtà: annettere totalmente l'Ucraina all'occidente e separarla dalla Russia con soluzione di continuità implica la previa distruzione di quest'ultima, non ci sono scelte. E tenendo conto che i russi hanno un arsenale atomico sterminato e un'opinione pubblica allineata alla visione del suo leader, l'obiettivo oscilla tra l'inopportuno e l'impossibile da realizzare.
Preso atto di ciò e tenuto conto di quanto questo conflitto sia costato sinora in termini di vite umane e non solo, è forse necessario iniziare a muovere le pedine della diplomazia per giungere ad un punto di caduta in cui l'Ucraina indipendente e occidentalizzata sia compatibile con la logica di potenza russa, non per farle un piacere, ma per far sì che la conclusione di questo conflitto non coincida con quella della civiltà umana.

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