No surprises



Diciamo che scomodare i Radiohead con un loro pezzo iconico, tratto da quello che ritengo essere probabilmente l'ultimo album di musica rock degno di essere ascoltato dal principio alla fine (ed è un disco del 1997, dunque datemi serenamente del boomer perché me lo merito) è forse troppo.

Ma il titolo - e il significato del testo - è talmente evocativo del mio stato d'animo attuale che non posso fare a meno di prenderlo in prestito per abbozzare una considerazione sui primi provvedimenti del governo.

Diciamo subito che riconosco a Giorgia Meloni un paio di meriti nell'impostazione della linea di navigazione di questo esecutivo: la consapevolezza che, se non in generale ma di certo nel contesto attuale, è necessario praticare cautela nella gestione dei conti pubblici. E poi la scelta di campo atlantista senza riseve, soprattutto alla luce delle vicende ucraine.

Queste due linee guida, però, se da un lato hanno il merito di rassicurare mercati ed alleati dai quali dipende il nostro paese, dall'altro limitano di molto i margini di manovra politica del neonato governo, il quale prima o poi dovrà fare i conti con la gestione del consenso, al momento congelata grazie alla naturale fase di luna di miele post elettorale.

È chiaro, tuttavia, che se si vuole rimanere allineati ai parametri di cui sopra almeno per ora non si possono immaginare misure economiche se non a saldo zero. E allora, rinviata a tempi migliori la flat tax, per finanziare l'ennesimo rinvio dello scalone che la reviviscenza della Fornero comporterebbe ecco il taglio del reddito di cittadinanza. Che però servirebbe pure a irrobustire l'intervento sulla bolletta energetica e dunque vai con ipotesi di taglio della Naspi (la c.d. disoccupazione).

Sin qui illazioni, la sostanza la capiremo con i provvedimenti. Certo è che la legge di bilancio sarà scritta a quattro mani con Ursula alla quale, in cambio della dilgenza dimostrata, si chiederà una a mio avviso improbabile ricalibrazione dell'utilizzo dei fondi del PNRR. Ma è un capitolo ancora tutto da scrivere, dunque staremo a vedere.

Il dato dei provvedimenti sin ora assunti - rectius: annunciati - è dunque di segno sostanzialmente identitario: elevazione del limite per le transazioni in contante, reato di "rave party" (che fa ridere solo a pensarlo, ma tant'è), cancellazione dell'obbligo vaccinale per i medici e reintegro dei renitenti al siero, il tutto non senza qualche correzione in corsa.

Ma la sensazione che resta è quella di una sostanziale continuità con il governo precedente, una sorta di Draghi-bis che sotto alla camicia bianca indossa intimo nero e nell'armadio nasconde un fez da indossare solo tra amici per le immancabili goliardate.

La realtà porterà presto il conto anche a questo governo e se devo dare peso a parole e postura di quel furbacchione di Renzi (no ad opposizione a prescindere, a disposizione per discutere di riforme) ho più o meno idea di come andrà a finire quando qualche socio di minoranza di questa alleanza inizierà ad alzare il livello della propaganda a fini elettorali.

No surprises, appunto.









 

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