Piccole lezioni di economia monetaria e dove trovarle



Ovviamente non è mia presunzione voler impartire lezioni di una materia così complessa ed affascinante come l'economia monetaria. Se ne è però ben fatta carico la realtà, fornendo nel giro di pochi giorni un paio di lezioncine facili facili da comprendere, soprattutto per quelli che vanno ancora sbraitando di sovranità monetaria e fesserie simili. 

Venerdì della scorsa settimana il primo ministro inglese Liz Truss e il Cancelliere dello Scacchiere (i.e. l'equivalente del nostro ministro del tesoro, solo che gli inglesi sono fatti così, un po' a modo loro...) Kwasi Kwarteng, hanno annunciato il loro piano di rilancio dell'economia britannica. 

La sostanza - per quanto faccia ridere solo a dirlo - è: tagliamo 45 miliardi di sterline di imposte, soprattutto alla fascia alta dei contribuenti, per dare uno stimolo all'economia. Già questo, di suo, è un qualcosa che lascia un po' a pensare: non è molto "equo", visto che taglia le tasse a chi ha di più, ma neanche "efficiente", in quanto è noto che chi più ha meno spende (propensione marginale al consumo si chiama, che è inversamente proporzionale al reddito disponibile) e dunque non si capisce bene quale sarebbe lo stimolo all'economia. 

Ma si sa, i Tories hanno tradizione di grande originalità e non si sono fermati alla prima stranezza. Infatti, all'utilizzo di uno strumento inconferente rispetto all'obiettivo dichiarato hanno aggiunto anche un metodo di finanziamento a dir poco eterodosso - quantomeno secondo la dottrina di stretta osservanza monetarista-conservatrice - per finanziare l'abbassamento delle tasse, vale a dire col debito, in deficit. 

Ora, se ci può anche stare che un governo di destra tagli le tasse e, soprattutto, le tagli ai più ricchi, quello che non si è mai visto è una riduzione delle tasse così importante finanziata dal debito pubblico e non da un taglio della spesa, come di solito fanno invece gli amichetti che siedono alla destra degli emicicli parlamentari. 

La reazione dei mercati finanziari ad un Frankenstein del genere è stata immediata: perdita di valore della sterlina sia contro il dollaro che contro il debolissimo euro e crisi del rendimento dei titoli inglesi che, manco fossero BTP, hanno visto crescere i rendimenti attesi (o, che è lo stesso, ridursi il valore di quelli emessi) sino a portare quasi al collasso i fondi pensione. 

Persino il FMI si è spinto a dire che forse "state a fa 'na cazzata" (non ha detto proprio così, ma il senso era quello). Nel frattempo, la Banca d'Inghilterra sta comprando quotidianamente vagonate di titoli britannici per tenere su sterlina e debito pubblico inglese - manco fosse la BCE coi titoli italiani - e tra poco dovrà smettere se non vuole rimanere senza riserve di valuta pregiata. 

La seconda lezione - di segno opposto - ce la fornisce invece la Germania. Ieri il cancelliere Scholz ha detto che metterà a disposizione 200 miliardi (più di cinque volte la manovra inglese) di imprese e cittadini tedeschi per contenere il costo della bolletta energetica fuori controllo, senza specificare dove li prenderà. Conoscendo i tedeschi non credo che lo faranno in deficit - la loro kostituzionen dice niet debito! bilancen in pareggien! - ma intanto trovali tu 200 miliardi così, de botto (il nostro PNRR, finanziato dall'UE, vale più o meno lo stesso importo). 

Anche in questo caso reazioni scomposte, ma non dei mercati, bensì dei soci del club UE, che hanno giustamente fatto presente che la questione andrebbe risolta facendo fronte comune, e del prezzo del gas, che è sceso immediatamente davanti all'annuncio tedesco. Ma, al netto di questo, l'euro non s'è mica mosso, né ci sono in corso crisi di fiducia sul debito tedesco (viene quasi da ridere a scriverlo, ma tant'è).

Insomma, a tirare le somme ci si accorge che il Regno Unito per fare come gli pare ha deciso di uscire dall'UE, ma come c'ha provato - è vero, con una manovra di politica fiscale e monetaria che potrebbe mettere in campo uno a scelta tra Borghi, Bagnai o Paragone - i mercati finanziari da cui tutti dipendiamo, UK inclusa che ne è tra l'altro uno degli snodi mondiali più importanti, la stanno punendo trascinandola verso una crisi della moneta e del debito che rischia di fare grossi danni. E questo solo con l'effetto annuncio della riforma, sia chiaro. 

La Germania, invece, fa un po' come le pare pur stando nell'UE, grazie all'euro (che se giri dietro c'è scritto marco, però) e soprattutto grazie ai suoi fondamentali macroeconomici sani che forniscono iniezioni alla già ipertrofica fiducia che il mercato finanziario ha verso il suo debito. 

Io, per rimanere coerente con il mio assunto di partenza (non do lezioni a nessuno, non essendone in grado), chiudo qui il post. 

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