Giù le mani da Giorgia
Che Putin finanziasse, in maniera diretta o indiretta, alcune forze politiche europee per influenzare in tal modo risultati elettorali e politiche dei governi eventualmente eletti è cosa nota. Qui in Italia sono addirittura in corso da un bel po' (a proposito, a che punto siamo?) delle indagini che coinvolgono personaggi legati ad esponenti politici di primissimo livello.
Non emergerebbe, quindi, nulla di nuovo né di eclatante, almeno sul piano sostanziale, dalle indiscrezioni filtrate da ambienti diplomatici e poi rilanciate dalla stampa nazionale in relazione ai suddetti presunti aiuti finanziari russi, se non fosse che finalmente ci sarebbe la c.d. "pistola fumante" - o qualcosa di molto simile - vale a dire un dossier circostanziato e basato su prove oggettive, che il segretario di Stato statunitense avrebbe distribuito alle ambasciate USA con l'indicazione di avvisare i governi degli stati ospitanti dei suoi contenuti.
Alla luce di quanto precede, mi piace pensare che questa operazione non abbia niente a che vedere con le incombenti elezioni politiche italiane. Sono portato a sperarlo - oltre che a crederlo - per il fatto che tale imboccata sia avvenuta sì a ridosso delle nostre consultazioni, ma abbia riguardato altri e probabilmente più importanti paesi. E', infatti, nota la liason - tutta politica, ovviamente - tra Putin e Marine Le Pen, e i riferimenti ad un candidato presidente tra i presunti destinatari dei finanziamenti non fa altro che aumentare i sospetti nei confronti dell'esponente politico francese.
E, però, non può sfuggire un elemento che a mio avviso va valutato davvero con onestà intellettuale e ponderazione: se venisse confermato, infatti, non mi stupirebbe più di tanto appurare che la Lega abbia preso soldi dai russi, mentre qualche sorpresa in più me la susciterebbe scoprire che FDI o qualche suo esponente abbiano goduto di queste sovvenzioni. Le ragioni dello stupore sarebbero le più varie e andrebbero dalla provenienza ai trascorsi di Giorgia Meloni e del suo gruppo, che tutto possono "vantare" nel loro pedigree tranne che la vicinanza ai russi, sino ai loro riferimenti ideali, che in questo caso sì che diverrebbero in un attimo carta straccia per incartare il pesce fresco.
Io, ad esempio, ritengo più probabile - anche se comunque poco verosimile - un contatto tra il M5S e certi apparati di disinformazione di matrice russa, soprattutto nella fase di grande aggressività social che il movimento ha avuto sino al 2018 con la diffusione massiccia di fake news - tipo quelle sui fratelli della Boldrini assunti a mille mila euro al mese - e dunque dell'esistenza di una qualche forma di assistenza alla enorme cassa di risonanza e all'attività di rilancio e di "trolling" di cui godevano queste presunte news.
Detto ciò è, però, necessario un atteggiamento diverso dalla postura assunta dal sistema di informazione e dai partiti apparentemente non coinvolti in questo affare rispetto al contenuto effettivo del dossier, contenuto che al momento rimane sconosciuto - questo è bene sottolinearlo.
Ma nonostante questo - o forse proprio a causa di tale incertezza - si sta assistendo ad un sottintendere, lasciar cadere mezze parole, pubblicare interviste congetturanti, ragionare per sottrazione seppur senza nominare, far sì che le conclusioni implicite vadano in una certa direzione, vale a dire tutte attività che, sebbene siano esercizio molto più elegante, assomigliano molto al rilancio di una notizia palesemente falsa.
E' vero che le competizioni elettorali sono state spesso inquinate da comportamenti al limite della correttezza e a volte della stessa legalità, ma mi pare pesantemente contraddittorio evocare una seppur verosimile ingerenza straniera nella competizione elettorale basata su disinformazione e fake news e poi indirizzare senza riscontri i sospetti verso chi - stando ai sondaggi - si appresta a vincere le elezioni e non ha mai avuto a che fare con certi ambienti, con l'evidente intento di sottrarle consensi.
Lungi da me voler difendere Giorgia Meloni - che considero quanto di più lontano io possa immaginare a livello umano e politico dal mio sistema di valori - ma non ritengo giusto che le venga addebitato qualcosa di orrendo senza nemmeno aver trovato un minimo di riscontro.
Se poi il dossier americano dovesse rivelare quello che tanti si augurano (ma non io, che per assurdo preferisco pensare a Meloni presidente del consiglio e non macchiata di cotanta infamia, nonostante tutto) allora si potrà pensare di istruire i dovuti processi - politici o giudiziari che siano.
Ma sino ad allora, giù le mani da Giorgia.

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