La commedia dell'arte sovranista


Devo ammettere che vedere la pessima figura fatta da Salvini al confine polacco-ucraino un piccolo moto di gioia me lo ha provocato. 

Il mio è stato un infimo ed ignobile sentimento - lo ammetto - che però faceva pendant alla perfezione con entrambi i personaggi che lo avevano suscitato.

Perché noi il Salvietta lo conosciamo bene e ormai alle sue giravolte sulla pancia della gente ci siamo quasi abituati.

Ma quell'altro lì, che faceva la morale al nostro eroe per la scarsa coerenza, fingeva di dimenticare che i profughi di cui oggi si interessa tanto - perché oltre al comune storico nemico hanno anche la pelle bianca, quasi traslucida, come i fratelli polacchi - sono proprio uguali a quelli che bussavano allo stesso confine qualche settimana fa e che lui e i suoi amici sovranisti avevano accolto coi fucili puntati contro, non con le coperte termiche e il thè caldo.

A tacere - ma no, non lo farò - dei ripetuti veti alla redistribuzione dei disperati provenienti da sud, le cui guerre e disperazioni rimangono invece sconosciute o prive di dignità, perché tanto laggiù fanno da sempre le guerre tra tribù, ci sono abituati.

Quella scenetta che pare tratta da un canovaccio da commedia dell'arte, se non fosse che da quelle parti si sta consumando una vera e propria tragedia ed è un bene che ci sia tanta attenzione nei confronti della povera gente, è l'icastica rappresentazione dei limiti e delle palesi contraddizioni dei populismi-nazionalismi-sovranismi tanto in voga oggi, soprattutto da quelle parti.

E che, se vai a scavare, in fondo in fondo, sono gli stessi moventi basati sulla prevaricazione e la logica dei rapporti di forza degli attori protagonisti - nessuno escluso, sebbene con intensità e responsabilità diverse - di questa maledettissima guerra il cui prezzo lo stanno pagando e continueranno a pagare tutti tranne i veri responsabili. 

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