La differenza tra storia e memoria
Come ogni anno, tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio - tolto di mezzo il Festival di Sanremo e derubricata la pandemia da Covid 19 ad emergenza secondaria - la polemica che infuria è quella delle tifoserie dei giorni della memoria che si celebrano in questo periodo.
E siamo più o meno sempre lì. Come ben sintetizzato da un mio contatto su Facebook, questa giornata viene presa a pretesto da una certa "parte" - quella che la storia ha relegato nel torto - come pretesto per provare a fare delle purtroppo becere equiparazioni tra chi quella guerra appunto l'ha persa e chi - a mio parere fortunatamente - l'ha invece vinta.
Al netto dell'inevitabile revisionismo, diventato ormai una moda imperante in ogni campo dello scibile umano - tanto da essere arrivati a dare cittadinanza a pseudo-teorie come quella sulla terra piatta o all'agricoltura biodinamica - è però necessario accordarci su alcuni concetti chiave.
Perché io, da uomo di sinistra, non mi nasconderò mai dietro la convinzione su quale fosse la parte giusta in quel frangente storico per negare la tragedia delle persecuzioni sopportate da una parte della popolazione italiana a fine guerra, nonostante queste siano state perpetrate da uomini con i quali dovrei avere un qualche legame ideale, se non per affinità ideologica (non datemi del comunista, men che mai titino, perché non penso proprio di esserlo), quantomeno per identità di nemico (eravamo tutti uniti contro il nazi-fascismo, alleati e sovietici).
Ma riconoscere la gravità di quei fatti e dedicare loro una giornata di ricordo non può diventare, né deve mai rappresentare un'occasione per proporre impossibili parificazioni. E' dura quando si tratta di tirare le somme di una guerra civile, ma c'è sempre un vincitore e c'è sempre un vinto. Ma soprattutto, nel caso di specie, c'è chi era dalla parte del razzismo, del totalitarismo, dello sterminio di razza, della sopraffazione e dello spregio del diritto e chi invece era contro tutto questo. Istruzioni di lettura per chi non vuol proprio capire: non sto parlando di chi è andato a finire infoibato, ma di chi usa la morte di questi per ribaltare il senso degli eventi storici.
In mezzo ai regolamenti dei conti di fine guerra sono capitati purtroppo degli innocenti ai quali va reso il giusto omaggio in termini di ricordo. Provare però in maniera dilettantesca e strumentale a dire che a causa di queste tragiche morti chi stava con il merda, pardon Mussolini, e in nazifascisti e chi gli era contro pari fossero significa, nel migliore dei casi, confondere il concetto di memoria - che attiene a quanto ricordiamo in termini personali e valoriali di un particolare evento - con quello di storia, che invece riguarda la pur sempre difficile ma necessaria ricostruzione di ciò che è accaduto davvero.
Fare questa operazione di distorsione della verità significa invece mancare di rispetto proprio a quelle vittime che si vorrebbero onorare. Questo è infatti un giorno di rispetto della memoria, non altro.
Punto.
Tutto quello che viene dopo è infatti un'altra cosa e si chiama storia.
Commenti
Posta un commento