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Visualizzazione dei post da febbraio, 2022

Accorato appello a quelli "contro la guerra senza se e senza ma"

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Questa mattina mi sono svegliato e come di consueto ho iniziato a compulsare i siti di informazione. La sorpresa, nemmeno troppo grande, è che la Russia ha iniziato le operazioni di guerra nei confronti dell'Ucraina - stato sovrano e legittimamente riconosciuto dalla comunità internazionale - con l'obiettivo nemmeno dissimulato di invaderne il territorio.  Rimando le analisi geopolitiche a un altro momento. La situazione è davvero complessa, anche se chi ha voglia di comprenderla con onestà e senza ambiguità ideologiche troverà facilmente delle chiavi di lettura.  Quello che mi preme qui - a caldo - è chiedere ai "pacifisti senza se e senza ma", quelli che sono per "l'autodeterminazione dei popoli" e tanto bla bla bla, quando inizieranno le manifestazioni contro la guerra. Perché se non se ne fossero accorti è in corso proprio una guerra, dichiarata in spregio al diritto internazionale, contro uno stato sovrano il cui popolo ha deciso di autodeterminarsi...

I rischi dell'ablazione

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Il suicidio assistito e la coltivazione della cannabis sono due temi che necessitano di una legislazione al passo coi tempi, su questo non c'è alcun dubbio. Ma se ad oggi siamo ancora in attesa di queste benedette norme non è di certo colpa della Corte costituzionale, che anzi ha sin qui svolto egregiamente il suo compito, anche in considerazione delle svariate sentenze sui due temi che hanno contribuito a far avanzare l'interpretazione che il nostro ordinamento giuridico dà di questi fenomeni.   Pur in attesa della pubblicazione delle motivazioni dell'inammissibilità dei referendum su fine vita e canapa, le informazioni che filtrano fanno emergere una primissima riflessione: su tematiche del genere non si può legiferare "per ablazione".  Le questioni maggiori le poneva infatti il primo dei quesiti bocciati dalla Consulta: per creare il salvacondotto giuridico al suicidio assistito nei limitati casi previsti dalla Corte Costituzionale - che già si era sostituita a...

La differenza tra storia e memoria

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Come ogni anno, tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio - tolto di mezzo il Festival di Sanremo e derubricata la pandemia da Covid 19 ad emergenza secondaria - la polemica che infuria è quella delle tifoserie dei giorni della memoria che si celebrano in questo periodo.  E siamo più o meno sempre lì. Come ben sintetizzato da un mio contatto su Facebook, questa giornata viene presa a pretesto da una certa "parte" - quella che la storia ha relegato nel torto - come pretesto per provare a fare delle purtroppo becere equiparazioni tra chi quella guerra appunto l'ha persa e chi - a mio parere fortunatamente - l'ha invece vinta.  Al netto dell'inevitabile revisionismo, diventato ormai una moda imperante in ogni campo dello scibile umano - tanto da essere arrivati a dare cittadinanza a pseudo-teorie come quella sulla terra piatta o all'agricoltura biodinamica - è però necessario accordarci su alcuni concetti chiave.  Perché io, da uomo di sinistra, non mi nasco...

Ah quando c'era Pertini...

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Non è raro imbattersi - tanto nelle ormai rarissime discussioni "live" quanto soprattutto nell'abusato agone social - nell'approssimativismo gentista (aggettivo il cui significato sta tra "nazionalpopolare" e "populista") di chi rimpiange i politici di un tempo, soprattutto quelli con una supposta connessione con la gente, appunto, e la sua presunta purezza.  E allora vai con gli abbinamenti improbabili di chi mette sullo stesso piano Berlinguer e Almirante - vi avviso, non fatelo in mia presenza ché rischiate di brutto - che è come mettere l'ananas sulla pizza. O con la leggerezza di chi, con un filo in più di arguzia, soprattutto a causa della diversa ascendenza politica primo-repubblicana, ripiange l'effervescente vacuità della Milano da bere o la rassicurante solidità del clientelarismo dell'Italia scudocrociata.    Un posto d'onore, però, in questo empireo della presunta buona politica di una volta ce lo ha Sandro Pertini, che ...