Mi sia consentito


Mi sia consentito, non ho resistito. 

In verità era qualche giorno che nel tempo libero stavo lavorando ad un post sulla scuola, sulla DAD e su tutte le polemiche connesse, ma "non girava" proprio, forse perché di scuola non mi sono mai interessato davvero, neanche quando ci andavo. 

La ragione vera è però anche un'altra. Silvio Berlusconi e la sua campagna per il Quirinale sono davvero troppo stuzzicanti per non destare la mia attenzione. E allora eccoci qua.

Partiamo da qualche presupposto. Nel mio mondo ideale Silvio Berlusconi semplicemente non esiste. Nel senso che se potessi decidere quali elementi inserire o meno nel mio personalissimo metaverso, per il fu Cav. non ci sarebbe posto. Questo perché rappresenta per me - elevato all'ennesima potenza - molto di quello che nelle persone non sopporto o non mi piace o considero davvero deteriore. 

Gli riconosco qualche merito? Uno solo: quello di essersi levato di mezzo in quel novembre del 2011 - nonostante fosse legittimamente a capo di un governo nominato secondo tutte le prerogative costituzionali - e aver così salvato l'Italia. Non dai comunisti, come per anni è andato blaterando, ma dal default del nostro debito pubblico e dal conseguente arrivo della Troika. E aver poi sostenuto in parlamento uno dei più odiati governi della storia repubblicana, al fine di consolidare quel salvataggio. In definitiva, quasi una forma di risarcimento al suo paese; nient'affatto scontato per uno come lui. 

Questo in estrema sintesi il mio giudizio su Silvio Berlusconi. 

Ora però usciamo dal mondo ideale e andiamoci ad accomodare in quello reale. Il magnate (o il magnaccia?) di Arcore ha goduto per anni di un consenso vasto quanto solo il corrispondente dissenso. Ma per lunghi tratti il primo è stato superiore, in alcuni momenti nettamente, al secondo, tanto da farmi venire il sospetto che il pazzo fossi io e non chi era intorno a me. 

I riferimenti alla mia sanità mentale ha però continuato a fornirmeli proprio lui - e la sua corte di accoliti - perché, solo per ricordarne una, non puoi essere tu il pazzo quando il parlamento di uno dei maggiori paesi europei delibera a maggioranza che Karima El Mahroug è la nipote di Hosni Mubarak. Certo, circostanze del genere certificano che il mondo sta andando a puttane, ma in fondo qual è la novità? 

E infatti la domanda decisiva è proprio questa: quanto possiamo dirci lontani da Silvio Berlusconi? Con estrema onestà, siamo davvero così differenti da quell'iper-modello di vizi e pochissime virtù incarnato in un personaggio che con l'Italia ha a che fare come il cacio sugli amatissimi maccheroni? In fondo in fondo, e la risposta la conosciamo benissimo, sebbene ci spelliamo le mani davanti a personaggi di altissimo spessore e pari profilo, siamo più simili a Berlusconi o a Mattarella? 

L'insofferenza per le regole, la faciloneria, la tendenza a semplificare sono caratteristiche ben incistate nel nostro DNA, c'è poco da fare. Se a queste aggiungiamo spregiudicatezza, capacità affabulatorie, ipertrofia dell'ego e una dose sufficiente di propensione al rischio - che comunque non è mai di perdita secca, perché il sistema assicura comunque prebende, sussidi ed immunità varie - ecco servito il nostro italicissimo super-uomo, modello vincente di un way of life che il mondo intero in verità ci invidia - o almeno così ci illudiamo -  pur facendo emergere solo disprezzo e paternalistica condiscendenza, quando va bene. 

Ecco perché Berlusconi al Quirinale ci starebbe benissimo, al di là delle tonnellate di considerazioni strettamente politiche che ci sarebbero da fare ma che perdono di importanza di fronte a tanta corrispondenza di (mancanza di) regole e valori. 

E poi c'è il consueto chiacchiericcio intellettualoide di contorno, cui questo post va immodestamente a sommarsi, che non fa che confermare i sospetti che coltivo da tempo sul riproporsi delle circostanze favorevoli al realizzarsi di certi eventi. 

I corsivi ed i retroscena che abbondano in questi giorni, infatti, dipingono il solito quadro quando c'è da dar conto delle attività del nostro idolo, dileggiato per il fare spregiudicato da mercante di Venezia e deriso neanche troppo velatamente per l'apparente ingenuità delle ambizioni quirinalizie. E così fioccano le interviste ai fedelissimi di vecchia data dalle quali tracima la classica posa intellettuale in cui la lucidità delle previsioni e delle analisi si immola sull'altare della fedeltà e del saldo di debiti di riconoscenza, per proporre infine la narrazione secondo la quale il duo di sveglioni Salvini-Meloni - novelli Stranamore (il film) - starebbe usando il vecchio leader come "arma fine di mondo" al tavolo delle trattative (sopravvalutandoli non poco, sia detto). 

Io ho invece il terribile sospetto che come al solito Silvio il "visionario" ci veda più lontano di tutti e stia giocando la classica partita che solo i fuoriclasse possono pensare di giocare, fregandosene altamente, come ha sempre fatto del resto, dei retroscenisti, degli elzeviristi e degli intellettuali da salotto, che non vedono l'ora di sbeffeggiarlo per la presunta rozza ottusità della sua veneranda illusione. E se c'è da fare qualche telefonata, scoprire un po' il fianco alle inevitabili cadute di stile e oliare un pochino il sistema, ma che male c'è? In fondo è il sistema che vuol farsi oliare, perché da che mondo e mondo va così. 

Gli vengono assegnate poche possibilità di farcela. Un po' come in quel gennaio di ormai quasi trent'anni fa, con la sola differenza che allora si trattava di una discesa (in campo) e ora si tratta di un'ascesa (al colle più alto). Se davvero affinché le previsioni si avverino è necessario che le coincidenze si affollino come piccioni intorno al becchime, direi che non siamo proprio lontani.

Io comunque non mi fido. E, soprattutto, non mi stupirei. 

 (P.S.: tornando seri, se davvero questa volta tocca al centrodestra io non disprezzerei Frattini, Pera, Moratti, Casini o Cartabia. Di persone serie ce ne sarebbero tante, volendo.)  

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