Quando se ne va una persona allegra


Così come dopo aver lanciato un sasso nelle acque di un lago, per tornare a vedere il fondo è necessario attendere il tempo necessario a far posare il limo smosso, allo stesso modo dopo un evento emotivamente forte è necessario far passare qualche giorno prima di tornare a guardarsi dentro e vedere come stanno davvero le cose.

La vita è strana. Prende le persone e le mette dentro alla tua esistenza, magari per qualche anno, per poi allontanarle e farle diventare via via marginali, quantomeno nel campo percettivo che le questioni di sopravvivenza ci impongono da un certo momento in poi. 

E così ti accorgi che quella compagna di classe delle elementari che ti piaceva tanto si è trasferita a vivere a Londra, ma tu non ne ricordavi più nemmeno l'esistenza fino a quando ti ha inviato una richiesta di contatto su Facebook. O che quel tuo amico di scuola calcio, quello con cui ti eri azzuffato per una stupidaggine sul pulmino che vi portava agli allenamenti, adesso gestisce un bar proprio sotto il tuo ufficio e non lo avevi riconosciuto il giorno in cui gli avevi chiesto distrattamente un caffè. 

Con Enrico eravamo stati compagni di scuola. Nelle vecchie aule della "Vinciguerra" avevamo trascorso anni di inconsapevole e felice spensieratezza. Forse non brillava nello studio, ma era di sicuro il più simpatico della classe. Con la sua risata fragorosa e incoraggiante era sempre pronto ad unirsi a chi stava facendo casino, fungendo da moltiplicatore di allegria e confusione. Ma non era "leggero" come sembrava. Dallo sguardo venato di lontana tristezza traspariva una sensibilità che lo poneva tra i "buoni", nonostante si atteggiasse a finto duro, come tanti tra di noi del resto. E se aveva, come è normale, le sue preferenze in termini di amicizie, non escludeva però nessuno dalla sua scherzosa gioia puberale.   

Ma eravamo ragazzini, materia grezza, informe. Di lì a poco, la vita avrebbe iniziato a modellarci negli uomini che saremmo diventati, non senza fatica o dolore - per entrambi, credo, anche se si capiva già molto di quello che saremmo stati. O avremmo potuto essere. 

Crescendo prendemmo strade diverse, come capita a tanti. Venni iscritto ad una scuola superiore e lui ad un'altra. Eppure ogni volta che ci incontravamo il suo sorriso era sempre accogliente e sincero. Ma già dopo qualche anno eravamo ormai ai classici, sporadici ma cordiali rapporti tra persone che hanno diviso qualcosa in un momento ormai passato e poi niente più.

Ricordo poi nel tempo di averlo incrociato non sempre sorridente - come accade a tutti - ma davanti ad un ex compagno di classe aveva sempre la battuta pronta, anche se un attimo prima il suo sguardo era distratto da un pensiero magari preoccupante.

Certo, gli anni che passavano allargavano sempre di più quel solco che la vita traccia tra persone che hanno preso traiettorie completamente diverse, ma anche incontrarsi per caso alla cassa del supermercato era l'occasione per salutarsi e chiedersi senza ipocrisia "come stai? tutto bene?" e trovare conferma che Enrico - diversamente da altri che magari avevano smesso di salutarmi senza una ragione apparente - era ancora capace di farmi sentire come se fossimo, non dico all'uscita dalla scuola, ma magari al bancone di un pub a bere una birra. 

Non so come se ne sia andato, non ho neanche provato a chiederlo in giro. Non perché non ne abbia avuto il coraggio. Della sua scomparsa, infatti, oggi non mi intimorisce la percezione dell'alito acre della morte che si fa più vicino perché é uno della mia generazione ad essersene andato. E non è stato nemmeno il pudore a fermarmi, ma il dolore. Non quello - scontato e naturale - per la sua scomparsa, ma quello dovuto al poter dare un riferimento concreto alla mia testa del percorso dei suoi ultimi giorni - o momenti, perché davvero non so (e non voglio sapere) quanto ci abbia messo ad andarsene e come lo abbia fatto. 

Ho infatti deciso che continuerò a tirare sassi dentro a quel lago e che non ho voglia di vedere cosa c'è davvero lì sul fondo. Perché il pensiero degli ultimi istanti di una persona dotata di così tanta generosa, leggera e sincera allegria mi fa molto più male del constatare che, semplicemente, non c'è più.

Buon viaggio caro.      

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