Robe lette: Flatlandia, ovvero quando un grande classico t'è sfuggito ed è tutta una lezione di vita (e non solo per i suoi contenuti)
Superati questi primi due shock se ne aggiunge infine un altro - decisivo - perché dopo aver letto questo agile pamphlet in un crescendo di sorpresa e stupore per gli attualissimi contenuti di denuncia socio-politica veicolati tramite allegorie davvero efficaci, il bravo progressista del terzo millennio coglie in esso chissà quali segni profetici sulla deriva della moderna società capitalistica in perenne bisogno di riforma, per scoprire dalla lettura delle note del curatore alla fine del volume tutt'altro ed inaspettato intento da parte dell'autore.
Quanto precede - e con questo chiudo e passo a raccontare qualcosa del libro - ad esemplificare plasticamente come le nostre convinzioni siano spesso supportate da basi fragilissime e precostituite, se non proprio dalla cosiddetta crassa ignoranza, e pertanto inadeguate a decifrare la complessità della realtà che ci circonda (o più semplicemente il significato e la reale portata di un opuscolo). Ma soprattutto che il mondo va guardato e letto sforzandosi di abbandonare i propri pregiudizi, di qualsiasi natura essi siano, poiché questi cercheranno sempre e comunque di farci trovare la loro comoda ed in tal modo inevitabile conferma, a dispetto di una "verità" dura e insieme paradossalmente facilissima da trovare con la pratica di un minimo di umiltà intellettuale e di scarico di zavorra ideologica (e non solo).
Terminato il pippone, passiamo a Flatlandia, anche se più o ci siamo già dentro. Il libro è infatti ambientato in un fantomatico mondo a due sole dimensioni, abitato da esseri dalle sembianze di figure geometriche piane, che però hanno del loro stato solo l'intuizione, non essendogli consentito per natura di innanzarsi sul piano in cui vivono per dare una sbirciatina al reale stato delle cose, apparendo al loro unico occhio ogni oggetto o soggetto, almeno in prima istanza, come una linea retta o un punto.
Questo mondo, retto da regole e principi singolari che sono l'evidente proiezione della limitata esperienza a due dimensioni, è diviso in classi di livello crescente al progredire del numero di lati di cui ogni forma è dotata. Lati che crescono ad ogni passaggio generazionale riuscito. Fanno eccezione le donne, che sono tutte linee rette - dunque prive di ogni pregio ma pericolosissime vista la forma acuminata - gli esecrati triangoli isosceli - anch'essi temuti per la loro punta e ai quali sono demandate le mansioni più ignobili o umili - e le figure irregolari a cui sono invece riservati tristi destini.
Il mondo è governato dai cerchi - che tali non sono, essendo in realtà poligoni regolari dall'elevatissimo numero di lati - i quali detengono il potere supremo in virtù di una serie di valori e consuetudini che fanno sì che difficilmente tale ordine possa essere sovvertito, anche se qualcuno di tanto in tanto ci prova con esiti prevedibili.
In questo stato di cose, in cui eugenetica, sdoppiamento del linguaggio e del sistema dei valori sono alla base del perpetrarsi del regime (vi ricorda qualcosa?), un quadrato matematico - figura propria degli studiosi e dei professionisti - inizia a fare strani sogni di mondi monodimensionali (una linea) e adimensionali (un punto), sorridendo delle stranezze proprie di questi mondi che gli appaiono cosiì limitati rispetto al suo piano.
Dopo una discussione con un nipote esagono, che redarguisce per aver questi affermato che logica vorrebbe che l'elevazione alla terza potenza abbia anche un significato "esistenziale" oltre a quello meramente computazionale, gli appare una sfera che lo ammonisce, rivelandogli che il nipote ha ragione. Questo essere inspiegabile, che gli appare come un cerchio perfettissimo che si allarga e si restringe a seconda del livello a cui interseca il piano in cui si trova lo sventurato quadrato, prova in tutti i modi a convincerlo dell'esistenza della supposta terza dimensione tramite argomentazioni teoriche via via più stringenti, ma senza successo, per poi scaraventarlo nel proprio mondo di solidi tridimensionali facendogliene vivere l'esperienza diretta.
Prima di essere rispedito nel suo piano, dove nel tentativo di raccontare quanto ha visto verrà dichiarato folle ed incarcerato a vita, il quadrato-matematico chiede alla sfera di condurlo nella realtà a quattro e poi a cinque e poi ad "n" dimensioni, le quali a questo punto sono per lui perfettamente spiegabili e dimostrabili tramite i postulati teorici che la sfera gli aveva proposto prima del viaggio vero e proprio nello "spazio". Ma la sfera paleserà a sua volta inaspettatamente - o forse no? - tutti i limiti di essere "limitato" alla comprensione di tre sole dimensioni.
Già queste brevissime note fanno capire quanto potenti e suggestive siano le allegorie di cui tutto il libro è pervaso e di come abbiano evidenti richiami a questioni connesse non solo alla scienza e all'epistemologia, ma anche alla politica e alla sociologia, anche se nessuna di queste, infine, è la ragione ultima di questo scritto. L'autore è infatti fondamentalmente un teologo nonché uomo di fede, che nel periodo del positivismo imperante tentava con questo, che è il più famoso, ed altri testi di trovare una via per conciliare la religione con l'apparente trionfo della scienza.
Da quanto ho appreso Flatlandia è un cult tra gli studiosi di matematica e materie scientifiche in generale, dunque per un economista come il sottoscritto la sua ignoranza è tutto sommato giustificata. Ma, se come diceva Asimov, questo libro è uno degli strumenti migliori per introdurre anche le menti meno pronte alla questione delle "dimensioni", come avrete capito limitarsi a questo livello di lettura, come a quelli strettamente socio-politici, è assolutamente limitante.
Il sottoscritto ha infatti tratto, tanto dai contenuti del libro quanto dalle vicende ad esso connesse cui ho accennato in apertura, l'ennesima conferma che è necessario sganciarsi dalle fragili conclusioni che le nostre personali e precostituite convinzioni ci propongono per arrivare a sovvertire - o a provare a sovvertire - anche ciò che risulta apparentemente scontato e inconfutabile.
Consigliatissimo, per quelli che non lo avessero già letto :-)

Commenti
Posta un commento