L'occasione che ci fornisce la vicenda Morisi

I social e i siti di informazione sono pieni di analisi sulla vicenda di cronaca che ha interessato Luca Morisi e io non aggiungerò la mia. Soprattutto non voglio occuparmi di questioni che hanno a che fare con la sfera personale di chicchessia, visto che non sono mai stato né contro il sesso a pagamento tra adulti consenzienti né all'uso di droghe di ogni tipo. Su questo punto davvero per me ognuno fa quel che crede, ovviamente nei limiti in cui tali pratiche non abbiano ricadute sulla vita, la sicurezza e la libertà altrui.  

Non è dunque la dimensione privata della questione che mi interessa, né l'ipocrisia e il doppio fondo morale dello spin doctor. E' invece la ricaduta sulla politica del diritto quella sulla quale l'attenzione va portata perché è qui, a mio avviso, che deve essere fatto lo sforzo maggiore per separare il grano dal loglio e comprendere come certi moralismi relativi alle inclinazioni individuali siano ormai deleteri per una società moderna come la nostra. 

Mi riferisco all'annoso dibattito sui confini delle libertà individuali. Si va così a sbattere contro temi scottanti - o almeno percepiti come tali - quali la legalizzazione dell'uso delle droghe, l'identità di genere, il fine vita, il concetto giuridico di famiglia, gli atti di disposizione del proprio corpo e tutti quei fenomeni che, per ragioni diverse ma tutte fondamentalmente convergenti verso motivazioni "morali" o di presunto "ordine pubblico", sono sotto un regime di stretto controllo statuale e/o di repressione.

La Lega ed in generale la maggioranza della destra italiana ha connotazioni tutt'altro che in linea con la tradizione della destra liberale europea, che si è fatta interprete di legislazioni moderne in materia di diritti civili. E' un fatto però, piaccia o meno, che il suo attuale e vasto bacino elettorale di riferimento - parliamo di quasi il 50% degli italiani che votano - interrogato sui temi di cui sopra esprima posizioni tutt'altro che di chiusura rispetto a soluzioni libertarie. E' vero, persiste uno zoccolo duro di teo-ultra-conservatori ma si tratta ormai di una minoranza che oserei definire marginale, per quanto attiva, rumorosissima e ben innervata in taluni sistemi di potere.

Il mistero è perché tale elettorato, apparentemente slegato dalla morale di stretta osservanza, continui a votare questa destra che - al di là della questione immigrazione, sulla quale intercetta consensi trasversali - continua a propinare ricette anni '50 sulle libertà individuali. Ma resta il dato sul sentiment generale, la propensione di ormai vaste fette dell' opinione pubblica italiana a favore di interventi legislativi di stampo libertario, inclusivo e antidiscriminatorio. Esempi fulgidi ed incoraggianti sono la valanga di firme che si sono riversate a sostegno dei referendum sulla depenalizzazione della morte assistita e delle droghe leggere o i sorprendenti risultati dei sondaggi di opinione in merito al DDL Zan. 

In sostanza, la volontà di superare gli insopportabili moralismi di facciata che hanno come sottoprodotto l'inevitabile ipocrisia di chi in pubblico dice una cosa e poi in privato fa l'esatto opposto è ormai nettamente maggioritaria nel paese reale. D'altronde il consumo di droghe è ormai diffuso in tutti gli ambienti sociali - quelli clericali inclusi, si scopre sempre con più frequenza - e non è più fenomeno legato a contesti di degrado, l'eutanasia è ampiamente praticata ma affidata alla pietà e alla solitaria coscienza del singolo medico costretto a muoversi fuori da protocolli condivisi ed esposto così ad enormi responsabilità e la famiglia è divenuta ormai fenomeno molto più vario e complesso dello stereotipo da Mulino Bianco con cui siamo cresciuti. 

Ecco, la nemesi implicita nella vicenda Morisi, dopo l'inevitabile e disgustosa ribalta mediatica della dimensione privata, andrebbe invece trasformata fino a farla diventare l'occasione per affrontare con approccio riformatore e moderno questioni che per ragioni ormai non più attuali sono ancora oggi trattate con infinita, inutile ed ormai inadeguata ipocrisia morale.  

D'altronde è significativo che uno degli attacchi più duri sul piano personale Morisi lo abbia ricevuto da tal Pillon. Fa ridere solo a pensarlo, ma io non avrei dubbi su chi scegliere, in un ipotetico gioco della torre al contrario, se potessi buttarne giù uno solo. 

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