L'irripetibile allineamento astrale dell'età dell'oro draghiana e la Große Koalition in salsa italiana
Proviamo dunque a fare un giochino che partendo dalla situazione politico-istituzionale attuale la proietti verso un orizzonte temporale di due anni, vale a dire a valle delle prossime elezioni politiche, per provare ad immaginare quali saranno i probabili assetti del sistema Italia a quella data.
Il primo snodo è quello dell'elezione del Presidente della Repubblica, che dovrà essere affrontato nei primissimi mesi del 2022. Il dilemma è Draghi sì o Draghi no e io propendo - non solo in termini probabilistici - per la seconda opzione, visto che sta svolgendo bene il suo ruolo ma soprattutto perché fa comodo a pressoché tutte le forze politiche (ad eccezione forse di Conte e della sinistra-sinistra), sebbene per ragioni diverse, averlo a Palazzo Chigi per un altro anno.
Sciolto il primo, il secondo conseguente dubbio è Mattarella-bis o no. In tempi normali del secondo incarico al presidente uscente non se ne sarebbe parlato proprio, ma tenendo conto della situazione emergenziale dovuta al Covid e dell'irrisolta crisi istituzionale che il nostro paese sta vivendo ormai ininterrottamente da almeno dieci anni, il bis diventa quasi d'obbligo.
Anche perché, parliamoci chiaramente, la c.d. "riserva della Repubblica" non dispone di profili di spessore - a meno che tale non voglia essere considerato Berlusconi - mentre i vari aspiranti che manovrano nell'ombra (Franceschini, Casellati, ma soprattutto Casini), non sembrano avere forza sufficiente ad imporre una loro nomina né - nessuno si senta offeso - l'alto profilo necessario.
Assodata la conferma del duo Draghi-Mattarella - che è anche la soluzione che più d'ogni altra auspico - immaginiamo cosa accadrebbe subito dopo. Gli scenari marco-economici e le previsioni di crescita sembrano convergere su risultati positivi per l'Italia, anche grazie all'utilizzo dei fondi del PNRR e alle connesse riforme che Draghi quasi certamente riuscirà a portare a casa grazie all'irripetibile allineamento di circostanze favorevoli che lo accompagnano e di cui è anche in gran parte artefice o comunque facilitatore.
Dunque è facile attendersi che all'approssimarsi dell'appuntamento elettorale del 2022 quasi tutte - se non tutte - le forze politiche che oggi sostengono il governo Draghi potrebbero indicare più o meno apertamente quest'ultimo come leader designato. E ricordando che si voterà quasi sicuramente con un sistema di ispirazione proporzionale - che di norma massimizza "l'egoismo" della singola lista per ottenere il maggior peso possibile in vista delle trattative che tale sistema impone a valle delle elezioni - tale prospettiva risulta ancor più sorprendente nel suo apparire come lo sbocco quasi naturale di questa fase.
Insomma, anche se molto probabilmente non tramite coalizioni politiche formalizzate, Lega, FI, PD, centro liberale vario e assortito (Renzi, Calenda, Bonino) e forse anche il M5S a trazione contiana, convergeranno sull'indicazione a Mattarella del nome di Draghi nelle consultazioni post-elezioni, venendosi così a formare un governo di larghe intese, questa volta con investitura elettorale, sulla durata e gli esiti del quale però non mi azzardo a fare previsioni vista l'ampiezza dell'orizzonte temporale da coprire.
Alla fine di tutto questo giro, iniziato con l'elezione di un parlamento dalle alleanze impossibili - quello uscito dalle elezioni del 2018 - passato attraverso il Papeete prima e il Covid-19 poi, ci ritroveremmo dunque molto probabilmente nel 2022 con una Große Koalition in salsa italiana, in ritardo rispetto all'originale di matrice teutonica di quasi vent'anni.
E' ovvio che quella che ho appena svolto è solo una previsione - tra l'altro abbastanza grossolana - e pertanto da prendere come tale, visto che in politica due anni corrispondono ad un'era geologica. Ma al momento credo sia il punto di caduta sul cui avveramento scommettono in molti. Anche alla luce della recente sortita della Lega con l'emendamento anti-green pass, che ha dimostrato con chiarezza come nemmeno le azioni che travalicano i limiti ammessi per le scaramucce da governi di unità nazionale riescono a scalfire la tenuta di un governo che appare saldissimo, nei numeri e nella guida. Soprattutto nella guida, viene da dire.
E allora varrebbe la pena domandarsi perché ci siano volute un paio di crisi finanziarie, una istituzionale tutt'ora in corso, governi zoppi e "alati", intrighi da corte di Bisanzio, tribuni della plebe di varia estrazione, coalizioni Frankenstein ed infine un'epidemia senza pari nella storia per farci giungere al risultato che per superare la crisi sistemica che ci avvolge da ormai trent'anni (più o meno da dopo Tangentopoli) ci sia bisogno di una ricetta che gli amici tedeschi hanno sperimentato - e con grande successo - a valle della loro ultima, vera crisi, davanti ai nostri occhi negli ultimi vent'anni.
La risposta io ce l'avrei pure, ma già sento le accuse di radicalismo chic, disfattismo e antinazionalismo che ben conosco e dunque la lascio a voi e, ovviamente, ai posteri.
Torno a fare qualcosa di concreto e con un poco di senso.

Commenti
Posta un commento