Una cosa divertente che non farò mai più (credo)


Ovviamente non si tratta della recensione del noto saggio di Foster Wallace sull'industria delle crociere (a cui comunque rimando per una lettura divertente), ma non nascondo che il titolo e il contenuto di questo post siano ad esso ispirati. 

Ovvio pure che non sono Foster Wallace - e per fortuna direi, vista la finaccia - e dunque al di là della qualità della scrittura, anche la causa di questo scritto, oltre che l'oggetto, sono differenti.

Ciò che ci accomuna, se così molto immodestamente si può dire, è l'aver affrontato - lui in qualità di engaged reporter, io da vacanziero obbligato da una bimba di poco più di un anno - un'esperienza di villeggiatura di massa e di essere riusciti a trarne un divertimento, non in senso stretto ça va sans dire, non scontato. 

Quest'anno infatti, per la prima e credo ultima volta in vita mia, ho trascorso le ferie estive in un villaggio turistico. Ed è stato divertente constatare come alcuni luoghi comuni che accompagnano questo tipo di realtà corrispondano al vero, ma in senso positivo. 

Capiamoci subito: mi sono annoiato a morte e pure stancato parecchio. Ma in termini canonici non mi aspettavo nulla di diverso. Dover assicurare un ambiente sicuro e confortevole ad una bimba di un anno e farla divertire, al di là dell'immenso amore che provo per lei, è in perfetta antitesi con le vacanze che ho fatto sino a ieri. 

Ma devo ammettere che sono rimasto di stucco di fronte all'organizzazione millimetrica che si cela dietro al funzionamento di queste strutture, che riescono ad assicurare elevati livelli di comfort ad un gran numero di persone contemporaneamente. 

Perché sta tutta qui la questione: chi sceglie un villaggio vacanze vuole sbracarsi, non pensare letteralmente a nulla - oltre al mio e a quello di mia moglie ho contato un solo libro, peraltro un giallo, in tutto il soggiorno - ed essere servito.

Prima tappa - primum manducare o sbaglio? - cucina e dintorni. Qui quello che lascia stupiti è come in finestre di circa due ore si riesca a far mangiare - e bene, sia detto! - tre volte al dì centina di persone. 

Credo che a questo contribuisca in maniera determinante l'appetito degli ospiti, che nel tris mare/sonno/cibo attribuiscono a quest'ultimo un ruolo decisivo nel recupero della spesa del soggiorno, corrispondendo al vero i luoghi comuni su piatti piramidali ricolmi di gamberoni, pizze e croissant. Nello stesso pasto, ovviamente. E per questo la direzione investe molto, e si vede, nel comparto ristorazione, consapevole della sua importanza nel determinare il rating esperienziale dei propri ospiti. 

Se per rabbonire il popolo insieme al pane ci vogliono i circensi, ecco un altro luogo comune che esce a testa alta dal mio personalissimo carotaggio: la fantomatica animazione. Ebbene, una delle cose che più mi ha fatto piacere è che sebbene la clientela sia rappresentata in gran parte da famiglie con prole, né un spiaggia né in sala ristorante ho trovato frotte di nanerottoli a rincorrersi a decibel spianati. Questo perché la figliolanza tra i tre e i diciassette anni tra le 10 e le 18 è affidata, ovviamente per chi vuole, alla cura dei ragazzi dell'animazione. 

In spiaggia c'è comunque attività dedicata agli adulti - non pensate male, eh! - oltre a una sorta di continuo sottofondo a cura di quello che credo fosse il capo-animatore, che intervallava musica leggera, tendente alla leggerissima, a commenti sulle notizie del giorno - selezione questa decisamente leggerissima (in Afghanistan non stava accadendo nulla, tanto per dirne una). 

Poi il dopo pranzo, con intrattenimento voce e chitarra e la sera, con baby-dance e spettacolo musical teatrale di buon livello nazional popolare. Insomma, intrattenimento ben assortito, funzionale e discreto per chi, come il sottoscritto, preferisce starsene defilato. Diversamente dal cibo, che mi ha visto protagonista di buone performance, ho infatti vissuto la parte intrattenimento da semplice spettatore ricavandone comunque una sensazione di buona professionalità: gente sempre sorridente che sa suonare, cantare, recitare ed intrattenere in maniera professionale. Chapeau! 

Infine il mare. Bello e pulito, ovviamente non per merito del villaggio che ha comunque quello di assicurare una spiaggia organizzata, linda e funzionale, con spazi e servizi in misura sufficiente a soddisfare tutti. 

Prima di chiudere, qualche osservazione sui vicini di tavolo/lettino. Al netto di alcune purtroppo significative eccezioni, ho notato con sorpresa una generale buona disposizione al rispetto delle file e delle regole, cosa che in questo momento è altamente rassicurante. Non solo per la buona riuscita della vacanza ma anche in una prospettiva di comunità nazionale, visto che gli italiani erano i più. 

In definitiva si respira una rassicurante aria di ferie anni 80/90, aggiornata alle esigenze e ai tempi d'oggi. E nonostante siano tutto fuorché a buon mercato se ne comprende il successo a dispetto o forse proprio a grazie alla serialità standardizzata del prodotto, che rassicura, avvolge e - nel buon esito della sua missione - deresponsabilizza il fruitore dalla ricerca d'altro se non l'abbandono all'esperienza all inclusive

Per chi ama farsi servire in un contesto di buoni standard mi rendo conto che la soluzione sia ottimale ma credo che difficilmente farò ancora vacanze di questo tipo, perché dal periodo estivo di riposo mi attendo anche altro che mare, cibo e panciolle. 

O forse, chissà... 

:-) 

  


Commenti

Post popolari in questo blog

Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)

Alla prossima

La prospettiva della storia e quella della cronaca