La politica anestetizzata che sembrava un male e che invece


D'estate si sa, la politica sonnecchia e gli argomenti in generale languono. Ricordo che un tempo ci pensava il Bossi a movimentare le estati dei mitici anni '90 come quando durante il primo governo Berlusconi, in canotta e pantaloncini, vagheggiava di eserciti leghisti pronti alla rivolta nelle valli bresciane se il fu Cav. non avesse imboccato decisamente la strada dell'autonomia per il nord. E il solo ricordo è già frescura e sollievo. 

A pensarci, che tempi! Eppure era politica pure quella, un po' ruspante - è vero - ma al tempo stesso molto efficace. E che portava con sé, magari senza saperlo, i germi dell'attuale degenerazione fatta, a partire da allora, di gestacci, cadute di stile, urla e sollecitazioni nelle parti basse dell'elettorato. Da quel momento in poi nulla fu come prima e c'è da ammetterlo, il Senatur fissò degli standard che garantirono per imitazione frotte di epigoni, ma difficilmente qualcuno del suo livello.     

Basta guardarsi intorno oggigiorno del resto. Veniamo da dieci anni di crisi politica praticamente ininterrotta, se vogliamo sorvolare sul ventennio berlusconiano che li ha preceduti derubricandolo a fase di transizione dalla Prima Repubblica verso non si sa cosa - in cui l'arte del possibile è divenuta pratica di sopravvivenza di pattuglie di autoproclamati che hanno come obiettivo esclusivo quello di vincere le prossime elezioni, ma non il bene del paese. 

Tuttavia, non è un mistero il fatto che io sia stato tra quelli che non hanno salutato con gioia l'avvento di Draghi. Per tante ragioni, tutte ancora valide a mio avviso, non ultima quella per cui questo esecutivo rappresenta un nuovo commissariamento del Parlamento e della politica in generale, dopo quello avvenuto - è vero in circostanze peculiari - ad opera dell'iperattivo e tracimante re Giorgio con i governi Monti, Letta e Renzi e con quello Gentiloni, sebbene di nomina mattarelliana, a rappresentarne l'inevitabile coda. 

La realtà è che la perversione del sistema elettorale prescelto da questa classe politica, che fa della cooptazione il metodo principe per la selezione della classe dirigente, ha avuto come frutto avvelenato l'ennesimo parlamento - quello uscito dalle urne nel 2018 - senza maggioranze politiche vere. E allora, dopo il mostro Lega-M5S e quello PD-Leu-M5S eccoci di nuovo in mano a qualcuno che davvero non è stato eletto da nessuno e che probabilmente questa intenzione, così come quella di governare una fase delicata come questa, non ce l'ha mai avuta. 

Eppure vado ricredendomi. Non per la presunta svolta nella gestione dell'emergenza Covid (anche un cretino sa che ora c'è un'abbondanza di vaccino che a gennaio non era neanche immaginabile) o per il piano italiano di accesso al Recovery Fund. Quello che mi colpisce e mi impressiona positivamente sono il pragmatismo e la sfrontatezza di fronte al rischio di impopolarità e dunque di presunta mancata rielezione che chi guida oggi il governo evidentemente non avverte come tale. E che in un politico vero si chiamerebbe lungimiranza. 

La cartina al tornasole di quanto sopra è la gestione di due questioni apparentemente secondarie ma tutt'altro che irrilevanti, come la riforma della giustizia e il Green Pass, entrambe intrise di significati politici ben più ampi rispetto all'orizzonte contingente in cui sono incardinate. 

Ebbene i partiti politici (o ciò che ne rimane) e i loro leader stavano dando l'ennesima prova di inconcludenza e di visione di breve periodo nell'affrontarle cercando ancora una volta di massimizzare il mero consenso elettorale, senza guardare un pelo al di là del proprio ristretto orticello ma soprattutto senza curarsi del bene dell'Italia. Non perderò tempo a fare l'elenco con le evidenti colpe che tuttavia sono di tutti, sia chiaro, nessuno escluso. 

La conclusione di tutto ciò? Che la politica ha smesso da tempo di fare il suo lavoro e invece lo fa bene chi politico non è e non segue, né deve seguire, le sue regole e i suoi meccanismi perversi. Sia beninteso, non un parvenu stile grillino, ma qualcuno dotato di sana competenza e capacità gestionali comprovate. Se però nel lungo termine questa è tecnicamente una tragedia perché pone seri dubbi sulla capacità di funzionamento dei sistemi democratici di fronte alle sfide globalizzate con le più efficienti dittature o autocrazie moderne, dall'altro fa piacere pensare ad una politica anestetizzata e messa in ghiaccio per un po'. 

Soprattutto d'estate, senza neanche un Bossi a rinfrescarci le idee e a intrattenerci quel tanto che basta. 

Buone vacanze ai miei pochi ma affezionati lettori.

   

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