Lezioni di politica e dove trovarle

Penso sappiate quanto io detesti Matteo Renzi. Per ragioni tanto sostanziali quanto epidermiche. E proprio per questo mi rode da morire dover constatare come stia dando l'ennesima lezione di politica al PD e alla sinistra in generale. Ma non solo a loro, se si guarda appena un poco più in là. 

Il leader di Italia Viva è quanto di più lontano possa esistere da me in una situazione di "normalità" politica. In un paese diverso, dove non fossero presenti con tanta forza i condizionamenti della dottrina cattolica e i cascami dei conti mai fatti con il fascismo, sarebbe il riferimento della destra moderata e costituzionale. 

Ma in un contesto in cui la destra liberale praticamente non è mai esistita e la sinistra è stata egemonizzata per anni dal più grande partito comunista dell'Europa occidentale, non sorprende che un tale profilo sia germogliato in seno al centrosinistra "fuso a freddo" dall'operazione Partito Democratico. Come non sorprende che, dopo un'esperienza a dir poco scioccante (first reaction: shock!) ne sia stato allontanato come un corpo estraneo - quello che nella sostanza è - non senza travaglio e al prezzo della minaccia degli anni di dominio della destra populista, sovranista e reazionaria che con buona probabilità ci aspettano nel futuro prossimo.

E' però uno che ha stoffa, occorre ammetterlo, e che vende sempre cara la propria pelle. Ad inizio d'anno, dopo aver compreso che il suo spazio di manovra si stava assottigliando sempre di più, ha mandato a casa Conte garantendosi un altro giro di carte. Ha venduto questo passaggio lasciando qualche poltrona e facendo credere che la sua influenza sarebbe diminuita con lo spostamento dell'asse politico del governo, ma che lui lo faceva per il bene dell'Italia. Niente di più falso, ovviamente. 

Oggi l'occasione di rimettersi al centro anche prima dell'elezione del Presidente della Repubblica - dove i suoi voti saranno determinanti - gliela hanno fornita su un piatto d'argento i pasdaran del DDL Zan. Non gli sarà parso vero di poter sgretolare il fronte PD-M5S con una proposta di apertura a modifiche su aspetti tutto sommato non decisivi rispetto all'originaria ratio della norma. E tornare così al centro della contesa e preparare da protagonista il terreno al vero snodo della politica italiana, vale a dire la successione a Mattarella e subito dopo il destino di Mario Draghi e della maggioranza che attualmente lo sorregge.

L'azzardo è grande, perché si basa su un accordo tacito con Salvini: tu fai passare il DDL Zan opportunamente silenziato nei passaggi più ideologici e io non avrò preclusioni a considerarti interlocutore nell'elezione del prossimo capo dello stato e nella definizione degli equilibri politici del prossimo governo, entrambi passaggi dove i voti del rinascimentalista di Rignano saranno decisivi, consentendo così il superamento di due tabù in una sola mossa: rendere decisivo l'apporto del centro-destra all'elezione del capo dello stato - che stavolta potrebbe uscire proprio da quel mazzo -  e aprire le porte ad una lunga stagione di governo non allineato, almeno in prima battuta, all'europeismo à la page.  

In tutto ciò i democratici fanno le belle anime e statuine e come al solito rimangono col cerino in mano. Letta perde la prima vera battaglia, in attesa delle elezioni comunali del prossimo autunno quando davvero si capirà che fine faranno lui e tutto l'apparato correntizio del Nazzareno. Renzi invece si rimette in gioco e pure alla grande. Da un lato marginalizza il PD e quel che resta del M5S, dall'altro si candida a svolgere un ruolo da king maker (e non solo) nei prossimi mesi, quando ridiverranno contendibili le leadership degli schieramenti che ambiscono a governare il paese per i prossimi dieci anni.  

Salvini cadrà nella trappola? E' cosciente del fatto che è divenuto l'ultima spiaggia di Renzi? E' vero che non brilla molto per intelligenza politica ma forse qualcuno dei suoi gli ricorderà che Stalin spuntò la creazione e l'assoggettamento della Cecoslovacchia alla sfera di influenza sovietica al prezzo dell'abbandono di ogni velleità sul Pacifico meridionale, che però era già nei fatti nelle mani di Churchill. 

O forse non ascolterà nessuno, se non il timore crescente di vedersi scalzato da destra nella corsa al ruolo di capitano d'Italia e per questo si renderà disponibile all'abbraccio fatale con Renzi. Che segretamente, ma nemmeno troppo, ha messo nel mirino proprio la sua leadership. 

 


Commenti

Post popolari in questo blog

Perché ha ancora senso parlare di fascismo (e di antifascismo)

Alla prossima

La prospettiva della storia e quella della cronaca