Il Tax gap italiano e i paradossi dell'evasione fiscale - Parte 1
Dopo i post "emotivi" è doveroso rimettere la chiesa al centro del villaggio e tornare ad essere almeno un filo fastidioso. Dunque, ecco che oggi voglio parlare di Tax Gap e dei paradossi che genera l'evasione fiscale.
Qualcuno, giustamente, si chiederà: "e che caz..'è 'sto tax gap?". Abbastanza semplice: l'ammontare delle tasse e dei contributi che annualmente vengono evasi. A quanto ammonta? In media nel nostro paese a 110 miliardi. Si tratta di un importo notevole, se pensiamo che il totale delle entrate tributarie e contributive in Italia si aggira intorno ai 730 miliardi.
Lo spunto per questo post me lo ha dato il risultato di una recente ricerca della Berkeley university secondo la quale l'ammontare delle imposte non pagate in Italia dalle aziende multinazionali è di circa 23 miliardi. Ma soprattutto, gli esiti del G7 dei ministri delle finanze di ieri a Londra che ha abbozzato un accordo per una riforma della tassazione delle imprese multinazionali, invero ancora tutto da approvare ai diversi livelli necessari affinché questa sia operativa.
Tuttavia, ciò che emerge con chiarezza dal combinato di queste due notizie, in verità un po' difficile da accettare, è che l'ammanco causato dalle corporation, allo stato attuale, è del tutto legale.
Eh già, perché Google e Amazon, ma anche tutte le meno conosciute imprese - straniere ed italiane - che svolgono la propria attività tramite un'organizzazione multinazionale, applicano (e sfruttano) molto semplicemente le norme e le prassi concordate a livello internazionale che stabiliscono le regole per l'imputazione dei profitti (e dunque delle basi imponibili) nei vari Stati. In sostanza, non fanno "nero", che è invece vera e propria evasione.
In sostanza il quantum della fiscalità della società multinazionale è determinato dalle regole che gli stati nazionali concordano nei trattati sulla distribuzione del potere di esercitare potestà impositiva sul medesimo reddito, potere che diversamente sarebbe concorrente e porterebbe ad una inaccettabile doppia imposizione.
Per semplificare al massimo: se produco nel paese A ma vendo nel paese B, dove devo pagare le tasse? E se la sede legale della mia impresa è nel paese C? Esistono una serie di accordi che sulla base di diversi parametri (tipologia di redditi, tipologia di soggetti coinvolti, modalità di produzione del reddito, organizzazione delle strutture di produzione e vendita, imposte coinvolte, etc.) stabiliscono le regole affinché le agenzie fiscali dei tre paesi coinvolti (A, B e C) siano (più o meno) d'accordo su chi debba incassare le imposte sui flussi di reddito generati dalle transazioni che li coinvolgono.
Il tema è molto complesso e non si presta a soluzioni semplicistiche, che servono solo a vellicare la pancia di chi non ha piena cognizione di tutti gli aspetti in ballo. Istituire, ad esempio, una web tax unilaterale da parte di un singolo stato sulle transazioni digitali è una soluzione stupida, inutile e anzi spesso dannosa. E' invece necessario che le regole impositive siano condivise a livello internazionale e adeguate, questo sì, alle nuove modalità di produzione e distribuzione dei redditi dell'era digitale.
Basti dire qui che gli stati si stanno accordando per rivedere questi standard e modificare i criteri di allocazione dei profitti transazionali (e in parte lo hanno già fatto). Ma affinché la nuova tassazione sulle multinazionali sia efficace è necessario che sia condivisa a livello internazionale e applicata da tutti. Soluzioni diverse e soprattutto unilaterali, creano più problemi di quelli che apparentemente risolvono (manciate di consenso elettorale a parte, ovviamente).
Rimane però il tema del resto dell'ammanco. Anzi, a dirla tutta, di tutto l'ammanco. Perché la favoletta che si sente ripetere spesso è che sono i grandi contribuenti quelli che evadono. Come abbiamo visto questo non corrisponde al vero, se non parzialmente. Ma allora chi è che evade?
Il discorso anche qui non è semplice, ma va affrontato. Proviamoci. L'imposta più evasa in assoluto, per un importo di circa 33 miliardi, è l'IVA, la principale imposta indiretta. Come si evade l'IVA? Molto semplice: omettendo di certificare i propri ricavi, dunque facendo "nero", vale a dire non facendo fatture/ricevute/scontrini. E chi può farlo? Chi ha clienti che non hanno interesse a ricevere una fattura o uno scontrino per documentare l'operazione, perché non hanno una contabilità e un sistema di determinazione del reddito basato sulla contrapposizione di costi e ricavi da comprovare, e soprattutto non vedono differenza tra il pagamento in contanti e quello elettronico.
Dunque, in generale, il fenomeno riguarda soprattutto chi vende i propri beni e i propri servizi ai consumatori finali. Tenuto conto che nella quasi totalità dei casi a un corrispettivo non fatturato (o scontrinato, che è lo stesso) corrisponde anche un reddito non dichiarato ai fini delle imposte dirette, ecco servita la parte più rilevante dell'evasione fiscale. Diciamo più o meno il 60% del totale.
Un altro comparto che produce un'altra grande fetta di evasione è il lavoro in nero, perché chi accetta di lavorare in nero probabilmente lo fa perché non ha scelta, ma chi fa lavorare in nero non versa imposte e contributi sul reddito pagato al lavoratore, per un importo pari a circa altri 12 miliardi di euro l'anno.
Arrivati a questo punto vorrei far notare che ho semplicemente elencato dei fatti e riportato dati ufficiali, disponibili sul web (Ministero delle Finanze, Istat, OCSE, centri studi etc.). Non ho emesso alcun giudizio, né lo farò da qui alla fine di questo post. Si può infatti evadere per tante ragioni e non starò qui ad elencarle e soprattutto a valutarle.
Ma un dato emerge con chiarezza: l'evasione fiscale, vale a dire la sottrazione alla tassazione di operazioni in violazione della legge, è fenomeno che alberga - IN VALORE ASSOLUTO - soprattutto presso i piccoli e medio/piccoli. Attenzione, questo non vuol dire che gli altri non lo facciano, ma la parte più corposa arriva da qui.
In tutto ciò quali sono i rimedi messi in campo dalle autorità?
Ne parlerò nella seconda parte del post.

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