Il ritorno di José

"Certi amori non finiscono/fanno dei giri immensi e poi ritornano" 

Gli abusati versi dell'Antonello nazionale mi sembrano la citazione più adatta per aprire il commento a quella che è davvero una notizia-bomba. Sì, lo so, c'è stato ben altro e anche di ben più grave, ma come ho già avuto modo di dire il calcio rappresenta una via di fuga importantissima, necessaria a dar corso ai necessari sfoghi che la pesante realtà ci impone. 

Da juventino detesto profondamente Mourinho. Ma anche a giudicarlo con distacco calcistico devo  constatare la sua appartenenza a quella risma di gente antipatica, iper-competitiva e soprattutto fondamentalmente scorretta che mette al servizio della vittoria ogni mezzo - sempre lecito, ci mancherebbe - ma spesso confinante col cattivo gusto e l'immoralità, se non apertamente tale.  

Ma che sia un personaggio - e che personaggio! - non c'è bisogno che sia io a ribadirlo. E soprattutto in un campionato come il nostro, divenuto ormai periferia del calcio che conta e dove la sublimazione del tema tattico a discapito di quelli tecnico e fisico ha fatto sì che le partite siano diventate una sorta di moderna batracomiomachia (anche se devo ammettere che disprezzo profondamente il calcio arrembante e un po' naif proposto da alcune scuole oggi particolarmente in voga) c'era davvero bisogno di uno come lo Special One, quantomeno per movimentare l'ambiente e restituirgli un poco di ribalta. Per il resto non aspettiamoci il grande gioco, le sue squadre non hanno mai espresso un calcio spettacolare né questo accadrà la prossima stagione.

E' vero però che dopo gli ultimi anni, conditi da sconfitte, fallimenti ed esoneri a ripetizione, il buon Mou pare abbia perso un po' del suo proverbiale smalto. Ma soprattutto non è più alla guida di corazzate inaffondabili con budget illimitati, ma ha a disposizione squadre di medio-alta classifica con ambizioni da underdog. La Roma ha una bella rosa, alcuni ottimi giocatori, una proprietà solida, ma al momento è sprovvista di campionissimi e molto difficilmente ne ingaggerà qualcuno. E' vero: può ambire legittimamente a fare il colpaccio, soprattutto se azzeccherà un paio di mosse di mercato, ma non parte né col favore dei pronostici né con le caratteristiche di una piazza capace nel gestire le grandi ambizioni. 

Eppure, mi sento di dare il bentornato a Mourinho perché comunque andrà ci sarà da divertirsi. I giornalisti già si stanno sfregando le mani: le polemiche ed i titoli non mancheranno di sicuro. Già immagino i battibecchi con Conte, per dirne una. E con un filo di sadismo vederlo non più come primo della classe - sebbene sempre irriverente e provocatorio - ma destinato ad esiti incerti e molto probabilmente non vittoriosi, mi dà quella soddisfazione perversa che anche quelli come me provano di tanto in tanto. 

Sperare infatti che alla fine scapperà di nuovo nottetempo - come fece nella notte della finale di Madrid, quando ad attenderlo subito dopo la premiazione della Champions appena vinta con l'Inter c'era una macchina di Florentino Perez che lo avrebbe condotto alla firma del contratto col Real - ma all'esito di un match stavolta a lui fatale, e che i versi che ne accompagneranno la fuga saranno quelli dell'altrettanto nota "Ancora tu?/ Ma non dovevamo vederci più?" non è poi un peccato così grosso, in fondo. O no?  

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