Chi ha cura della casa di cristallo

Una casa di cristallo. E' la metafora più bella per evocare le caratteristiche che dovrebbe avere uno Stato sorretto da un regime democratico fondato sulla delega. Un luogo dove ogni decisione è presa, ogni processo è avviato, ogni scelta è fatta in totale trasparenza, dando la possibilità ai deleganti di esercitare il diritto di controllo sull'attuazione del mandato conferito. 

E sì che sappiamo anche che è un'utopia, almeno nella versione più pura. Ben che vada, quella casa deve avere qualche stanza buia per garantire quantomeno la sicurezza dello Stato e dei cittadini. Ma al di là di questo non si dovrebbe andare. 

È per questa ragione che dobbiamo sapere perché Matteo Renzi abbia incontrato un funzionario dei servizi segreti con uno stato di servizio non proprio immacolato nel parcheggio di un autogrill. Proprio durante un'azione sfiancante di guerriglia politica e mediatica nei confronti di un governo che gli stava andando sempre più stretto. E senza dimenticare che in quei giorni era fortissima la pressione di Italia Viva per ottenere dall'allora Presidente del consiglio la delega ai servizi segreti. 

Che si sia trattato di una trappola ordita nell'ambito di un regolamento di conti interno all'intelligence a danno del funzionario piuttosto che di uno sgambetto nei confronti dell'ex-premier poco conta. Quel che importa è che ognuno ne renda conto nelle sedi che gli competono. 

A questo proposito, i servizi segreti sono già stati dotati di un nuovo vertice, viste le ridicole spiegazioni fornite in audizione parlamentare dal precedente responsabile in carica, mentre il discusso funzionario, che pare ambisse a una promozione, credo non potrà fare altro che attendere la pensione in qualche ufficio di seconda o terza fila. La struttura burocratica ha pagato, sebbene come al solito senza fare chiarezza. 

Ora però è Renzi a doverci dei chiarimenti sul piano politico. E' Renzi che ha una responsabilità, ogni giorno che passa più grande, davanti a chi lo ha eletto e all'Italia tutta intera. E deve spiegarci cosa ci facesse lì con quel tizio, decidendo in cuor suo se dirci o meno tutta o parte della verità, assumendosene ancora una volta la responsabilità politica ed eventualmente non solo quella. 

In Italia abbiamo una tradizione secolare di poteri paralleli a quelli istituzionali, sia in contrapposizione che in rapporti non chiari con questi ultimi. Mafia, massoneria e sue logge più o meno deviate, apparati dello Stato più o meno occulti, milizie irregolari in sonno e organizzazioni terroristiche di ogni matrice. Ognuno di questi contro o co-poteri ha intrecciato più o meno apertamente rapporti col potere istituzionale, per ragioni a volte anche comprensibili nell'ottica della richiamata "sicurezza nazionale", ma mai completamente disvelate, anche a distanza di anni, in favore dell'opinione pubblica.

In confronto a questi fenomeni quella di Renzi pare quasi una ragazzata, ma è purtroppo solamente una questione di assuefazione. Non è normale che un leader politico si incontri con un discusso agente segreto, ancor di più se ciò avviene fuori dalle sedi istituzionali, fornendo spiegazioni risibili ed inconsistenti sull'accaduto (i Babbi Natale! Ma dai! Pensa davvero che gli italiani siano così stupidi?). Ancor di più non è normale che per questo denunci ignoti, sentendosi parte lesa, quando con tutta evidenza siamo noi ad esserlo, almeno sino a quando non si saprà davvero cosa sia accaduto in un luogo dove di norma gli abboccamenti sono di ben altra e pruriginosa natura.

In fondo però la colpa è anche un po' nostra. È la nostra pressione, che spesso manca, come opinione pubblica prima che come elettori che deve spingere ogni potere a giocare una partita trasparente e nel nostro - non d'altri! - interesse. 

Diversamente forniremo sempre di più alibi e terreno fertile a chiunque voglia oscurare ancora un'altra stanza della nostra casa, sino a farla divenire dello stesso colore della notte. 

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