Ricominciare, con responsabilità
Ieri, dopo quasi un anno e mezzo ho rimesso la testa sotto l'acqua. E anche se l'ultima volta era stata in un mare tropicale, ieri mattina il lago di Posta Fibreno - acqua limpida ma freddissima - era più bello e accogliente del Mar Rosso ad agosto.
La verità è che avevo bisogno di ricominciare, ripartire. Ed è come se quel tuffo in un freddo lago pedemontano abbia fatto saltare il blocco di un canale ostruito, liberando l'energia compressa da un anno di paura, ansia e isolamento.
Il messaggio che media, governo e commentatori vari stanno cercando di far passare negli ultimi giorni è di speranza. Non so quanto sia fondata, c'è chi dice che di scientifico ci sia poco, ma ne ho davvero bisogno, come credo ne abbiano un po' tutti.
Voglio e vogliamo tornare a fare una passeggiata, mangiare un gelato o una pizza in compagnia, prendere un caffè al bar o fare un aperitivo con gli amici, dedicarci ad un hobby o a uno sport.
Chi ci governa sta facendo una scommessa. Sta puntando su accelerazione della campagna vaccinale, regressione del contagio e arrivo della bella stagione. Ma ha messo anche in conto che ci sarà qualche morto in più, crudo a dirsi ma vero, prezzo da pagare alla necessità di dare una risposta alla grande e legittima domanda di normalità.
Chi fa politica fa scelte, anche difficili e dolorose, diversamente amministra consenso. Questo governo, del quale non sono un fan, soprattutto a causa delle dinamiche che lo hanno portato in vita, ci sta provando.
Ora sta a noi fare la nostra parte. Ripartire, ma con responsabilità. Osservanza delle regole, soprattutto. Ma ancora di più, non pretendere che il controllo non repressivo del loro rispetto, che non potrà mai essere quello assicurato da un regime autoritario (e per fortuna!), diventi scusa per un "liberi tutti" che ci riporterebbe inevitabilmente indietro alla condizione di qualche settimana fa.
Per tanto tempo ho avuto poca simpatia per i popoli anglo-sassoni e in generale per quelli di confessione protestante, a causa della presenza in quelle comunità di quello che mi sembrava un misto di ipocrisia e gusto per la delazione. Col tempo ho compreso che, al netto di ineliminabili storture, si tratta di un accentuato senso civico di matrice culturale, proprio di comunità che storicamente hanno dovuto fare affidamento sul generale rispetto delle regole per avere la meglio su contesti ambientali difficili.
Ne abbiamo bisogno anche noi in questo momento. Nei limiti del possibile, facciamoci portatori di buoni esempi e cerchiamo di essere il primo avamposto del controllo del rispetto delle regole.
Non per bigotto moralismo, ma per poter ricominciare a vivere.

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