Perché Michel non si è alzato
Sta facendo molto discutere il trattamento riservato da Erdogan a Von der Leyen in occasione dell'incontro tra i vertici delle Unione Europea e il governo turco, tenutosi ad Ankara ieri.
Al di là della spiacevolezza in sé dell'incidente e di quanto esso sia stato davvero voluto da Erdogan a significare il suo approccio al tema della parità di genere (sul punto a mio avviso è molto più significativo il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul), molti sono stati colpiti dall'assenza di reazioni da parte dell'altro rappresentante delle istituzioni europee, Charles Michel, reo, a detta di molti commentatori, di non aver ceduto il suo posto alla collega per rappresentare in maniera plateale la censura europea a un siffatto sgarbo.
Ora, io resto fermamente convinto che le questioni di genere siano una delle priorità da affrontare, non solo in Turchia e in generale nel mondo musulmano, dove la donna ha oggettivamente un trattamento inaccettabile, ma anche in Europa e nel mondo occidentale. Tuttavia, ritengo che il mancato gesto di Michel sia da ricercarsi anche in altro che in un mero riflesso di maschilismo istituzionale.
E infatti, domandiamoci chi siano, cosa facciano ma soprattutto cosa rappresentino i due in Europa. Von der Leyen presiede la Commissione Europea, che rappresenta il vertice esecutivo dell'Unione Europea in quanto istituzione formale, dotato di un'autonomia in primo luogo amministrativa e di budget. Michel è invece il presidente del Consiglio Europeo, che altro non è se non il consesso dei capi di stato e di governo degli stati dell'Unione.
Sul piano sostanziale, le differenze sono evidenti: Von der Leyen è la proiezione istituzionale di un'entità sovranazionale, l'Unione Europea appunto, dotata in sé di una delega politica di altissimo livello. Michel presiede invece un'assemblea, sebbene di soggetti importantissimi, e ne è il mero nuncius, in sostanza un burocrate di altissimo livello con una delega politica inesistente e a capo di un'entità che non ha in sé poteri esecutivi formali sostanziali.
L'Unione Europea si basa infatti su questi due pilastri: un'entità a cui gli stati hanno delegato dei poteri (Commissione) e un'assemblea nella quale tuttavia gli stati stessi continuano a prendere le decisioni più importanti in tema di indirizzo generale della politica europea. Questo ibrido, figlio della malcelata carenza di volontà da parte degli stati europei di cedere sovranità ad un ente sovrannazionale, è il risultato di un compromesso imposto dalla battuta di arresto della maggiore integrazione a livello unionale avvenuta in più fasi nei primi anni duemila.
C'è da aggiungere che la contesa tra maggiore integrazione e ruolo predominante dei singoli stati nazionali è stata risolta al momento a tutto vantaggio di questi ultimi, che continuano ad essere i veri protagonisti della politica europea. Tant'è che il protocollo ufficiale della stessa Unione prevede che formalmente il presidente del Consiglio Europeo abbia un rango superiore alla presidenza dell'Unione, anche se poi, nei fatti, vengono sostanzialmente equiparati.
E allora perché Michel non si è alzato? A mio avviso non perché abbia perso l'attimo per dare corso ad un gesto eclatante o per maschilismo istituzionale. O forse anche per queste ragioni, ma non solo. Sono convinto, invece, che Michel con la sua immobilità abbia voluto più o meno volontariamente sottolineare chi comandi davvero in Europa: gli stati nazionali e non la Commissione.
In sostanza Michel ha ribadito, ove ve ne fosse bisogno, chi è che porta i pantaloni in Europa. E poco importa che a capo del più importante degli stati vi sia una donna, Angela Merkel.
Che i pantaloni li indossa sempre, del resto!

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