La Superlega e il balletto delle ipocrisie

Ma davvero vi stupisce tanto questo progetto della Superlega calcistica europea? Ma davvero credete che un gioco che muove tutto questo interesse possa continuare ad essere gestito ma soprattutto impostato in questo modo? 

Non sono né favorevole né contrario alla Superlega. Anzi, forse sono contrario, ma sto ancora cercando di capire. E' bene premetterlo, per non essere tacciato di partigianeria o di leccaculismo (anche perché capirai cosa conta la mia opinione). 

Ma le cose vanno analizzate con un minimo di onestà. 

Tutti a dire: "Scandalo!" "Lo fanno per soldi!" "Il vero sport è altro!" "E' contrario ai nostri valori!" In effetti è facile essere d'accordo con queste affermazioni che rappresentano il sentire comune ma che, d'altro canto come spesso accade, non guardano alla situazione nel suo complesso.

Il comparto "calcio" produce sostanzialmente delle perdite. Ci sono alcuni che guadagnano ma sono pochi e soprattutto non sono i club di vertice. Ma queste perdite non sono figlie (solo) di cattiva gestione ma anche e soprattutto del fatto che chi più spende e rende il gioco attraente non controlla la gran parte dei suoi ricavi.

La realtà è infatti che sulla fetta più importante di questi ricavi, i diritti televisivi, le grandi società non hanno una gestione diretta. Una buona parte di questi, tramite le federazioni e i meccanismi perequativi, va alle altre società e alle attività di base oltre che ad ingrassare una nomenclatura che di sportivo ha ben poco. Il Covid, che ha azzerato i ricavi degli eventi dal vivo che sono gli unici, insieme al merchandising, sui quali le società hanno un controllo più o meno pieno, ha solo accelerato la questione. 

La sostanza, piaccia o meno, è questa: i grandi club si fanno carico di ingenti oneri che generano ricavi per tutti. Su questi ricavi debbono mangiare i piccoli club, il movimento di base e i sepolcri imbiancati che si riempiono la bocca di "sport di base", "movimento", "merito sportivo" e via dicendo (A proposito, sapete quanto guadagnano? Ma soprattutto, li conoscete come ex-sportivi affermati o meno?)

La realtà è dunque un filo più complessa dell'istintiva risposta da bar: "grazie, se paghi quegli stipendi!", perché sono proprio quegli stipendi che assicurano un ritorno anche per quelli che non li pagano. Non è azzardato dire che senza le squadre di vertice non esisterebbe nemmeno il calcio per come lo conosciamo. Basti pensare che Juve, Milan e Inter rappresentano circa il 50% dei tifosi italiani e generano ricavi per una percentuale anche superiore. Ricavi da cui tutti, dalla Fanfullese all'Atalanta, attingono. 

Tutto questo non è più sostenibile sul piano economico e finanziario ed è doveroso prenderne atto.

Detto questo, da qui a dire che la soluzione al problema sia la Superlega ce ne passa. Ma si sente tanta, troppa ipocrisia in giro. Molta più di quanto ce ne sia bisogno. Soprattutto da parte degli organi di governo sportivo, baracconi inefficienti e mangiati dalla corruzione, che vedono in questo progetto un serio ridimensionamento del loro ingiustificato potere. Forse l'unico aspetto positivo acclarato e fuori discussione di questo controverso progetto. 

 


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