Grillo, la nemesi perfetta del giustizialismo un tanto al chilo (ovvero pure Robespierre ha perso la testa)
Ha fatto molto discutere questa settimana il video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro accusato di violenza sessuale. Ebbene, diciamolo subito e in maniera chiara: quel video fa letteralmente schifo. E' infatti un condensato di quei luoghi comuni che ancora oggi rendono difficoltoso il percorso di denuncia delle donne vittime di violenza.
Su questo tema si potrebbero dire e scrivere milioni di parole, ma in gran parte sono già state dette e scritte e anche per questo il video fa più male: andare avanti è infatti ancora più difficile quando a rilanciare i vecchi e maleodoranti stereotipi maschilisti è il leader della forza politica di maggioranza relativa del nostro paese.
Ma è forse proprio questo che deve far più riflettere, perché questo leader e questa maggioranza, non solo politica ma anche culturale, del paese reale sono lo specchio di un sentimento tutto italiano, pronto ad indignarsi immediatamente per la malefatta altrui ma altrettanto veloce ad autoassolversi da ogni violazione, accertata o presunta che sia, con gli stessi esecrati mezzi. Un esempio fulgido e attualissimo i furbetti del vaccino, con i nostri anziani che muoiono ancora come mosche in inverno.
Vero è che il video di Grillo è anche la sacrosanta reazione ad un'altra delle piaghe del nostro sistema e dei nostri tempi - la giustizia sommaria amministrata dai processi mediatici - ma è altrettanto incontestabile come lui stesso sia stato il portabandiera di questa pratica sconsiderata per promuovere la presa del potere del suo movimento, salvo doversi confrontare subito dopo con le inevitabili contraddizioni che questo comporta, in un crescendo di imbarazzi di ogni tipo sino al culmine di un familiare accusato di uno dei reati più vergognosi, processato sommariamente dallo stesso meccanismo da lui messo in piedi. Dalle mie parti si dice "attento a non sputare in aria, perché ti ricade (lo sputo) in faccia" e credo che ci sia poco da aggiungere.
In definitiva, a ben vedere, niente di nuovo sotto il sole: un altro Robespierre che perde la testa. Che però lascia dietro di sé una serie di questioni irrisolte dopo altri dieci anni persi a gridare "vaffanculo!" e "onestà! onestà! onestà!".
P.S. Buona festa della Liberazione!

Commenti
Posta un commento