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Visualizzazione dei post da novembre, 2024

Come valutare il G7 ad Anagni

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Chi mi conosce lo sa (ma anche chi non mi conosce se ha letto qualche vecchio post): non ho votato per Daniele Natalia alle ultime elezioni comunali - e neanche alle penultime e più in generale mai in passato - né nutro una particolare "passione" per la sua giunta.  E però devo riconoscergli, al di là dell'astuzia politica e della malizia amministrativa, che l'opportunità fornita dalla riunione dei ministri degli esteri del G7 ad Anagni l'ha gestita bene, almeno sinora.   Oltre alla ribalta internazionale, la nostra città ha guadagnato una lenzuolata di opere di manutenzione e ammodernamento davvero significative e, in qualche caso, forse eccessive. E' vero, però, che l'occasione è importante e dunque anche qualche intervento sopra le righe, ma necessario a far fare bella figura ad Anagni, è il benvenuto.  Non so con quali fondi siano stati finanziate queste attività, ma non credo che si tratti di risorse attinte a fonti straordinarie, visto il ridotto las...

Senti chi parla

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Nei primi anni della globalizzazione odierna - parliamo della fine dei '90, inizi 2000 - era molto in voga una corrente di pensiero che si preoccupava della crescente influenza "politica" delle multinazionali, soprattutto in combinato con l'allora esponenziale crescita di interesse per la c.d. economia digitale, che proprio a quei tempi fu protagonista di un'enorme bolla speculativa (qualcuno si ricorda dei valori dei titoli Tiscali? ma questa è un'altra storia...).  Al tempo politologi, sociologi, economisti, filosofi e chi più ne ha più ne metta erano a metà divisi tra quelli che sostenevano che i benefici della nuova era globalizzata fossero tali da potersi permettere anche un travasamento di poteri verso chi questa globalizzazione la rendeva disponibile e viva - nei fatti le corporations - e quelli che evidenziavano i pericoli del citato slittamento.  La realtà è che nessuna multinazionale, per quanto potente, ramificata, capitalizzata ed influente fosse, ...

Che ne sarà di noi

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L'elezione a Presidente degli USA di Donald Trump ha immediatamente messo in moto una ridda di previsioni su quello che farà o non farà il magnate tornato sulla tolda di comando della più potente nazione del mondo, nonché nostra protettrice e garante (è bene non dimenticarlo).  I primi giorni dopo le elezioni, sebbene non sia ancora il Presidente in carica, hanno già lasciato intravedere che Trump terrà fede ad alcune delle promesse fatte in campagna elettorale, prima tra tutte - per noi europei soprattutto - la risoluzione della crisi ucraina. Che non so se per noi è davvero una buona notizia. Si è, infatti, messo subito in contatto con entrambe le parti - supportato, a quanto pare, dall'inquietante presenza di Musk, per mettere in moto il processo che porterà formalmente alla chiusura delle ostilità ma nella sostanza, almeno stando a quanto trapela dall'entourage del neoeletto sui dettagli del piano di pace, ad accogliere le richieste di Putin in merito alla riaffermata s...