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Visualizzazione dei post da ottobre, 2023

Il vero vincitore

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Sono ormai tre settimane che imperversa la guerra di Gaza - perché di guerra a tutti gli effetti si tratta - e ancora non se ne intravede la fine. Anzi, contrariamente a quanto accaduto nelle precedenti dispute arabo-israeliane - risolte nel volgere di poche settimane se non giorni - questa volta la battaglia si preannuncia lunga, sanguinosa e dall'esito assolutamente incerto.  Nonostante ciò, si può dire sin d'ora che un vincitore c'è comunque, a prescindere da quello che sarà l'esito effettivo dello scontro, e questo vincitore non è né israeliano né arabo-sunnita. E', infatti, persiano e sciita e non è un grande amico di nessuno dei due contendenti: l'Iran.  Per comprenderlo occorre riavvolgere il nastro a prima dell'inizio delle ostilità. Israele, infatti, che già vantava da anni buoni rapporti con alcuni dei suoi vicini arabi - Egitto e Giordania - stava riuscendo nell'intento di allacciare relazioni diplomatiche con il più importante degli stati del...

Consigli per la serata

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Era una sera di febbraio del 2000.  Complice la mitezza degli inverni romani e del calore dei funghi riscaldanti, stavo bevendo una birra seduto ai tavolini all'aperto di un pub a Campo de' Fiori che non so se c'è ancora, ma che al tempo occupava l'angolo adiacente a via dei Cappellari.  Ricordo che mi domandavo, tra lo stupito e l'interdetto, che diamine ci facessero due tizi in gonnellino e con in testa uno stranissimo baschetto adornato da pon-pon seduti poco lontano da me.  Non sapevo, ma l'avrei scoperto di lì a poco grazie al mio inglese reso magicamente fluido da un paio di pinte, che il giorno dopo ci sarebbe stato l'esordio dell'Italia contro la Scozia nel torneo di rugby più antico del mondo, che proprio quell'anno in virtù dell'ingresso della nostra nazionale aveva cambiato il suo nome da Cinque a Sei Nazioni. Da quella sera nacque dapprima la curiosità e poi col tempo la passione per uno sport tanto singolare quanto affascinante, anch...

Prepariamoci al peggio

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Per anni ho sostenuto con fede cieca la battaglia palestinese: troppo facile e troppo ovvio chi avesse ragione agli occhi di un ragazzo imbevuto di ideologia e purezza. Erano gli anni della prima e poi, soprattutto, della seconda Intifada, quando agli ardori adolescenziali avevo sostituito l'intellettualismo dello studente universitario.   Ma proprio alla fine di quel periodo iniziai a studiare con attenzione la genesi di Israele e le guerre che ne seguirono e a comprendere, non solo con riferimento a quella disputa ma anche in termini generali, che se c'è una guerra che dura decenni difficilmente c'è solo un colpevole.  Ad oggi oscillo tra opposte posizioni.  Da un lato non c'è dubbio che gli arabi abbiano da recriminare sulla loro situazione e ritengo le loro aspirazioni all'indipendenza e alla sovranità giuste e legittime. Anche se, al loro posto, farei qualche riflessione in più sulle leadership che hanno espresso nel corso degli anni e se queste abbiano davvero...