Liberi tutti
Per cultura e convinzioni politiche sono da sempre combattuto nella definizione del confine tra libertà del singolo e necessità della collettività. Si badi bene ai termini: "necessità" - che è la dimensione che riconosco all'eventuale predominio della collettività - ha già in sé uno spazio molto più limitato di quello che assegno al campo d'azione dell'arbitrio individuale che, a mio modesto avviso, viene prima di qualsiasi fumoso concetto relativo a presunte entità collettive o, ancor peggio, sovrannaturali. Per questa ragione, non senza i passaggi dolorosi tipici dei risvegli dalle ubriacature ideologiche di gioventù - che possono provocare postumi anche peggiori di quelle da vino - nel corso della vita ho compreso che le scelte fatte da ognuno, di norma - e sottolineo di norma - sono "migliori" di quelle di qualche burocrate o, ancora peggio, di qualche prelato, più o meno alto. Migliori non negli esiti - è quasi scontato ma necessario ricordare che ...