A proposito di farisei
La morte è un avvenimento che richiederebbe sempre - in ogni circostanza - rispettoso silenzio. L'ho sentito invocare per gli impresentabili Riina e Provenzano, i quali credo e spero, nel caso esista, staranno bruciando all'inferno, e da moltitudini di sepolcri imbiancati (sì, proprio quelli) alla scomparsa di Silvio Berlusconi. Non farò il panegirico di Oliviero Toscani. Antipatico da morire, ai miei occhi ha sempre rappresentato umanamente la figura dello snobismo elitario, nonostante gli sconfinati meriti artistici. Che il mondo, poi, si divida tra quanti amano la rassicurante stabilità del focolare e dell'immutabilità eterna e quelli che guardano oltre e rompono muri (e non solo quelli) per portare l'esperienza umana ad un livello nuovo e mai esplorato, è arcinoto. E dunque non mi sorprende che da taluni ambienti - i soliti, gretti, bigotti e rancorosi - si levino oggi affermazioni di malcelato compiacimento per la scomparsa di un grande innovatore, che proprio pe...